Lunedì 18 Febbraio 2019 - Anno XVI
Il teatro romano visto dall'alto

Il teatro romano visto dall'alto

Arles, nel cielo della Provenza una torre firmata Frank Gehry

La capitale della Camargue ha una nuova fondazione dedicata all’arte contemporanea. La torre della Fondazione Luma, alta a 56 metri, salderà quest’area al cuore antico della città romana e medievale

Arles, La torre di Frank Gehry in costruzione

La torre di Frank Gehry in costruzione (foto: D. Bragaglia ©Mondointasca.it)

Arles ha un nuovo simbolo che si staglia nel cielo: la torre della Fondation Luma progettata da Frank Gehry, che verrà terminata nel 2020, si eleva fino a 56 metri e rivaleggia nello skyline della città provenzale con il campanile della chiesa di Saint-Trophime, gioiello medievale del centro storico. A poche decine di metri da qui, le arcate delle Arenes, l’anfiteatro romano, testimoniano di una storia bimillenaria che si confronta ora con le sfide dell’arte e della cultura contemporanea.
La Fondazione Luma è un progetto voluto da Maja Hoffmann, collezionista svizzera legata da sempre alla Provenza dove ha trascorso l’infanzia e parte dell’adolescenza: nel 2013 ha acquisito gli spazi del Parc des Ateliers, il luogo dove un tempo sorgevano le officine di riparazione delle ferrovie francesi, per farne un grande centro dedicato all’arte, al cinema, al teatro e ad altre espressioni creative contemporanee. E così gli architetti dello studio Selldorf Architects hanno restaurato gli immensi capannoni della Grande Halle, delle Forges e della Mécanique Générale che sono stati trasformati in spazi ideali per le mostre.

In estate le mostre nei nuovi ambienti della Fondazione

Arles, Les Arènes (foto : D. Bragaglia © Mondointasca.it)

Les Arènes (foto: D. Bragaglia ©Mondointasca.it)

Tutto attorno sta prendendo forma un parco pubblico disegnato dall’architetto paesaggista Bas Smets. In estate, i nuovi ambienti della Fondazione Luma ospitano anche alcune mostre dei Rencontres de la Photographie, la grande kermesse fotografica fondata da Lucien Clergue che è l’appuntamento culturale più importante dell’anno per la città affacciata sulle rive del Rodano. Ma è l’Arts Resource Centre, l’edificio di Frank Gehry, ad attrarre l’attenzione con i suoi 11 mila pannelli di acciaio inox riflettente che ricoprono le superfici spigolose e destrutturate, il marchio di fabbrica dell’architetto canadese.
I nuovi spazi verdi del Parc des Ateliers  si trovano a fianco degli Alyscamps, il viale che ospita la necropoli romana – una delle principali attrazioni archeologiche di Arles – e contribuiranno a saldare quest’area leggermente decentrata con il cuore antico della città romana e medievale.

Arles, città d’arte

Arles, Saint-Trophime

Saint Trophime (foto: D. Bragaglia ©Mondointasca.it)

Con la Fondazione Luma, Arles rafforza la propria immagine di città d’arte, ultimo anello di una storia che ha visto fra i suoi grandi protagonisti anche Vincent Van Gogh e Pablo Picasso, quest’ultimo con una passione per le corride e presente spesso agli spettacoli con i tori che ancora oggi si svolgono nelle Arenes. Ma è indubbiamente il nome di Van Gogh che è legato indissolubilmente alla capitale della Camargue. Lo racconta bene “Alle soglie dell’eternità”, il film di Julian Schnabel appena uscito nelle sale, protagonista Willem Dafoe nei panni dell’artista e premiato con la Coppa Volpi come miglior attore all’ultima Mostra del cinema di Venezia.
Il pittore olandese arriva in Provenza nel febbraio del 1888 attratto dalla luce del sud e vi rimane per 15 mesi creando 300 opere fra dipinti e disegni. E’ il periodo più fecondo dell’artista, simboleggiato da quadri celeberrimi come Terrazza di caffè la sera, La scala del ponte di Trinquetaille, La notte stellata, Il giardino dell’Ospedale, L’Arlesiana, Les Alyscamps, Notte stellata sul Rodano, per citarne solo alcuni. Un fermento creativo che si conclude con i segnali del suo disagio esistenziale: le liti violente con Gauguin, il taglio dell’orecchio, l’internamento prima nell’ospedale di Arles poi in quello di Saint-Remy-de-Provence, a una trentina di chilometri di distanza.

Nulla resta ad Arles dei dipinti di Van Gogh

Arles. Fondazione-Vincent-Van-Gogh

Fondazione Vincent Van-Gogh (foto: D. Bragaglia ©Mondointasca.it)

Nel maggio del 1890 Vincent Van Gogh lascia Arles per andare a Auvers-sur-Oise, dove si suiciderà dieci settimane più tardi. Paradossalmente, di tanti capolavori dipinti ad Arles nella città provenzale non ne rimane nessuno. C’è però un percorso sulla tracce di Van Gogh dove si possono scoprire, aiutati da pannelli, i luoghi che il pittore scelse per dipingere i suoi quadri. E c’è soprattutto la Fondazione Vincent Van Gogh, un edificio moderno sulle rive del Rodano voluto da Luc Hoffmann – il padre di Maja scomparso nel 2016 – che ha come propria missione quella di indagare quanto sia stata forte l’influenza del pittore olandese sugli artisti contemporanei. Il consiglio è quello di salire fino sulla terrazza panoramica della fondazione per scoprire un magnifico panorama sui tetti della città, sul fiume e in lontananza sulle Alpilles, la catena di colline dal profilo frastagliato diventate anch’esse un soggetto prediletto di Van Gogh.

Arles, Hotel-Calendal

Hotel Calendal (foto: D. Bragaglia ©Mondointasca.it)

Dove dormire
Le Calendal, rue Porte-de-Laure, 5; www.lecalendal.com. Un delizioso hotel di livello 3 stelle situato strategicamente fra il teatro romano e l’anfiteatro. Le camere, tutte rinnovate con l’aiuto degli studenti dell’Ecole Nationale Supérieure de la Photographie, hanno una bella vista su questi due monumenti simbolo della città. Nella bella stagione, si fa colazione nel giardino interno.

Da vedere
Fondation Luma/ Parc des Ateliers, 45 Chemin des Minimes, www.luma-arles.org
Fondation Van Gogh, 35ter Rue du Dr Fanton, www.fondation-vincentvangogh-arles.org

Informazioni: Office de Tourisme d’Arles www.arlestourisme.com

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