Domenica 22 Maggio 2022 - Anno XX
Santuario della Dea Fortuna Primigenia sullo sfondo la chiesa di Sant'Antonio Abate (Ph. © emilio dati – mondointasca.it)

Santuario della Dea Fortuna Primigenia sullo sfondo la chiesa di Sant'Antonio Abate (Ph. © emilio dati – mondointasca.it)

Off Rome 4: nella terra dei Colonna da Palestrina a Zagarolo

Il nostro viaggio nella provincia romana si conclude con questa quarta puntata che racconta di Palestrina, Castel San Pietro Romano (tra i Borghi più Belli d’Italia), Zagarolo e i Giganti dell’acqua imponenti da oltre 2000 anni.

Colonna-Barberini Palestrina panoramica sulla città

Palestrina panoramica sulla città al centro il Campanile della chiesa di Sant’Agapito (Ph. © emilio dati – mondointasca.it)

Siamo ormai al giro di boa. L’ultimo tratto del circuito che percorreremo ci riporterà laddove tutto ha avuto inizio, non prima però che questo territorio ci sveli le sue ulteriori ricchezze. Eccoci quindi a Palestrina, un comune di circa ventimila abitanti, il cui abitato tipicamente medievale si sviluppa lungo le pendici del monte Ginestro. Siamo dinanzi all’imponente Palazzo Colonna-Barberini. Dalla strada si intravedere solo la doppia scalinata d’accesso. Su quest’ultima domina il corpo di fabbrica semicircolare, sormontato centralmente da un orologio con cifre romane e una piccola campana.

Superata la rampa, accediamo alla balconata superiore sulla quale ci soffermiamo per ammirare la grande e scenografica architettura che abbiamo dinanzi. Un’ampia gradinata che, seguendo il profilo del palazzo, contorna la cavea centralmente occupata da un artistico pozzo. L’aspetto odierno si deve a Carlo Barberini il quale, agli inizi del 1600, apportò modiche a quanto realizzato nel 1200 dalla famiglia Colonna.

Museo Archeologico nel Palazzo Colonna-Barberini

Palazzo Colonna Museo Archeologico Nazionale, Mosaico del Nilo

Museo Archeologico Nazionale, Mosaico del Nilo, particolare (Ph. © emilio dati – mondointasca.it)

Il Palazzo Colonna-Barberini, attualmente di proprietà comunale, ospita il Museo Archeologico Nazionale Prenestino. Al primo piano, accanto alla biglietteria, il soffitto della sala a sinistra è abbellito dall’affresco del Parnaso mentre le undici sale, suddivise sui tre piani, espongono numerosi reperti ritrovati in situ. Dulcis in fundo, è da ammirare la pregevole fattura del Mosaico Nilotico esposto nell’ultimo piano. Esso era parte di una pavimentazione composta da piccole tessere colorate che illustravano vari momenti di vita durante l’inondazione del Nilo.

Un ritrovamento fortuito ai piedi del palazzo Colonna

Colonna Santuario della Dea Fortuna Primigenia vista centrale dell'emiciclo

Santuario della Dea Fortuna Primigenia vista centrale dell’emiciclo (Ph. © emilio dati – mondointasca.it)

Qualcosa legato a tempi più remoti è situato ai piedi del palazzo Colonna che fu costruito sulla parte terminale del Santuario della Dea Primigenia. Il casuale ritrovamento di questo antico oracolo fu dovuto ai bombardamenti che interessarono l’area durante l’ultima guerra mondiale. Vennero così alla luce, anche con ulteriori opere di scavo, le vestigia di questo sito. Gli esperti lo fanno risalire al II secolo a.C., probabilmente realizzato su un preesistente luogo di culto.

Il Santuario occupava tutto il pendio lungo il quale si avvicendavano vari terrazzamenti; oggi, una lunga scalinata porta ad un livello inferiore, dove sono ancora visibili alcune colonne dell’emiciclo. Da qui si apre un’ampia panoramica sul sottostante centro storico. Secondo gli studiosi, dal pozzo di fronte al colonnato orientale erano probabilmente estratte le tavolette di legno recanti la profezia della Dea.

Castel San Pietro Romano rinasce col Cinema

Colonna Castel San Pietro Romano la Rocca dei Colonna

Castel San Pietro Romano la Rocca dei Colonna (Ph. © emilio dati – mondointasca.it)

Cambiando completamente registro, visitiamo ora uno dei Borghi più Belli d’Italia: Castel San Pietro Romano. Ormai le vicende che permisero a questa cittadina di divenire, negli anni ’50, un set cinematografico sono parte della storiografia locale. Si racconta che il sindaco di allora, Adolfo Porry Pastorel, incontrò Vittorio De Sica il quale era alla ricerca di un paese “scassato” nel quale ambientare i suoi film. L’intraprendente primo cittadino immediatamente propose Castel San Pietro come il “più scassato d’Italia”.

Il sindaco Pastorel con De Sica nel 1953

Il sindaco Pastorel con De Sica nel 1953 quando il paese divenne un set cinematografico (Ph. © emilio dati – mondointasca.it)

Fu l’inizio della rinascita economica del borgo: Pane, amore e fantasia nel 1953; Pane, amore e gelosia, l’anno seguente. Furono i primi due film di successo girati in quei luoghi. Sofia Loren, Gina Lollobrigida, Peppino de Filippo, Totò, Ugo Tognazzi diretti da Luigi Comencini, Dino Risi, Pietro Germi: alcuni tra gli attori e i registi che si avvicendarono in quei luoghi fino al 1970. Oggi nel paese sono segnalate le strade e i palazzi dove furono girate le scene di quelle “pellicole”. Pellicole alle quali parteciparono anche gli abitanti, come improvvisate comparse.

Il Borgo oggi

Colonna Castel San Pietro targa a ricordo di Iacopone da Todi tenuto prigioniero nel 1298

Castel San Pietro targa a ricordo di Iacopone da Todi tenuto prigioniero nel 1298 (Ph. © emilio dati – mondointasca.it)

Dai suoi 700 metri circa d’altitudine lo sguardo spazia sulla valle sottostante in un’ampia panoramica che si coglie maggiormente dagli spalti del castello, utilizzato per manifestazioni culturali e come location della Natività. In quest’ennesima proprietà dei Colonna furono tenuti prigionieri Corradino di Svevia e Jacopone da Todi. Quest’ultimo ricordato da una lapide posta dal comune nel sesto centenario della morte del poeta.

Nelle immediate vicinanze di Palazzo Mocci, in pieno centro, la targa “Panificio e Biscottificio Fiasco” attira la nostra attenzione. È una gestione familiare di quattro donne che da tempo si dedicano a quest’attività e che, come presidio slow food, partecipano alla salvaguardia del Giglietto di Palestrina. È un biscotto nato presso la famiglia Barberini i quali vollero riprodurre i simboli del re di Francia che li aveva accolti durante il loro esilio. La semplicità degli ingredienti, farina, zucchero e uova, contrasta con la difficoltà della loro realizzazione, ormai appannaggio di pochi, abili panificatori.

Zagarolo, la città del giocattolo

Zagarolo abitazioni sulla roccia

Zagarolo abitazioni sulla roccia (Ph. © emilio dati – mondointasca.it)

Abbiamo appena raggiunto Zagarolo è già siamo pronti ad affrontare l’ennesima erta salita per raggiungere il centro storico. Percorriamo il nastro d’asfalto fiancheggiato da un alto costone roccioso sul quale sono abbarbicate le balconate delle abitazioni. Probabilmente con la mente rivolta ancora al cinema, abbiamo l’impressione di essere davanti alla scenografia di un film di fantascienza. I piccoli cubi sporgenti sembrano nidi d’ape le cui propaggini raggiungono direttamente il suolo. Superata questa allucinazione, giungiamo dinanzi al cinquecentesco Palazzo Rospigliosi, imponente struttura che domina l’abitato. Le sue sale, alcune delle quali conservano ancora antiche decorazioni murarie, accolgono il Museo Demoantropologico del Giocattolo.

Zagarolo Museo del Giocattolo

Zagarolo Museo del Giocattolo (Ph. © emilio dati – mondointasca.it)

Sono esposti circa mille oggetti provenienti da collezioni private, da donazioni o legate a mostre temporanee. Il percorso espositivo si sviluppa per tematiche legate alla storia del giocattolo nel XX secolo e alla sua funzione sociale. Sono presenti soprattutto moto, navi e aerei in latta, un materiale economico solitamente stampato su due facce che poi venivano chiuse a pressione. Ma non mancano trenini elettrici, pattini, tricicli, monopattini in legno e alcuni esemplari di bambole impreziosite dai loro corredi di ricchi abiti. Lasciamo questo fantastico mondo e, ritornati adulti, ci dirigiamo verso quella che per noi rappresenta l’ultima tappa, prima del definitivo rientro. 

Giganti dell’Acqua: opere resistenti da oltre 2000 anni

Acquedotto dell’Aqua Marcia Fosso dell’Acqua Rossa

Acquedotto dell’Aqua Marcia nella vallata del Fosso dell’Acqua Rossa (Ph. © emilio dati – mondointasca.it)

Questo circuito ci condurrà a visitare le grandi opere del passato che consentirono agli antichi romani di far arrivare l’acqua ovunque fosse necessaria. Oggi sono ruderi in parte diroccati ma testimoniano ancora la grande ingegnosità dei nostri antenati che riuscirono a superare ostacoli naturali con soluzioni all’avanguardia per l’epoca. Il percorso delle tubazioni solitamente era interrato, ma per attraversare valli e fossati che avrebbero impedito il regolare flusso dell’acqua, furono innalzate monumentali opere ingegneristiche realizzate con calcoli millimetrici.

Acquedotti romani: Ponte Lupo e Ponte della Mola

Giganti dell'Acqua acquedotto della Mola

Cartellonistica per i Giganti dell’Acqua sullo sfondo l’acquedotto romano Ponte della Mola (Ph. © emilio dati – mondointasca.it)

Siamo nella tenuta di San Giovanni in Campo Orazio dalla quale parte la nostra breve e piacevole passeggiata nei prati. Percorriamo così la vallata del Fosso dell’Acqua Rossa per raggiungere il Gigante che ci attende nascosto dietro una curva alberata. Alto 30 metri, lungo 115 e spesso 18, ecco il possente Ponte Lupo, un tratto di acquedotto composto da due file di archi sovrapposti e che, dal 144 a.C., ancora resiste contro le ingiurie del tempo.

Ma ci attende un’altra opera similare ubicata nel territorio comunale di San Gregorio di Sassola. Il punto di accesso è in località La Selciatella da dove percorriamo un sentiero (per un breve tratto basolato) che, in otto chilometri, percorre un anello lungo il quale sono disposti ben tre acquedotti romani. Noi ci fermeremo solo per visitare il primo che incontreremo sul nostro cammino, il Ponte della Mola, il cui lungo frammento si staglia nelle acque del vicino fiume.

Il nostro tour “Off Rome” si conclude qui

L'artista Francesca Friso

L’artista Francesca Friso (Ph. © emilio dati – mondointasca.it)

Ormai è necessario prendere la strada del ritorno ma questo luogo ci ha riservato una sorpresa. Abbiamo avuto modo, infatti, di conoscere Francesca Friso, una cordialissima artista che, pur fugacemente, ci ha concesso l’opportunità di ammirare le opere di Marco Vinicio Carelli, suo amato compagno.

Non certo esaustivo, questo lungo itinerario nella provincia romana è stato un viaggio avanti e indietro nel tempo. In tale continuo alternarsi tra passato e presente abbiamo visto la profondità dello Spazio, i primi dinosauri, testimonianze dell’antica Roma, chiese, castelli e palazzi medievali. Il presente è stato testimoniato, invece, dall’operosità degli abitanti, dalle loro passioni e dalle antiche tradizioni che conservano uno stretto legame con il loro, e nostro, passato.

Info: Tivoli – Agenzia del Viaggiatore – Piazza Palatina 2 – tel. 0774-311608 – www.tivoligrandtour.com

PHOTO GALLERY OFF ROME 4

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Off Rome: Tivoli

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