Il volto digitale dei musei italiani

Cosa succede al di là dei confini

Il volto digitale dei musei italiani

Abbiamo sempre l’impressione di vivere in un Paese che non sta al passo con i tempi, dove burocrazia e carte bollate spesso bloccano iniziative coraggiose e innovative. In realtà, per quanto concerne lo stato attuale del rapporto tra musei e nuovi mezzi di comunicazione digitale, la situazione italiana è molto più simile a quella del resto d’Europa di quanto ci si possa aspettare.

I musei si confrontano con tematiche molto simili – ci racconta Valeria – i budget ridotti, lo scetticismo diffuso, i problemi burocratici, la non comunicazione interna, sono tutte cose con cui il personale di un museo si trova a combattere”. Tuttavia, qualche differenza c’è: “Secondo noi, ciò che è differente, è l’atteggiamento mentale, in particolare l’idea che il cambiamento possa venire dalle persone, non solamente dall’alto ma proprio dall’idea di community e comunicazione che crea movimenti spontantei e spinge le istituzioni a rivoluzionarsi dall’interno”. In questo senso quello che bisogna migliorare è la predisposizione al cambiamento.

Qualcuno si sta svegliando

Il volto digitale dei musei italiani

Il progetto #svegliamuseo è nato con un intento provocatorio, ma in pochi mesi sembra aver già fatto alzare qualcuno dal letto. Lo dimostra il fatto che tra i musei si stia creando un movimento generale in materia di utilizzo dei social network. Alcuni musei stanno cercando di stare al passo con i tempi, mentre tra gli enti culturali e le istituzioni si comincia a percepire un certo interesse nei confronti nell’utilizzo funzionale dei social media. Il processo sembra essere ancora lungo, ma qualcosa si è attivato.

“Quello che secondo noi forse manca ancora – spiegano Francesca e Valeria  – è l’idea che le istituzioni possano parlarsi tra di loro, imparare dai reciproci progetti e creare una community. All’interesse dimostrato per le tematiche della comunicazione digitale si deve aggiungere la consapevolezza di una strategia che allinei l’utilizzo degli strumenti (digitali e non) agli obiettivi dei visitatori e alla mission delle istituzioni”.

Qualcuno potrebbe obiettare che nell’attuale situazione economica e sociale possono anche essere i fondi a mancare, ma “non è sempre e solo il budget quello che manca, a volte è la conoscenza di ciò che si può realizzare, la curiosità di esplorare strumenti e approcci nuovi e di re-inventare se stessi che può fare la differenza”.

A questo proposito, sembra proprio che i musei italiani debbano imparare qualcosa dai nostri giovani, ai quali ogni giorno è chiesto di adattarsi, di sfruttare al meglio i propri punti di forza, di ampliare conoscenze e competenze, di mettersi costantemente in gioco per la costruzione del proprio futuro, fronteggiando l’attuale contingenza economica.

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