Lunedì 30 Marzo 2020 - Anno XVIII
Il candore della neve in una valle baciata dal sole (foto: federica gögele © mondointasca.it)

Il candore della neve in una valle baciata dal sole (foto: federica gögele © mondointasca.it)

Errare, perdersi e ritrovarsi tra boschi di larici e montagne innevate

Racconto di un’avventura in Alto Adige tra foreste di conifere, abeti rossi, larici antichi e sottoboschi fitti. Dal piccolo borgo di Stulles, in fondo alla Val Passiria, verso la malga Eggergrub

Panorama montano (foto: federica gögele © mondointasca.it)

Panorama montano (foto: federica gögele © mondointasca.it)

Vi assicuro che lo spirito d’avventura che spinge a viaggiare, a perderci in paesaggi nuovi, capaci di evocare in noi l’esotico e farci sentire persone diverse anche ai nostri stessi occhi, vien meno se ci si perde realmente! Le bande rosso-bianche del sentiero che fino a pochi metri prima indicavano la via, spariscono. Non c’è traccia di segnale. Il bosco che ci custodiva incantato e protettivo, si trasforma in una selva oscura… e la via si fa incerta. Non è la prima volta che capita di perdermi lungo un sentiero di montagna.

In Alto Adige, tra foreste di conifere, abeti rossi allampanati che sussurrano al vento, larici antichi e sottoboschi fitti e poco luminosi, a volte può succedere. Mi è successo sia in estate che d’inverno. Con le nevicate che ricoprono i sentieri l’orientamento si perde. Confuso dalle continue deviazioni cui i tronchi divelti dalle tempeste dello scorso inverno ti obbligano.

Errare e perdersi in inverno dal borgo di Stulles

Val Passiria il-foglio-bianco (foto: federica gögele © mondointasca.it)

Val Passiria, manto di neve come un foglio bianco (foto: federica gögele © mondointasca.it)

Mi è successo di nuovo domenica scorsa. Sono partita da Stulles, un borgo dimenticato da tutti fuorché dal sole. Questo piccolo agglomerato di case, fienili, una chiesolina e la caserma dei vigili del fuoco, è “la terrazza più solatia dell’Alto Adige”. Il mio intendo era di raggiungere a piedi la malga Eggergrub.
Stulles è edificato su anfratti di roccia in fondo alla Val Passiria, protetto da innumerevoli tornanti, conserva ancora i suoi tipici tetti in larice e la ricetta per i migliori Bauernkrapfen della zona.

E così, credendo di mantener la giusta traiettoria lungo il sentiero 21, mirando a raggiungere il rifugio caldo dove rifocillarmi, compio invece incerti spostamenti che mi allontanano da zuppe d’orzo fumanti, Kaiserschmarren burrosi e dolci di marmellata.
Guardo l’infinità della coltre nevosa, uno spazio immacolato che se avessi una penna per scriverci sopra, ad un foglio bianco così, riuscirei a comporre odi che a leggerle da lassù, Dio le prenderebbe come preghiere. Quando ci si perde, fateci caso, subentra un silenzio, reale o presunto, che ti estranea ancora di più. Isolandoti nello spazio e nel tempo, tanto da perderne completamente la durata.

Cercare un passaggio tra cespugli e mirtillo selvatico

Val Passiria perdersi (foto: federica gögele © mondointasca.it)

Val Passiria (foto: federica gögele © mondointasca.it)

Da quanto tempo vago senza punti cardinali? Da quando osservo lo scenario che mi si rivela improvviso, ferma ad un bivio solo immaginario, cercando di trovare un passaggio tra cespugli di mirtillo selvatico, contorti ginepri e cuscini umidi di muschio?
Inizio a sprofondare nella neve ed il freddo che prima mi faceva male alle dita di mani e piedi, per il miracolo chimico dell’adrenalina non lo avverto più. Provo ad intuire una via e a costruirmi un sentiero.

Prima di me nessuno ha lasciato una traccia. Forse qualche capriolo… a volte li scopro sorpresi a guardarmi, come sapessero anche loro che mi sono persa. Che ci faccio lì? In un primo momento mi assale la paura. Immagino tutti i più cupi scenari da finale apocalittico, attaccata ai verricelli dell’elisoccorso o infreddolita nel buio della notte cha avanza. Valuto le riserve idriche che ho nello zaino, mi consolo se ho dietro anche qualcosa da mangiare e poi .. mi guardo attorno. Il cellulare, ovviamente, non prende. Che avventura sarebbe altrimenti? Si va in montagna a cercare il contatto con la Natura dopo tutto.

Perdersi e scoprire la bellezza della natura

Val Passiria rifugio (foto: federica gögele © mondointasca.it)

Rifugio (foto: federica gögele © mondointasca.it)

Ed ecco la Natura. Piena, forte, vigorosa, selvaggia, compatta. Se dimentico la causa che mi ha spinta fin lì, dove sono diretta e dove poi dovrei riuscire a tornare… mi sovvien l’eterno! Se non mi fossi perduta, in luoghi così non ci sarei mai arrivata.

Non avrei visto paesaggi tali da dimenticare come io stessa sia fatta e di quale razza faccia parte: ho braccia o rami? Piedi o radici? Capelli o fronde? Si perdono anche i sensi, i connotati, i limiti e i confini mentali. Sono solo occhi e tutto appare diverso, quasi inaspettato, nuovo e bellissimo (non succederà una seconda volta… non so nemmeno come ci sia finita).

La fatica di ritrovare la rotta

Kaiserschmarren-frittata-dolce-con-la-marmellata (foto: federica gögele © mondointasca.it)

Kaiserschmarren-frittata-dolce-con-la-marmellata (foto: federica gögele © mondointasca.it)

A perdersi si fa anche fatica, la strada si allunga, facendosi più erta e difficoltosa, anfratti e gole ci costringono a prove muscolari durissime. Sudore e dubbi ti grondano in testa, ma poi ti fermi in un prato che non potevi immaginare accogliesse tutti quei fiori. Spuntati senza nessuno scopo o velleità di farsi notare da qualcuno, che mai lì si sarebbe fermato ad ammirarli se non avesse smarrito il sentiero! Ed io ci sono capitata… quest’estate, volendo raggiungere la Schwemmalm in Val d’Ultimo, comprensorio sciistico d’inverno e meta di escursionisti durante la bella stagione.

Perdersi in uno scenario stravolto dalla furia del vento

la-distruzione-degli-abeti-rossi (foto: federica gögele © mondointasca.it)

Gli abeti rossi sradicati dalla furia del vento (foto: federica gögele © mondointasca.it)

Come dicevo: le tormente ventose dell’anno scorso hanno letteralmente cambiato i connotati dei versanti. Cancellato sentieri e messo sottosopra tronchi e foreste intere. Non sapevo più dov’ero, non trovavo più i segnali ed i sentieri… ma ho visto fiori meravigliosi!

Non serve uno sguardo tecnico per giudicare i danni ambientali causati dal clima e dalle sue aggressioni: decine e decine di tronchi divelti, con le radici all’aria o spezzati brutalmente. Gli effetti di queste perdite boschive non tarderanno a farsi notare anche negli ecosistemi secondari.
I sottoboschi cambieranno colore e composizione. Si assisterà alla comparsa di nuove specie per le alterate condizioni di luce, acqua e terreno. Perdita di fauna e di habitat, aumento del rischio idrogeologico per mancanza di protezione e mancato consolidamento dei versanti fornito dall’appiglio delle radici arboree.

Perdersi e ritrovarsi con la giusta metrica della natura

Alto-Adige perdersi tra i boschi (foto: federica gögele © mondointasca.it)

Perdersi tra i boschi della Val Passiria (foto: federica gögele © mondointasca.it)

La poesia si compone anche di versi tristi. La realtà sta in questi mutati scenari e nella necessità di un efficace ripristino. Nel trovare la giusta metrica dei versi che la Natura già benissimo aveva saputo comporre. Versi in rime alternate di biodiversità, baciate da tramonti, incatenate a vette maestose. Rime incrociate tra i meandri allegri di torrenti, in un’assonanza di scenari alpini e consonanza di impressioni.

Ci vorrebbe qualche idea per valorizzare tutto il materiale legnoso messo ahimè così rapidamente a disposizione, senza rovinare gli equilibri di mercato e perderne in valore. La pauperizzazione del territorio è già grave. Non serve perdersi per constatalo. Alla fine sono riuscita a raggiungere il rifugio. Il calore della stufa di maiolica mi ha asciugata fin dentro le ossa ed al resto ci ha pensato un’Enzian (grappa fortissima ed amarissima alla genziana)!

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