Sabato 20 Luglio 2024 - Anno XXII

Rodi, l’isola della Rosa

Rodi Foto di Sebastian Kopiec da Pixabay

Divenuto signore della Terra, Zeus spartì il suo regno con tutti gli dei dell’Olimpo, ma si dimenticò dell’assente Helios, il Sole. Tornato, se ne lagnò a tal punto che Zeus promise di donargli la prima terra che spuntava dal mare. Gli diede Rodi.

Una raffigurazione del mitico Colosso
Una raffigurazione del mitico Colosso

Rodi è bellissima, medioevale e ventosa, massiccia e ciarliera. Un’isola di natura indipendente e marinara, patria di assediati orgogliosi in cui vale la pena approdare anche oggi.

Le terre, nei miti, possono spuntare come funghi ed ecco che emerge Rodi, sgargiante e fiorita, che in greco è il nome della rosa. Il Sole sposò la ninfa Rodo e i due divennero i felici nonni di Kamiros, Ialyssos e Lindos, costruttori delle più grandi città dell’isola. Esperti mercanti e marinai, i ricchi isolani nel 408 a.C. fondarono la città di Rodi, che, dopo la spartizione dell’impero fondato da Alessandro Magno, divenne amica dell’Egitto. La cosa infastidì il re di Siria, che inviò il figlio Demetrio per porla sotto assedio.

Il suo soprannome era Poliorcete, l’Assediatore. Dopo un anno, l’Assediatore se ne andò senza risultati, lasciando i suoi avveniristici macchinari. I rodensi, gente pratica, vendettero le ultramoderne attrezzature belliche e con il ricavato decisero di costruire qualcosa di grandioso per celebrare la vittoria: nacque il colosso di Rodi, enorme scultura del dio Helios alta oltre trenta metri, messa a guardia del porto. Una specie di statua della libertà ante litteram, sia per dimensioni che per significato. Si dice fosse posizionata all’ingresso del porto e che le navi ci passassero sotto, l’equipaggio ammirato di fronte a tale meraviglia; in realtà era posta sulla terra e comunque crollò causa terremoto nel 226 a.C., sessantasei anni dopo l’inaugurazione. I pezzi caduti, per timore di una maledizione, rimasero sul posto fino al 653 d.C., quando furono venduti a un mercante che li caricò su novecento cammelli.

Uomini in fuga

Particolare delle colonne
Particolare delle colonne

L’isola vide passare arabi, bizantini, veneziani e genovesi, i quali, siccome erano mercanti, la vendettero infine ai Cavalieri dell’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme, una confraternita di guerrieri-monaci-dottori, ospedalieri per gli amici. Essi costruirono mura possenti intorno alla loro città, e lì prosperarono per due secoli. Avevano un austero capo, il Gran Maestro, che fungeva da generale-abate. Un giorno arriva l’esercito del sultano Suleyman. Solimano: uomo illuminato, amante dell’arte e del bello e favolosamente ricco, padrone di un impero e abile guerriero, che avrà dalla storia il soprannome di Magnifico. I Cavalieri della Rosa non si fanno impressionare: resistono dentro le loro mura fino all’estremo. Infine, dopo aver preso accordi per garantire la salvezza della popolazione, consegnano la città. È il 1522 e i Cavalieri partono per Malta. Lì divengono i Cavalieri di Malta. Rodi invece resta turca fino al 1912, quando gli italiani fanno dell’isola una perla del loro impero coloniale, la cui fine è nota. Nel 1948 l’isola torna a essere ciò che era sempre stata: greca. I Cavalieri, di Rodi prima e di Malta in seguito, oggi hanno sede a Roma.

Ospedale con vasetti

Il cortile del palazzo del Gran Maestro dei Cavalieri
Il cortile del palazzo del Gran Maestro dei Cavalieri

Entrare in silenzio nelle mura medioevali di Rodi di notte e spiarla alla penombra delle torce che sinistramente la illuminano, è un’esperienza scontata solo per le anime banali. Ma per guardarla bene bisogna tornare di mattina. Il palazzo del Gran Maestro, così come altri monumenti a Rodi vecchia, fu restaurato con gusto cupo dagli architetti italiani del ventennio. In mezzo ai pavimenti vi sono mosaici asportati chirurgicamente dalle ville greche di Kos e da quelle romane e bizantine di Rodi e incastonati in un contorno stile “telefoni bianchi”. L’Ospedale dei Cavalieri ha un cortile di pietra di un tipo che, colpita dal sole, assume un colorito caldo, piacevolissimo. Romanico fuori, con muri e archi ancorati a terra e gotico dentro, nell’ampia aula dalle colonne alte, che accoglieva i feriti. I quali dovettero avere qualche complicazione, visto che oggi le pareti sono fitte di pietre tombali. Sotto il fresco portico del primo piano, buio in contrasto con il pieno sole del cortile, sale pullulanti di vasi, vasetti e vasoni greci, tutti originali e antichi, a figure rosse e nere, con rappresentazioni mitologiche di fattura sorprendente. Sì, però alla quarta sala di ceramiche, anche l’archeologo più fanatico inizia a dare segni di scompenso culturale. Urge riallestimento.

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Moschee cadenti e fondi di caffè

Moschea di Solimano il Magnifico
Moschea di Solimano il Magnifico

I monumenti turchi i rodensi li lasciano, a parte sporadiche eccezioni, cadere a pezzi. Si tratta di una rappresaglia, poiché la dominazione ottomana non piacque per niente agli autoctoni. Nel centro medioevale della città ogni microbo venuto dalla cultura occidentale è in fase di restauro, oppure i pietosi puntelli sono fasciati dalla bandiera blu stellata della comunità europea. Le moschee non godono sempre della stessa fortuna, perché i greci vogliono dimenticare. Una cosa passata, il dominio turco, un ricordo che deve diventare polvere. Eppure qualcosa di arabo è rimasto nell’aria, vago come il retrogusto di una spezia. Fuori dalle rotte turistiche, tolte le vie dei negozi di spugne e pellame, si respira un sano declino. In una delle strade principali, al 76 di via Sokratous, con tre euro un apprendista filosofo può studiare lo scorrere del tempo, al “kapheneio Laikes Teknes”. Si tratta di un baretto mezzo turco mezzo greco, una stanza altissima con una porta di legno e finestre colorate. C’è roba appesa e appoggiata ovunque in un salutare disordine: è una gingilleria dove si beve un caffè lento e un signore anziano con un grembiule blu lo prepara con calma, lo porta al tavolo senza fretta e poi bisogna aspettare che la polvere di caffè si depositi sul fondo, prima di centellinare la bevanda. Si può giocare a backgammon, a dadi o a carte per tutto il pomeriggio, senza ulteriori consumazioni. Ricostruita la pace interiore, si esce nel caos anglo-turistico a distruggerla. Girare con i sandali a Rodi (o peggio con ciabatte infradito) è come camminare su un pavé di uova di ghisa rovente. A chi è venuta la bella idea di fare le strade così? Quasi tutti soggiornano nei grandi alberghi che inanellano con dubbio gusto i promontori e le coste orientali dell’isola, essendo per loro fortuna quelle occidentali troppo rocciose e impervie. In ogni caso, trovare alberghini nella città vecchia non è difficile, così come piccoli ristoranti, all’esterno dei quali i camerieri si litigano i clienti.

La Dea Calliope

L'acropoli di Lindos
L’acropoli di Lindos
CAPTAINS HOUSE CAFE
Captain’s House

Ieratica, Calliope serve ai tavoli del villaggio turistico. Vive ad Anghelos, paesino vicino a Rodi, ha trentaquattro anni e due figli, uno dei quali maggiorenne. Calliope è la reincarnazione non della Musa dell’epica di cui porta il nome, ma della dea Era, così come veniva raffigurata nelle sculture arcaiche. E poi dicono che gli eroi e gli dei sono estinti. Non è vero: chi scolpiva le statue della sposa di Zeus vedeva donne uguali a Calliope, la cui voce è così profonda che sembra provenire dal centro della terra, oppure dall’alto dei cieli. Ampliando la riflessione si potrebbe dire, se non suonasse una sonora stupidaggine, che siamo in un’isola indecisa tra il cielo e la terra. Da una parte ci sono le pietre squadrate degli edifici dei cavalieri in armatura, una sull’altra a formare le mura, dall’altra le architravi volatili degli antichi in tunica.
Comunque la si immagina, questa era gente capace di tenere testa sia al Poliorcete che a Solimano il Magnifico. Mai compatire né sottovalutare un popolo antico: servire ai tavoli è sempre stato un hobby degli dei. La spiaggia chiamata “mati”, l’occhio, è un buco di mare azzurro. Gli edifici bianchi di pietra sono ritagliati nel blu del cielo. Anche il portafortuna dell’isola si chiama mati ed è un occhio di vetro azzurro con l’iride bianca, il contrario della realtà, come la buona sorte è spesse volte il contrario della normalità. Le poche strette viuzze di case candide si attorcigliano in salita lungo la collina, percorse da migliaia di creature sudaticce e moleste che ruminano e si spostano con la grazia di un bue. Ogni millimetro viene sfruttato per vendere qualcosa e sgomitando si approda al baretto Captain’s House, la casa del capitano, locale ricavato in un edificio medioevale, con il soffitto a cassettoni dipinti e un giardinetto che accompagna a un portale scolpito all’uncinetto. La spremuta costa un “mati” della testa, ma ne vale la pena, per buggerare l’omologazione che avanza in un paesino sfruttato fino all’osso e in certe viuzze anche di più.

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Rumore antico

Lindos, la Baia di S. Paolo
Lindos, la Baia di S. Paolo

Templi greci dentro una fortezza medioevale: questa è l’acropoli cui siamo giunti dopo la via crucis dei negozietti e la salita su stradina liscia come il vetro. Si arriva con le infradito incandescenti, scivolando tra una tovaglia ricamata e un centrino: le venditrici sono ovunque, ma fanno tenerezza, perché le più sono anziane e molte mercanzie denunciano la propria origine artigianale. E tu immagini la vecchietta nella sua casa bianca che ricama rami d’ulivo e gorgoni. Si va a piedi per non prendere l’asino che fa pena quasi quanto il maturo proprietario ed entrambi chissà da quanti decenni si mantengono sopportando in senso proprio e figurato il peso dei molti visitatori. In cima si sente il rumore di colpetti rapidi nella pietra: sono gli scalpellini che restaurano – e a volte rifanno – gli edifici sacri degli antichi greci. Un suono che arriva da due millenni e mezzo fa, nascosto dentro fitte impalcature. Mati, l’occhio. Quella sì che è una spiaggia, una baia che è un lavacro di purificazione, tanto è bella. Altri lidi rinomati lasciano un po’ perplessi. Kallithea sono le terme dove il bel mondo di “Rodi Colonia d’Italia” andava a divertirsi e a ricrearsi all’inizio del Novecento. Lasciate andare in rovina e ora in fase di ripristino, sono in stile moresco sui colori del bianco e del blu, con la bella fontana ancora implasticata dopo il recente restauro. Tubi e fili un po’ ovunque, ulivi appena ripiantati e la microbica spiaggetta nell’insenatura, che ai primi del secolo non aveva la vista sugli alberghi, affollata di anime al sole. Immaginare le terme come dovevano essere è un bel immaginare, sia perché non dovevano essere niente male, sia per lo sforzo richiesto dalle condizioni attuali. Stessa impressione di folla arrostita la fa la baia di Anthony Quinn, della quale, tra i corpi stesi al sole e i localini, si immagina la bellezza.

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Nella Baia di Anthony Quinn

Rodi, l'isola della Rosa

Tsambika beach, anch’essa celebrata per la posizione e la sabbia fine, è un po’ troppo educata al turismo per mantenere la poesia. E Lardos deve essere un toponimo ispirato alla forma fisica dei suoi frequentatori estivi. Meglio la grande baia di Afandou, frequentata da pochi. Meglio le baiette deserte ai piedi delle rovine dei molti castelli medioevali e bizantini in abbandono, costruiti su alture presso il mare a guardia della costa sempre battuta da nuovi conquistatori. Finora si è vista l’alba. Per vedere il tramonto serve andare dall’altra parte dell’isola e c’è una sola parola da dire: Monolithos. Il blocco di pietra in questione è un castello medioevale costruito sopra una grande roccia solitaria, da cui guardare il tramonto e – per dire un’altra sonora stupidaggine, vedere, nell’isola dedicata al più nobile dei fiori, cielo e terra finalmente uniti.

Visitare la Grecia a bordo di una nave

Rodi, l'isola della Rosa

Nel corso degli anni, le crociere sono diventate il top della vacanza, la forma più comoda e piacevole di viaggiare. Cosa c’è di meglio quindi di visitare la Grecia a bordo di una nave ed essere coccolati tutto il giorno?

LogiTravel, agenzia di viaggi online ma soprattutto agenzia leader del mercato delle crociere, propone alcune crociere da non perdere sotto il periodo di Pasqua e inoltre, sino al 15 febbraio sarà possibile prenotare la propria crociera approfittando di sconti fino al 10% (prenotando con più di 45 giorni di anticipo sulla partenza), i mesi di luglio e agosto inclusi.

In più, sarà possibile approfittare di un ulteriore sconto, fino al 55% delle compagnie di navigazione sui prezzi di listino grazie alle tariffe “Prenota Subito” e “Premia Prima”.

Culla di una delle civiltà più importanti della storia, la Grecia vanta rovine e siti archeologici tra i più sorprendenti del mondo. E dove finisce la storia, ha inizio la mitologia: in Grecia ogni luogo ha una propria origine da raccontare, una propria mitica nascita avvenuta per il volere capriccioso o per il desiderio testardo di qualcuna di quelle divinità che da sempre abitano le cime greche.

 

Crociere Pasquali: www.logitravel.it/crociere/mediterraneo-orientale-2408666.html

 

Crociera Isole Greche. Partenza da Bari o Venezia (durata di 8 giorni), passando per Katakolon/Olimpia, Santorini, Rodi e toccando poi le coste croate di Dubrovnik. A partire da 620 euro.

 

Crociera Grecia, Turchia e Croazia. Partenza da Bari o Venezia (durata di 8 giorni), passando per Katakolon/Olimpia, Smirne, Istanbul e toccando poi le coste croate di Dubrovnik. A partire da 670 euro.

 

Crociera Isole Greche. Partenza Venezia (durata di 11 giorni), passando per Splatato, Corfù, Atene, Mykonos, Santorini, Creta e terminando con Katakolon/Olimpia. A partire da 420 euro.

 

Chi è LogiTravel? E’ un agenzia di viaggi online che offre una vasta selezione di prodotti turistici e i migliori prezzi di voli, hotel, crociere e pacchetti vacanze. Nata nel 2004, LogiTravel si differenzia per specializzarsi in linee di negozio, con lo scopo di offrire un valore aggiunto al cliente. Attualmente LogiTravel è presente in Italia, Spagna, Portogallo, Germania, Brasile e Francia.

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