Martedì 22 Settembre 2020 - Anno XVIII
Roma, la Piramide Cesta e Porta San Paolo

Roma, la Piramide Cesta e Porta San Paolo

La Piramide Cestia: un po’ di Egitto a Roma

Continua la presentazione di monumenti e opere d’arte che raccontano la storia di Roma. Andiamo alla scoperta della città e dei suoi luoghi unici come la Piramide di Cestia. Il monumento è collocato accanto a Porta San Paolo

Piramide-Cestia-Roma crediti: Di Rabax63 - Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=74789561

Piramide Cestia (crediti: Rabax63 – CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=74789561

Roma non smette mai di stupire. I suoi numerosi monumenti da soli sono in grado di raccontare la lunga storia della città. Non solo nel centro storico. Spesso infatti allontanandosi dalle vie e piazze più note ci si può imbattere in luoghi unici, come nel caso della Piramide Cestia. Il monumento si trova oggi accanto a Porta San Paolo. Una porta che in epoca romana era detta Porta Ostiense perché da qui aveva inizio (come ancora oggi) l’omonima strada che collegava Roma al suo porto, la città di Ostia Antica. Il nome dalla porta cambiò nel Medioevo data la vicinanza con l’importante Basilica di San Paolo fuori le Mura.

Gli antichi romani, come di consuetudine, usavano seppellire i propri defunti al di fuori della città e lungo le più importanti vie consolari. La Piramide quindi altro non è che un monumento funerario edificato proprio lungo la via Ostiense negli ultimi anni del I secolo a.C. da un importante uomo politico, Caio Cestio. Ma come mai una piramide? Roma aveva da poco conquistato l’Egitto. La terra dei faraoni era una nuova provincia, grazie all’abilità di Ottaviano, che aveva sconfitto Marco Antonio e Cleopatra. I Romani quindi entrarono ancor più in contatto con questa importante cultura orientale, rimanendone affascinati.

La tomba di Caio Cesta a forma di Piramide

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Iscizioni sulla piramide

Le informazioni dirette di cui si dispone riguardo alla costruzione della Piramide sono molte. Caio Cestio redisse un puntuale testamento, in cui imponeva al figlio di completare la sua tomba in soli 330 giorni. La piramide è un monumento imponente: alta quasi 37 metri con una base di 30 metri per lato. Realizzata interamente con grandi blocchi di marmo pregiato. In facciata presenta un’iscrizione in cui si precisano le cariche ricoperte da Caio Cestio. Tra queste quella che lo presenta come membro del collegio sacerdotale degli Epuloni, i quali avevano il compito di organizzare in città i banchetti sacri annuali in onore delle più importanti divinità.

Dal testamento sappiamo inoltre che sebbene Caio Cestio abbia desiderato essere seppellito insieme ai suoi preziosi attalica, cioè degli arazzi realizzati con filamenti d’oro, il figlio non poté esaudire il desiderio poiché Ottaviano Augusto nel 18 a.C. aveva promulgato una legge in cui si vietava l’ostentazione del lusso nelle cerimonie pubbliche e quindi anche nelle sepolture. Fu così che i pregiati arazzi furono venduti e con il ricavato vennero fatte realizzare due statue in bronzo dorato da posizionare all’ingresso della Piramide.

Restaurata nel 1656 dal papa Alessandro VII

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Affreschi all’interno della Piramide (crediti: Lalupa CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=3141394)

Il monumento era posto al centro di una vasta area a cielo aperto. A proteggerlo un grande recinto realizzato con blocchi di tufo (ancora oggi in parte visibili). In corrispondenza dei quattro angoli della piramide, furono innalzate altrettante imponenti colonne. Oggi ne restano visibili solo due, riportate alla luce nel 1656 e riposizionate nella loro collocazione originaria su richiesta di papa Alessandro VII Chigi. Il pontefice si occupò anche di restaurare l’intero monumento. Spinto dalla curiosità, fece anche aprire un angusto corridoio per esplorarne l’interno, dove ancora oggi è visibile la camera sepolcrale, interamente decorata ad affresco.

Lungo le pareti, all’interno di cornici rettangolari, compaiono delicate figure femminili, riprese mentre svolgono rituali sacri, alternate a vasi lustrali. Sulla volta, invece, si possono riconoscere quattro Vittorie alate, allusione all’idea di “vittoria” sulla morte.
L’unica informazione di cui non disponiamo riguarda il metodo di sepoltura scelto da Caio Cestio. Non sappiamo se fu cremato o inumato, poiché non è stato precisato nel testamento e poiché la piramide venne trovata vuota, non restituendo né un’urna per le ceneri né un sarcofago per il corpo.

Tentativi di saccheggio da parte di tombaroli

Molti furono i “tombaroli” che nel corso dei secoli hanno provato ad entrare e saccheggiare la piramide e a testimonianza di ciò restano i numerosi buchi e scavi ben visibili sulle pareti e nella volta della camera sepolcrale. I tombaroli di certo non potevano sapere che Augusto avesse vietato l’ostentazione del lusso e che quindi probabilmente Caio Cestio non aveva potuto portato con sé alcun bene prezioso.

Questo monumento venne realizzato unicamente per accogliere la sepoltura di questo importante uomo politico. Nei secoli successivi, perse di importanza, e nel III secolo d.C. venne inglobata nelle nuove mura cittadine fatte realizzare dall’imperatore Aureliano. E’ però proprio per questo motivo che la Piramide Cestia è giunta quasi intatta fino ai nostri giorni. Diversa sorte è toccata alle altre tre piramidi costruite in città, sempre in epoca romana (due in corrispondenza oggi delle “Chiese Gemelle” in piazza del Popolo e una lungo via della Conciliazione), che sono andate perdute.

Articolo redatto in collaborazione con L’Asino d’Oro Associazione Culturale

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