Giovedì 9 Aprile 2020 - Anno XVIII
Cittadini attivi per l’Italia che si prende cura dell’Italia

Cittadini attivi per l’Italia che si prende cura dell’Italia

Si è svolto a Milano il 14 marzo il convegno dal titolo esplicativo: “L’Italia che si prende cura dell’Italia”. Dare voce e riconoscimento ai tanti cittadini attivi e organizzazioni che si dedicano alla cura dei ‘beni comuni’ del territorio. Portati esempi concreti e nuovi progetti

cittadini attivi Partecipanti-al-convegnoSi è tenuto a Milano il 14 marzo scorso, presso la prestigiosa sede della Fondazione Cariplo il convegno intitolato “L’Italia che si prende cura dell’Italia”. L’iniziativa promossa dalla Fondazione stessa e dal Touring Club Italiano (TCI) con il supporto di Labsus – Laboratorio per la sussidiarietà – ha voluto dar voce e visibilità a quelle persone e organizzazioni che, in vari modi e in diversi ambiti, si occupano di “beni comuni”. Intendendo questi ultimi come territori, ambienti, paesaggi, beni culturali, tradizioni, cibo e persone.

Esperienze di cittadini attivi che curano i beni comuni sul territorio

Nella prima parte del convegno Gregorio Arena, Presidente di Labsus, ha illustrato alcuni progetti di “cura” di cittadini attivi, nei borghi e nelle città. Sono 46mila le associazioni che nella loro azione quotidiana puntano a una cultura della valorizzazione e del rispetto delle risorse e delle persone. Un modo per  rendere visibile un’Italia come “soggetto collettivo” in alternativa all’Italia del rancore, del risentimento, dell’egoismo e dell’incuria. Sei “cittadini attivi” hanno illustrato le loro esperienze sul territorio che hanno contribuito a “curare”, nonostante le difficoltà “burocratiche” incontrate.

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Adelfia, Labsus

A Latina e a Caserta il recupero di aree verdi abbandonate che sono state recuperate ai fini di un loro utilizzo per la comunità. Nel caso di Caserta anche in un’ottica di affidabilità e stabilità economica del progetto con la vendita di prodotti alimentari locali.
A Monza la creazione di un orto condiviso per le persone in difficoltà provenienti da 4 continenti, che hanno messo in comune le diverse esperienze di colture.

Ad Adelfia (Bari) per 30 donne braccianti agricole è stato creato un sistema di welfare che prevede una flessibilità dei servizi per l’infanzia (orari dell’asilo nido, campo estivo per bambini) e un fondo di mutuo soccorso proposto.
A Siena la pulizia e il recupero della cerchia muraria risalente al 1200 – 1450 in stato di degrado e abbandono ha visto il coinvolgimento delle contrade e delle associazioni locali. Questo ha permesso anche il recupero di una palla di cannone e di una targa sommerse dalla vegetazione. Infine, a Genova la gestione di uno spazio all’interno di un quartiere problematico in Val Polcevera ne ha consentito l’utilizzo sia a bambini, sia agli anziani in un ambito di sicurezza e collaborazione.

Come ha sottolineato Gregorio Arena, è importante la stipula di patti di collaborazione con le diverse parti politiche locali. Le maggiori difficoltà sono state riscontrate nell’ambito delle amministrazioni e dei funzionari locali. Tali esperienze hanno rafforzato il legame di comunità, hanno permesso di “fare politica” nel senso di amministrazione dei beni condivisa tra cittadini e amministrazione pubblica, di far si che i cittadini si sentano responsabili dei beni comuni. “I beni comuni se arricchiti arricchiscono tutti, se indeboliti, indeboliscono tutti”, ha concluso Arena.

Quelli che si prendono cura di tutta l’Italia

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Video messaggio di Carlo Petrini

Nella seconda parte è stata la volta di alcune grandi organizzazioni diffuse da tempo in tutto il Paese. La loro azione quotidiana punta ad una più radicata e solida cultura della valorizzazione e del rispetto delle risorse e delle persone. Moderati dalla giornalista del Corriere della Sera, Rita Querzè, sono state illustrate le loro attività e i loro progetti nell’ambito della “cura” dell’Italia.

Claudia Sorlini, vice presidente TCI, ha citato l’iniziativa Aperti per Voi, che permette grazie ai 3.000 volontari per il patrimonio culturale, l’apertura e la visita di 81 siti altrimenti non fruibili. Il tutto in un ambito di valorizzazione delle comunità, di facilitazione dell’inclusione sociale, di accoglienza e confronto tra culture e diversità. Le Bandiere Arancioni che valorizzano le piccole comunità (239 borghi sotto i 15.000 abitanti) dell’entroterra producendo benessere per i territori senza snaturarli. Sorlini ha, infine, lanciato due proposte da fare insieme alle altre associazioni, un progetto di educazione al paesaggio e la messa in sicurezza idrogeologica del nostro paese.

Cittadini attivi, un esercito pacifico

cittadini attivi Campagna-FAIStefano Ciafani presidente Legambiente, ha parlato di un “esercito pacifico” che si prende cura del Paese, distinguendo  tra un paese pronto ed un paese non pronto al recupero dei luoghi di degrado. Ciafani ha sottolineato alcuni rischi reali che corriamo quali l’inquinamento dell’aria, l’amianto nelle case, il problema dei rifiuti. Ha auspicato la creazione di regole chiare e semplici per la tutela dei luoghi di degrado.

Luciano Gualzetti Direttore Caritas Ambrosiana, ha sottolineato l’assunzione di responsabilità dentro la comunità al fine di allontanare la povertà, in particolare per prendersi cura delle ferite causate dall’incuria delle persone. Ha auspicato la creazione di un welfare relazionale, reciprocità e responsabilità, in alternativa all’assistenzialismo o al mercato liberista.

Carlo Petrini fondatore di Slow Food, con un videomessaggio, ha sottolineato la cultura alimentare e la “cura” come coltivare e custodire il creato. In particolare in agricoltura evitando le colture dannose. Porre attenzione all’uso dell’acqua e all’allevamento degli animali; custodire le biodiversità.

Marco Magnifico vice presidente FAI, ha ribadito la necessità dell’attenzione alle persone e agli emarginati: “non avrebbe nessun senso restaurare un monumento se non servisse alla gente”; che bisogna occuparsi delle persone e non solo delle cose. Ha ricordato le Giornate di Primavera del FAI che permettono la visita di luoghi solitamente non aperti al pubblico e il Progetto ALPE che vuole recuperare i paesi dell’Italia sopra i 1000 metri che sono stati abbandonati.

Cittadini attivi: il Sentiero d’Italia

Vincenzo Torti presidente CAI, ha portato come esempio il Sentiero Italia, itinerario che unisce il Paese e offre opportunità alle comunità attraversate. Ha ricordato l’opera dei volontari che si sostituiscono allo Stato e che ha permesso di mappare e curare i sentieri dalle isole e dall’Aspromonte fino alle Alpi. Ha auspicato un maggior rispetto delle regole nell’ambiente montano, non si può fare quello che si vuole!

L’intervento del presidente di Fondazione Cariplo Giuseppe Guzzetti ha indicato le priorità: povertà, disoccupazione giovanile, fragilità; ricordando come la Fondazione da anni sperimenta nella direzione di un welfare centrato sulla comunità.

L’ impegno sui “beni comuni”

cittadini attivi foto-labsusL’evento si è concluso con la sottoscrizione da parte delle singole organizzazioni di un impegno sui “beni comuni” riassunto in sei punti:
1. la Costituzione racchiude al suo interno il senso del prendersi cura dell’Italia come bene comune, sia con riferimento agli artt. 4, 9 e 118 ultimo comma sia ai suoi principi generali;

2. prendersi cura dei beni comuni non produce effetti positivi solo su chi si impegna direttamente ma anche sulla società nella sua interezza, contribuendo a rafforzare le relazioni di comunità e il senso di appartenenza;

3. i cittadini attivi e le organizzazioni che si prendono cura dei beni comuni sono una ricchezza. Troppo spesso considerata come una interferenza invece che come un’opportunità da parte delle istituzioni. Occorre superare queste diffidenze e incentivare una cultura di condivisione e di collaborazione fra istituzioni e cittadini;

4. è necessario che le istituzioni, le imprese e i mezzi di informazione diano maggior attenzione e visibilità a questa energia espressa dalla società civile. Sostenere la crescente disponibilità dei cittadini a dedicare il proprio tempo alla cura dei beni comuni materiali e immateriali, anche attraverso le attività promosse dalle organizzazioni stesse;

5. le nostre organizzazioni, pur nei differenti ambiti di intervento, vedono nella cura dei beni comuni l’elemento unificante delle rispettive funzioni: sussidiarietà, integrazione tra pubblico e privato, rapporto virtuoso tra cittadini e istituzioni, creazione di senso di appartenenza e di senso civico, produzione di conoscenza e valorizzazione dei territori;
6. le nostre organizzazioni si impegnano pertanto, anche mettendo in essere forme sistematiche di collaborazione, a promuovere le attività di cura del Paese e a sensibilizzare su tale tema i rispettivi membri e in generale la pubblica opinione.

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