Martedì 12 Maggio 2026 - Anno XXIV

“Voyager” 2026: Addormentarsi in un’Opera d’Arte

Voyager 2026 Venezia Palazzo Diedo

Esperienza sensoriale vissuta all’interno dell’opera dell’artista Trevor Paglen, ospitata a Palazzo Diedo dal 9 maggio. “Voyager” è un’installazione multimediale immersiva presentata in concomitanza con la 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia.

Voyager 2026 Venezia Palazzo Diedo esperienze sensoriali
Venezia esperienze sensoriali

A Palazzo Diedo, a Venezia, l’arte contemporanea smette di essere soltanto visione e diventa esperienza fisica, mentale, quasi ipnotica. Oltre alle varie sale espositive dove sono in bella mostra opere di artisti contemporanei affermati o emergenti, ho trovato sensazionale immergermi in un’esperienza alquanto singolare.
Si tratta di “Voyager” (2026), un’installazione multimediale immersiva, opera dell’artista e geografo Trevor Paglen, ospitata a Palazzo DIedo in concomitanza con la 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia.

Mi sono addormentata dentro un’opera d’arte. Ebbene sì, mi sono addormentata all’interno di un’opera d’arte. O forse era esattamente ciò che l’opera – o meglio, l’artista – voleva provocare nel visitatore. Entrare dentro Voyager non ha significato osservare un’opera, ma viverla in prima persona.
Dopo aver letto la guida destinata ai visitatori – molto dettagliata e disponibile in varie lingue – mi sono preparata alla sessione, che si svolgeva esclusivamente in inglese.

Divano, cuffie e si incontra Morfeo

Voyager 2026 Venezia Palazzo DiedoVoyager utilizza sceneggiature audio ipnotiche, software di biofeedback, sensori di pulsazioni, cuffie e una cabina di isolamento per interagire con il partecipante.
Sono entrata nella cabina senza sapere realmente cosa aspettarmi. Mi sono sdraiata, un po’ titubante per la verità, su un comodo divano analitico di colore bianco burro; ho indossato le cuffie e un sensore per il controllo dei battiti cardiaci.

A un certo punto mi è stato chiesto di scegliere il percorso che preferivo.
Ho risposto semplicemente: “Three” come indicato nella guida. Una voce iniziava a guidarmi con parole che non comprendevo del tutto in quanto erano tutte in inglese. In ogni caso, la voce, era talmente calma, sommessa che mi infondeva tanta serenità e tranquillità. La sensazione non era più quella di trovarmi in uno spazio espositivo veneziano, ma dentro una “sospensione gravitazionale”. Il tempo ha iniziato lentamente a perdere consistenza.

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Sogno e abbandono

Voyager 2026 Venezia Palazzo DiedoLa voce, i suoni, il ritmo del respiro, l’isolamento della cabina: tutto contribuiva a creare uno stato intermedio tra ascolto, sogno e abbandono.
La parte più razionale di me, ha smesso di controllare. È stato il corpo a entrare nell’opera prima ancora del pensiero e … Mi sono addormentata.
L’esperienza avrebbe dovuto durare venticinque minuti. Per me ne sono trascorsi trentacinque. Lo ricordo perfettamente.

Prima di dare avvio al percorso – che avviene indossando le cuffie auricolari avevo controllato l’orario, proprio per verificare con precisione il tempo impiegato. 
Mi sono risvegliata improvvisamente a causa di un rumore proveniente dall’interno della cabina, quasi un richiamo alla realtà, come se qualcuno o qualcosa mi stesse riportando indietro. Mi sono alzata lentamente avvertendo un leggero stordimento. Uscendo dalla cabina, ho avuto la sensazione di riemergere da uno spazio mentale più che fisico.

Voyager ti accompagna nello spazio cosmico
Voyager 2026 Venezia Palazzo Diedo
Esperienza sensoriale immersiva

Voyager non chiede necessariamente di capire tutto. Non è un’opera da interpretare soltanto con la logica. È un’esperienza che agisce a un livello più profondo: percettivo, sensoriale, quasi ipnotico.
Ci si trova soli, guidati da una voce artificiale ma stranamente intima, dentro un ambiente che sembra interrogare il rapporto tra coscienza, tecnologia e presenza.

Il titolo richiama inevitabilmente le sonde Voyager lanciate nello spazio. E in effetti anche qui si ha l’impressione di essere inviati altrove, non nello spazio cosmico, ma in uno spazio interiore. Forse è proprio questo il punto più interessante dell’opera di Paglen: il superamento della semplice esperienza immersiva digitale. Non siamo più dentro il “Meta” inteso come tecnologia o simulazione.

Siamo oltre, in una zona dove il confine tra umano e artificiale, veglia e sonno, coscienza e percezione diventa sottile. Probabilmente il momento più autentico della mia esperienza è stato proprio quello che non avevo previsto, ovvero addormentarmi dentro l’opera. Perdere il controllo del tempo. Lasciare che fosse l’opera ad abitare in me, e non il contrario.

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Informazioni: https://berggruenarts.org/it/

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