Martedì 28 Giugno 2022 - Anno XX
Padula La Certosa

Padula La Certosa

Una Certosa a due passi dal Cielo

Dopo le scorribande fra le gustosissime nocciole e i templi di Paestum, ecco la “meraviglia” del Cilento: la splendida Certosa di Padula, condotta dai monaci Certosini, attenti ai problemi del ‘bere’ e del ‘mangiare’

Certosa di San Lorenzo a Padula
Certosa di San Lorenzo a Padula

Riassunto delle puntate precedenti

15/18 novembre: A Sieti, borgo – ma Capitale della Nocciola – di Giffoni Sei Casali (località meno nota ma bucolicamente e storicamente più valida della confinante Giffoni Valle Piana, quella del Cinema). E dal Cilento interiore sono quotidianamente trasferito sulla costa, nella splendida Paestum, alla concelebrazione delle Borse del Turismo della Nocciola e del Turismo Archeologico con stopover per ammirare confortevoli residences – un tempo masserie, e da noi nel nord cascine – per lattifere bufale di cui alla canonica mozzarella doc (mica quella televisiva della Lola). E lì, intervistando, scoprirò che il latte di bufala è assai più grasso dell’omologo di vacca (prendano nota le ignoranti signore che ricorrono a ‘sto cacio per le loro diete).

Struffoli, tipico dolce napoletano
Struffoli, tipico dolce napoletano

E Geppino è pure paròn di un Agriturismo, il “Fasani”, tra ulivi, castagni e frutti nell’avito podere a due passi da Laurito.
Dopodiché a questa azienda turistica faccio pure l’”areclàm” non perché aduso a redigere interessate marchette, bensì per la semplice motivazione che il mio amico ha dato vita a una intrigante vicenda turistico-culturale coinvolgente il palato.
Sto parlando della Accademia della Cucina Cilentana, con lezioni pratiche che Geppino organizza ai “Fasani” solo perché (recita un comunicato) “la cucina cilentana non è assolutamente presente nei menu dei ristoranti ed è difficile trovare ricettari delle specialità locali”.
Ma non avendo tempo (devo correre alla Certosa di Padula) parto senza sapere come si ammanniscono i Migliatieddi (interiora di capretto alla brace), il Soffritto di maiale, le Lagane con ceci e fagioli e per dessert il Calzoncello di Castagne e gli Struffoli.

Turismo “minore”. Ma scherziamo?

È davvero bellissima, la Certosa di San Lorenzo a Padula (1306, monastero voluto da Tommaso Sanseverino, conte di Marsico nonché nipote di san Tommaso d’Aquino). Ed è pure turisticamente importante, talché (chissà se per scusare, di non averla ammirata prima, un cronista travel consultant come me che però alla fin fine un po’ di mondo l’ha girato) mi chiedo se nel panorama culturale del Belpaese questo eccellente monumento non è (stato) colpevolmente dimenticato.

Ma così pensando rieccomi a condannare (ma è dura lanciare anatemi contro chi, secondo me non esiste o in caso contrario nulla o poco conta) i nostrani corifei del turismo (ministero, Enit e compagnia cantando).
Il reato? Continuare – quelle rare volte che fanno la rèclame dell’incoming italiano – a menarla con Roma, Firenze & Venezia (ormai già ben note pure nell’Outback australiano) invece di informare che ci sono anche altri posti belli assai (tipo, appunto, la Certosa di Padula, località che oltretutto potrebbe pure attirare qualche yankee newyorchese avendo dato i natali – si dice ancora così? – a Joe Petrosino). Ma tiremm innanz.

Cibi dei Certosini e “fioretti” stagionali

Padula Il locale cucina dei certosini
Il locale cucina dei certosini

Cosa che faccio con piacere aggirandomi tra chiostri, chiese e giardini ben al corrente che non si vive solo di caciocavallo podolico. Scopro però con piacere (contestualmente autoassolvendomi dal periodico peccato di ubriachezza) che anche coloro addetti alla salvazione dell’anima loro e di quelle altrui, non disdegnavano le terrene cose.
Sarà per il ricordo dell’Accademia Gastronomica Cilentana di Geppino, resta il fatto che uno dei posti che più mi ha intrigato durante la visita è stata la cucina dei certosini, laddove ho pure appreso alcune notiziole se non eccelsamente importanti quantomeno curiose.
Quanto al regime alimentare dei certosini, da marzo a settembre, vietata la carne, mangiavano una volta al giorno e oltre a degustare formaggi, uova, legumi e pesce (che possedeva pura una “valenza cristologica”, riporto il commento di una sorta di menu esposto nella cucina) si pappavano pure frutti di mare e ostriche (che “metaforizzano la ricomparsa dovuta all’anima contemplativa”).

Un’Accademia (del gusto) a due passi dall’antica Lucania

Padula L'ingresso

19 novembre: Accompagnato a Salerno, prima di essere deposto alla stazione di Trenitalia ex FFSS, nel bar di un sietese mi viene offerto un caffè, beninteso alla nocciola (laddove trattasi del secco frutto previamente tritato eppoi immerso: quando mai ne berrò un altro consimile se non tornerò da ‘ste parti vocate alla Corylus Avellana?).
Vado a Vallo della Lucania, che però trovasi nel Cilento-Campania (un casino, ma stavolta non dovuto alle ubbie fasciste – tipo quelle dei Colli Fatali non meno che imperiali di Roma doma – che latinamente ribattezzarono Lucania la regione che l’attuale democrazia ha pensato bene di ri-chiamare Basilicata).
All’arrivo ecco el mè amìs Geppino, antan inviato del Corriere d’Informazione (com’erano fatti bene i giornali del pomeriggio, vada un doveroso evviva a La Notte loro pioniera), oggidì quiescente ma non per questo meno vispo giocatore di tennis sui courts cilentani.

Mega-frittate del passato e vini con “moderazione”

Se invece si parla di bere, inizialmente i capi certosini tentarono di proibire il vino raccontando che “non conveniva ai monaci”, fin quando, nel 1582, resisi conto di “non poter convincere più oltre” consigliarono di “non berlo a sazietà ma con moderazione”.
E da un’info mista di storia (spagnola) e di Guinness (dei primati) si apprende che Carlo V, dopo aver sconfitto i pirati a Tunisi (1535) sostò 2 giorni nel monastero con le truppe: evidentemente numerose e con una fame da lupi se per saziarli i certosini dovettero ammannire – non è stato ancora chiarito – una frittata di 5000 o più probabilmente di 1000 uova. Quanto alle descrizioni più artistiche e seriose della Certosa, vorrà il lettore ricorrere alla precisione di guide, dèpliants e internet (non amo fare addormentare nessuno).

Padula è il punto più south of the border della mia gita al centrosud. Dal Cilento torno al nord (però che schifo quell’Intercity per Roma, cessi da 3° mondo solo perché non esiste un 4°, e mi scuserà il lettore schifiltoso ma anche questo è turismo).
Mi attende un Forum dell’Agriturismo a Tarquinia, tra i prevedibili (non meno che ovvii) accessori, sane paciate e le variopinte tombe etrusche. (4 – continua)

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