Martedì 6 Dicembre 2022 - Anno XX
Il giro del mondo della solidarietà

Il giro del mondo della solidarietà

Alessandro Bordini è un giovane della provincia di Verona. Ha deciso di attraversare via terra i cinque continenti per testimoniare quanto le persone siano solidali e altruiste, oltre le apparenze. Un viaggio compiuto con l’aiuto di uno smartphone, un bastone bianco e tanta voglia di ricambiare, un giorno, l’ospitalità ricevuta

Alessandro Bordini

Alessandro Bordini

Mi chiamo Alessandro Bordini, ho 27 anni e abito in provincia di Verona. Lo scorso 2 aprile sono partito dal mio paese, Nogara, per compiere il giro del mondo. Secondo i miei piani questo viaggio durerà approssimativamente un anno e mezzo e in questo lasso di tempo attraverserò i cinque continenti, passando per circa un centinaio di paesi. La mia intenzione è di viaggiare prevalentemente via terra, voglio il contatto con la gente del posto, voglio assaggiare il loro cibo, vivere nelle loro case, scoprire la loro cultura e il loro modo di vivere. Tutto ciò rientra in un progetto: testimoniare quanto le persone, in ogni angolo della terra, siano in grado di aiutare un proprio simile. Per compiere il mio viaggio ho infatti bisogno d’aiuto, da solo non ce la potrei fare. Sono partito in treno con uno zaino, un iPhone… e un bastone bianco. Si, perché sono cieco. Ho perso la vista quattro anni fa in seguito a un incidente di paracadutismo, mi è comunque rimasta la voglia di vivere e di scoprire il mondo. Ho parlato di iPhone ma non sono un falso invalido! Nonostante io sia totalmente al buio sono in grado, come tantissimi altri non vedenti, di svolgere molte delle attività comuni a chi ci vede, con ovviamente, quando necessari, i dovuti accorgimenti, come camminare da solo senza cadere o sparire nel vuoto e appunto aggiornare un sito internet tramite uno smartphone. Sto infatti raccontando la mia avventura sul mio blog, tramite testi, foto e video: www.lightheplanet.net

Una foto scattata a Tangeri, in Marocco

Una foto scattata a Tangeri, in Marocco

Oggi sono 79 giorni che ho lasciato l’Italia, ho già attraversato 16 stati, 14 dei quali africani. Ho avuto modo di rendermi conto che c’è una grande differenza culturale e di stile di vita, la mia parola d’ordine è stata ” adattamento “, in tutti gli aspetti della quotidianità: dal viaggiare in 8-9 persone in taxi al ritrovarsi a cenare isolato dal resto della famiglia, dal bere acqua da sacchetti di plastica a fare la doccia con un secchio d’acqua e una bottiglia. In certe situazioni, lo ammetto, è stata dura, mi sono sempre ripetuto: “Se milioni di persone fanno questo per tutta la vita perché io non dovrei riuscirci per qualche settimana?”. E poi vieni a scoprire che mangiare da solo era per una forma di rispetto nei tuoi confronti, che talvolta se trovavi acqua calda per lavarti era perché qualcuno vi aveva rinunciato in tuo favore… ho imparato che le varie diversità vanno innanzitutto accettate, quindi comprese e magari addirittura apprezzate. Ho scoperto che gli africani sono persone molto ospitali anche se spesso considerano l’uomo bianco come il ricco da cui trarre profitto. Penso che questo atteggiamento indiscriminato possa talvolta aumentare la diffidenza e il distacco tra visitatore e visitato, tra ospite e ospitante. Che un europeo, specie se turista, abbia generalmente molto più denaro di un comune africano è una realtà, ciò comunque non dovrebbe costituire un fattore discriminante nei reciproci rapporti: se ciò a cui una persona aspira è l’evoluzione sociale intesa come miglioramento del proprio tenore di vita bisogna iniziare a ragionare in quell’ottica ed abbandonare la concezione di inferiorità che si ha di se stessi.

giro del mondo A Brazzaville, la capitale del Congo

A Brazzaville, la capitale del Congo

Questa è ovviamente una mia personalissima opinione, più o meno condivisibile. Ciò che invece mi sento di denunciare a gran voce è molto più paradossale, direi addirittura ridicolo: mi riferisco al fatto che la più grande difficoltà da me incontrata finora è stata rappresentata dai visti doganali! Un cieco ha viaggiato via terra dal Marocco al Benin è ciò che più lo ha maggiormente ostacolato non è stato il deserto del Shahara o i vari fiumi da traversare, ostacoli fisici; i muri più ardui da superare sono stati quei limiti che l’uomo ha creato con la penna e il suo intelletto. E quel che è peggio è che ciò che per me in Africa è stato difficile, per un africano in Europa o negli altri paesi sarebbe stato quasi impossibile, le normative che sanciscono il loro espatrio sono infatti proibitive! Ciò che mi piacerebbe fare, una volta terminato il mio giro del mondo, è poter ricambiare l’ospitalità ricevuta da tutte le persone incontrate. Mi auguro si inizi a prendere coscienza dell’assurdità di tale situazione e che, nel prossimo futuro, scoprire il mondo non risulti accessibile solo ad alcuni.

Alessandro Bordini

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