Mercoledì 24 Aprile 2024 - Anno XXII

Blu di Pastel, colore di Francia

blu pastel

È un angolo di Francia particolare, quello dove un tempo si produceva un famoso blu: il blu di pastel. È detto il paese della “cocagne”, italianizzata in “cuccagna”: un triangolo di terra compresa tra Albi, Tolosa e Carcassonne

blu pastel Castello di Magri
Castello di Magri

I campi di colza gialli sono simili a pagine di un libro squinternato che il vento ha gettato qua e là sulle linee arrotondate di quest’angolo di Midi francese. Rettangoli che disegnano il paesaggio come un patchwork. La strada, stretta e tortuosa, che si perde tra campi e improvvisi boschi, cuce i vari brandelli di un mondo rurale che segue ritmi lenti. Tolosa ormai è alle spalle, una quarantina di chilometri più a ovest. Ed ecco il secentesco castello di Magrin che si leva seminascosto tra centenari alberi su una panciuta collina. Ebbene il blu di pastelnon si trova puro in natura. È l’unico colore che l’uomo fin dall’antichità ha faticato a produrre e per il quale si richiede una elaborata serie di reazioni chimiche. Per questo motivo è sempre stato considerato misterioso, perfino, magico.

La pianta del gauco
La pianta del gauco

Nel rinascimento il blu si ricavava dal “pastel”, una pianta simile alla colza, il cui nome scientifico è “istatis tinctoria”. Il procedimento consisteva nel pressarne le foglie, ridurle in poltiglia e formare delle palle della grandezza di un pugno, chiamate “coque o cocagne” (dispregiativo di coque). La cocagne veniva poi messa a essiccare per due settimane, dopodiché poteva essere commercializzata come pigmento che dava il colore blu. Ecco perché noi qui siamo nel leggendario “paese della cuccagna”.

Qui il pastel si coltivava, si lavorava, si vendeva e la gente si arricchiva. Punto di partenza di un itinerario nel paese della cuccagna è il castello di Magrin, il cui proprietario, Patrice George Ruffino, storico e giornalista, che da anni sta seguendo la storia di questo prezioso blu che era stato dimenticato. Nel suo castello ha allestito un museo del pastel vestendo i panni, oltre che del ricercatore, anche di promotore delle iniziative di rivalutazione di questo antico colore.

Palazzi e torri in città, grazie al pastel
Tolosa dalle linee verticali
Tolosa dalle linee verticali

Ma è nelle città che il pastel contribuì a cambiare il profilo urbanistico. I signori del blu fecero a gara per costruirsi sontuosi palazzi con svettanti torri, segno di potere e di abbondanza. La silhouette di Tolosa è un susseguirsi di linee verticali che si fronteggiano, quasi sfacciati campanili laici che sfidano quelli delle chiese. In città, cercare i palazzi dei signori del pastel è un flash back sulla benestante Tolosa rinascimentale. Tutto il XVI secolo è legato a doppio filo al commercio del pastel.

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Gli Assezat nel 1557, in rue de Metz, eressero un’armoniosa dimora, combinazione di mattoni rossi e pietra bianca, dove si sintetizzano arditamente gli stili classici con le nuove ispirazioni rinascimentali. Non da meno furono i Bernuy, che in rue Gambetta si cimentarono nella costruzione di un palazzo con due cortili; una loggia di stile italiano che si impone come innovazione rispetto alle più pesanti linee medievali predominanti a quel tempo in città. Ad Albi, città rossa che si riflette sulle acque verde smeraldo del Tarn, il blu ha le forme leggere di palazzo Reynes, con un patio interno sul quale si stringono due gallerie sovrapposte.

Cocagne e Castelli, binomio inscindibile
Montgeard  campi di colza
Montgeard campi di colza

Il blu nel XVI secolo divenne il colore preferito di re e regine. I francesi lo citano nella lingua di tutti i giorni: un sentimentale è “fleur bleue”, chi si adira è colto da “coulères bleues”, una storia inverosimile è “un conte bleue” e per fare sforzi vani si fanno “coups bleus”. Se non c’è nulla da capire si dice: “n’y voir que du bleu”. Forse sono retaggi semantici che risalgono al periodo della cuccagna. Ma dell’epoca felice del blu non rimangono solo idiomatici modi di dire. Le tracce della fiorente economia del tempo sono ben radicate nel territorio. Attorno al castello di Magrin, tra le pieghe delle colline, appaiono sonnolenti borghi rurali, quasi segnalibri della leggenda della cuccagna, che si possono visitare seguendo le “Circuit du pastel”.

Si passa così per Mazers, antica fortezza o bastide, uno dei maggiori centri produttivi del tempo, che sfornava ventimila chilogrammi di “cocagne” annue. Si toccano poi i nuclei di Villefranche-de-Lauragais, Saint-Julia e Gaillac, dove la vigna si mescolava al pastel. Come Magrin, altri castelli sbocciarono e fiorirono grazie al commercio della preziosa pianta: Montgeard legò il suo destino alla potente famiglia Durand, mentre Fajac de la Relenque, è un austero maniero che appartenne all’omonima casata.

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Midi francese: una ricchezza per oltre cento anni
blu di pastel
Le foglie di “istatis tinctoria”

Nell’epoca d’oro (o blu) si coltivavano sessantamila ettari di campagna. Il pastel, sotto forma di palla di cocagne, si esportava in tutta Europa: Londra, Anversa, Olanda, Germania, Italia (da noi veniva chiamato pastello o guado). L’attività risultò talmente redditizia che i produttori e i commercianti del Midi francese accumularono enormi ricchezze e alcune famiglie si arricchirono a dismisura. Fu un successo che durò poco più di un centinaio d’anni: dall’inizio del Quattrocento al 1561, anno da dimenticare, in cui si registrarono un pessimo raccolto di istatis tinctoria e il crac di borsa delle principali piazze del nord Europa.

Ma in quel periodo il blu di pastel stava già declinando, o meglio sbiadendo, dopo l’immissione sul mercato di un altro pigmento blu, più brillante, ricavato da una pianta, l’ “indigofera”, che arrivava dall’America e i cui prezzi erano decisamente più contenuti. Quest’ultima, anche se combattuta come “colore del diavolo” dalle autorità francesi e bandita dal Paese, riuscì lo stesso, progressivamente, a soppiantare il pastel. E fu la fine della cuccagna.

Nuove prospettive economiche, grazie al blu di pastel
Il Bleu de Lectoure

Altrove, la magia si è trasformata in business in grande stile: a Lectoure, nel Gers, terra d’Armagnac e di “foie gras”, delizia del palato, Henri Lambert ha fondato la Confrérie des Maistres Pastelliers. Con la moglie Denise ha aperto un atelier di tintura che lavora materiali diversi utilizzando solo il pastel. L’edificio, immerso in una verdeggiante campagna, è circondato di scampoli prativi in cui domina lo smagliante giallo dell’istatis tinctoria. Marito e moglie sembrano artigiani rinascimentali alle prese con formule alchemiche. La loro pietra filosofale è di colore blu di pastel.

Nel laboratorio si tingono seta, cotone, ceramica, cuoio, pellicce. E si ricavano inchiostri, oli per cosmetici, vernici, pastelli e colori per belle arti. Tutti blu. Alcune note firme dell’alta moda sono sbarcate a Lectour per far tingere i loro capi. Il ciclo di lavorazione ricalca quello rinascimentale: le foglie dell’istatis tinctoria vengono fatte macerare, poi bollite in acqua con ammoniaca e quindi usate come colorante. “È un lavoro che mi affascina”, confessa soddisfatto Henri Lambert. “È come mettere le mani su una formula che non si applicava da tempo, farla rivivere, ridarle potere. Ora, però, riproposto l’artifizio, tocca a noi rimboccarci le mani per fare del paese della cuccagna non solo una leggenda ma una concreta realtà produttiva”.

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Moda e dolcetti, all’insegna del blu
Blu di pastel Abiti, tende e lenzuola si tingono di blu
Abiti, tende e lenzuola si tingono di blu

Ma a cercare bene si scopre anche che il blu di pastel non appartiene solo al passato. La redenzione della “istatis tinctoria” passa attraverso l’attuale riscoperta dei prodotti artigianali antichi, meglio se privi di interventi chimici. E tra i pigmenti naturali è tornato il pastel. Da qualche anno si assiste a una progressiva rinascita dell’antico blu di pastel. Ad Albi, Claire Delahaye, modista con la passione dell’arte, ha aperto un atelier che si chiama l’Artisan Pastellier. In rue Puech Bérenguier, nel cuore della città vecchia, tra mura medievali fin troppo opprimenti, espone una vetrina di abiti e tessuti colorati con il pastel, quasi una nota di leggerezza urbana dovuta al blu.

“Amo questo colore perché ha sfumature irripetibili; da quando l’ho scoperto non riesco più a pensare a un blu diverso”, spiega Delahaye. Anche a Lavaur, Claude Somaggio, una specie di D’Artagnan con origini italiane, pasticciere dalla parlata facile, è caduto preda della magia del blu di pastel illudendosi di poterlo mangiare: da qualche anno produce infatti minuscole e gustose palline di cioccolato, delle piccole cocagne ripiene di blu, ovviamente.

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