Lunedì 15 Luglio 2024 - Anno XXII

Palmyra, l’antica città offesa dall’Isis risorge dalle sue ceneri

Palmyra particolare

Il sito archeologico siriano distrutto dagli attacchi delle milizie dell’Isis sarà riaperto ai visitatori nel 2019. Interventi di restauro resi possibili con il contributo di Unesco, Russia, Polonia e Italia

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Sito archeologico dell’antica città di Palmyra

Palmyra, come la fenice, risorgerà dalle sue ceneri e sarà riaperta ai visitatori. L’antica città di Palmyra in Siria, gravemente danneggiata dagli attacchi delle milizie dell’ISIS, oggi pronta a ricevere importanti interventi di restauro. A dare la notizia dell’apertura del sito archeologico, prevista per l’estate 2019, è Talal Barazi, governatore della provincia di Homs, sottolineando il contributo fondamentale dell’Unesco, della Russia, della Polonia e dell’Italia nel riparare i danni inferti dai terroristi alla città antica tra il 2015 e il 2017.
Chiamata Sposa del Deserto per essere stata, nell’antichità, una città di sosta per tutti i viaggiatori e i mercanti che attraversavano le regioni desertiche della Siria, Palmyra è un crocevia di civiltà che ha assistito, nei secoli, al passaggio e alla stratificazione delle culture greca, romana, persiana e islamica. Dichiarata nel 1980 Patrimonio dell’Umanità Unesco, nel 2013 l’antica città, in seguito allo scoppio della guerra civile siriana del 2011 e all’ascesa dell’ISIS, viene aggiunta all’elenco dei siti del patrimonio mondiale in pericolo.

La distruzione dei Templi di Palmyra

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Palmyra, l’Arco di Settimio il Severo e la Via Colonnata prima della distruzione (credit: Bernard Gagnon)

Nel maggio del 2015 l’ISIS occupa Palmyra e distrugge le sue perle più preziose: il Tempio di Bel, il Tempio di Baalshamin, l’Arco di Trionfo e le colonne nella Valle delle Tombe. Risale allo stesso periodo la decapitazione da parte dell’ISIS di Khaled al-Asaad, archeologo responsabile del sito archeologico di Palmyra. Dopo essere stato espulso dall’esercito del governo guidato da Assad, il gruppo terroristico occupa nuovamente Palmyra nel marzo del 2016, per poi perderla nuovamente nel dicembre dello stesso anno. La Siria si riappropria così della sua città, oramai sventrata, offesa, in attesa di riscatto: nel gennaio 2017, la direttrice generale dell’UNESCO Irina Bokova ha descritto la distruzione del Tetrapylon e della facciata del Teatro romano di Palmyra come un “crimine di guerra” e un “colpo contro il patrimonio culturale”.

Rinascita il sito archeologico più importante del Medio Oriente

PalmyraDopo la riconquista dell’area da parte dell’esercito siriano nel 2017, sono iniziate le operazioni di recupero. Lo scorso anno il pubblico italiano ha seguito con passione l’innovativo intervento portato a termine dall’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro di Roma sui due altorilievi noti come Busti di Palmira, con il progetto “Emergency Safeguarding” l’Unesco ha condotto un fondamentale intervento sul Portico del Tempio di Bel.
Nel frattempo a Damasco gli esperti del Museo Puškin di Mosca sono impegnati nel restauro di statue e sculture provenienti dal sito archeologico, molte delle quali si presentavano in mille pezzi. E mentre nel Museo Nazionale della capitale siriana il celebre Leone di Al-lāt, del peso di 15 tonnellate e dell’età di 2000 anni, splende di nuovo della sua antica bellezza, un nuovo programma di interventi è pronto per rendere completa la rinascita, rendendo sempre più realistico il ritorno dei visitatori tra i tesori di uno dei più importanti siti archeologici del Medio Oriente.

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