Giovedì 6 Maggio 2021 - Anno XIX
Khajuraho, sculture d’amore e di guerra

Khajuraho, sculture d’amore e di guerra

Figure artisticamente scolpite nella pietra che parlano della vita e della spiritualità del medioevo indiano. Musiche, riti, danze e insieme contrasti, guerre ed emozioni. Statue ad esprimere dubbio, paura, gelosia, amore e passione. Appartiene a questo luogo una delle più belle espressioni dell’arte e dell’architettura religiosa dell’India

I templi di Khajuraho
I templi di Khajuraho

 

I luoghi turistici dell’India, specie in questi ultimi anni – con l’aumento esponenziale di visitatori che giungono da tutto il mondo – sono tanti e tutti apprezzati per la loro diversità e molteplicità di interessi culturali. Il vasto sub continente è un caleidoscopio di attrattive sensazionali: natura, architettura, città e paesi in numero pressoché infinito e poi storia, tradizioni, religiosità, vita sociale, modernità. In India c’è tutto ciò che il viaggiatore che viene da lontano può desiderare vedere e conoscere. L’India è uno di quei Paesi che chiede di essere visitato almeno una volta nella vita. Chiaro che se le visite si ripetono nel tempo, il coinvolgimento con i mille aspetti di una società composita e ricca di notevoli stimoli, finisce per soddisfare le personali esigenze di svago, conoscenza e spiritualità di chi ha scelto questa meta. Scelta che, per quanto concerne ‘dove andare’ e ‘cosa vedere’ pone notevoli imbarazzi, in previsione della partenza. Poi, consigliati da amici che ci sono già stati o da organizzatori di vacanze che si basano sull’esperienza del loro lavoro, ecco che alcuni luoghi finiscono per scalare la classifica dei ‘must’. Così, tappe obbligate dei molti viaggi in India diventano, quasi in maniera naturale, il Taj Mahal di Agra, le cerimonie religiose e funebri di Varanasi, nelle quali si condensano gli alfa e gli omega della vita e i templi di Khajuraho. Ed è di questi ultimi che desideriamo rendere ora testimonianza.

Nel cuore dell’India

Particolare delle sculture templari
Particolare delle sculture templari

La città-villaggio di Khajuraho (qualche decina di migliaia d’abitanti) si trova nel distretto di Chhatarpur, a sua volta situato nella parte nord del Madhya Pradesh (il paese di mezzo) a poco più di 600 chilometri da Delhi. Non fosse per la celebrità dei suoi monumenti, Khajuraho, zona pianeggiante ed essenzialmente agricola, non avrebbe molto da offrire agli escursionisti. Ma ciò che ha da mostrare è di gran lunga una delle ‘preziosità’ dell’India; il complesso dei templi è stato infatti dichiarato dall’Unesco patrimonio mondiale dell’Umanità sin dall’anno 1986. I templi di Khajuraho – il cui nome deriva dalla parola hindi khajur, che signfica ‘palma da datteri’ – oggi si trovano al centro di un paesaggio erboso, fiorito e con zone alberate. Molto diverso da come si presentava all’epoca dell’indipendenza dalla Gran Bretagna (anno 1947); allora la vasta area era semidesertica, con una vegetazione scarsa, quasi inesistente. Quello che appare ai turisti in questi ultimi anni è al contrario un paesaggio ‘costruito’: una specie di parco all’inglese con prati, fiori e alberi ornamentali; non ha molto a che vedere, ancora una volta, con il paesaggio originario della regione all’epoca in cui i templi vennero eretti, attorno al X secolo d.C.; quello che è certo è che i numerosi templi ospitavano una grande comunità di sacerdoti e che i tipici giardini indiani all’epoca erano composti perlopiù da alberi, senza prati o fiori. I templi di Khajuraho vennero tutti edificati nell’arco di un centinaio d’anni, fra il 950 e il 1050 circa. Successivamente, la capitale del regno venne spostata a Mahoba, ma la città continuò a fiorire ancora per diverso tempo.

Khajuraho era racchiusa da mura dotate di otto porte: ai lati di ciascuna si trovavano due palme dorate. In origine, all’interno della cerchia muraria, vi erano ben ottanta templi; al giorno d’oggi quelli che si sono conservati – alcuni in buono stato, altri con evidenti distruzioni parziali – sono ventidue. I monumenti sono disposti su un’area di circa ventun chilometri quadrati. Una delle principali ragioni dell’ottimo stato di conservazione di questi edifici è il fatto che, al contrario di altre città dell’India settentrionale, i templi di Khajuraho non hanno subito attacchi o saccheggi da parte dell’uomo, nel corso dei secoli. Oltre a rappresentare un esempio notevole di architettura indiana medievale, i templi godono di grande notorietà proprio in virtù delle sculture erotiche con le quali sono decorati; una rappresentazione dello stile di vita tradizionale dell’epoca. I templi vennero riscoperti verso la fine del XIX secolo, quando alcuni dei monumenti erano oramai interamente nascosti dalla folta vegetazione.

Storia e religiosità

“Horror vacui” all’indiana

Gli antichi fondatori di Khajuraho asserivano di essere i discendenti di Hemwalti, la giovane e bella figlia di un sacerdote bramino che venne sedotta dal dio Luna mentre prendeva il bagno in uno stagno della foresta. Il figlio nato da questa unione si chiamava Chandrawaman, fondatore della dinastaia Chandela. Cresciuto nella foresta, Chandrawaman, una volta divenuto il capo, ebbe una visione notturna di sua madre che lo invitava a costruire dei templi che avrebbero dovuto testimoniare, nei rilievi scolpiti e nei fregi, la vita di tutti i giorni, le fasi delle guerre combattute ma anche e soprattutto la rappresentazione delle passioni umane, compresi i desideri e le manifestazioni amorose di uomini e donne, divinità comprese. E’ anche possibile, a tale riguardo, che i Chandela fossero seguaci del culto Tantrico che ritiene che la gratificazione delle passioni terrene sia un passo liberatorio verso il Nirvana (perfetta beatitudine). Perché abbiano scelto il piccolo villaggio di Khajuraho per la realizzazione di un’opera così complessa è ancor oggi oggetto di svariate interpretazioni e supposizioni. Una teoria sostiene infatti che i Chandela, grazie alla complessità della loro fede e ai molti aspetti della vita rappresentati nei templi, avrebbero scelto proprio la piccola Khajuraho (isolata e tranquilla) per farne il loro luogo d’elezione, a un tempo espressione di fede, sapienza e raccoglimento.

 

CONTINUA A PAGINA 2

© RIPRODUZIONE RISERVATA