Domenica 5 Febbraio 2023 - Anno XX
Transumanza Marchigiana

Transumanza Marchigiana

Ragazzi, che scarpinata! Faticosa sì, ma premiata dalla bellezza dei luoghi e dalle ‘morbosità’ goderecce della cucina locale. Vuoi mettere con le ‘asfissie’ procurate dei ritmi milanesi? Aria pura, vita ruspante, nelle Marche. Tutto bello e genuino

La ‘truppa’ transumante

Eccomi dunque dannunzianamente transumante agli ordini di Sonia, tra un (ovvio) gregge, un (meno ovvio, almeno per me) asino ragliante tra i belanti, cani e pastori (uno balcanico, è rumeno, mi conta che viene dalla bella Bucovina), un prete benedicente (e chissà che trovi pure una pecorella smarrita) e quattro o cinque cavalieri, un po’ cow boys (ma chic), po’ cangaceiros. E che meraviglia – per me che datomi all’ippica mi mangiai tanti anticipi di stipendio – i cavalli; e che belli i loro finimenti, differenti selle che mi ricordano nord e sud America, quelle massicce in groppa ai mustang salgariani e le selle più snelle e lavorate cavalcate dai gaùchos di Uruguay e Brasile. 

Olive ascolane e Mistrà

N. B. Complimentatomi con lo chef, a chi va al “Vettore” per godersi il ritemprante Parco dei monti Sibillini suggerisco di infilare nel necessaire dosi di Alka Seltzer.
Vinto, in una ideale Classifica Veterani, il mio transumante Gran Premio della Montagna saluto Sibilla e Vettore (poco meno di 2500 mt. ma, soprattutto quando innevato, è tanto maestoso da sembrare il doppio) e torno ad Ascoli. Laddove l’Elabora mi alloggia al solito “Palazzo Guiderocchi” (residenza di sciur rinascimentali, pieno centro storico, due passi e ammiri quel ben di dio che la città ti offre – senza tirarsela come le omologhe toscane -, beninteso gustando olive e sorseggiando anice anzi Mistrà: che più?). Mi sono fatto largo nella vita (almeno per gli amici di Ascoli) e godo gli ozi di una (very) comfortable accommodation: i tempi bui nella chiacchierata caserma Clementi sono ormai solo un lontano ricordo.

(29/05/2014)

Ricorrenze climatiche

Gente non solo mica giusta – quelli che mi criticano perché vado a vedere cose nuove e interessanti – ma pure menagramo, datosi che la transumanza dall’Adriatico ai monti Sibillini si è svolta sotto quella che i pur pii contadini brianzoli definiscono un’acqua della madonna. La stessa acqua che mi cuccai quando lo scorso dicembre venni nelle Marche per saperne di più sul Tartufo Nero, e forse forse sarebbe il caso di derubricare l’accusa mena jella rivolta ai pigri e poco curiosi amici milanesi, e scagionerei pure l’invitante Elabora, pur essa incolpevole se i tuberi vanno colti in inverno e le pecore traslocano in primavera, stagioni invero piovose, tratturi infidi.

Ma chissenefrega, torno nella a me cara Ascoli. Da me scoperta in gioventù, quando non solo non divenni un guru di economia non laureandomi alla Bocconi (sai che allegria passare la vita tra esperti di numeri e statistiche tipo quel sempre imbronciato Mario Monti; meglio diventare uno sfigato dott. in scienze politiche ma andare a vedere com’è fatto il mondo) ma neppure, appunto ad Ascoli, riuscii a eccellere nelle Forze Armate (tollerato nel XIII° corso AUC, Allievi Ufficiali di Complemento, finì che mi degradarono a RAM, Ridotta Attitudine Militare, e svanì il sogno di imitare John Wayne).

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