
C’è un verso di Dante, nel sesto cerchio del Paradiso, che brilla di una luce particolare: “Nacque al mondo un sole”. Quel sole era Francesco d’Assisi. Oggi, a ottocento anni dalla scomparsa del Poverello, il Ravenna Festival sceglie proprio quel chiarore per illuminare la sua XXXVII edizione.
Dal 21 maggio all’11 luglio 2026, la città bizantina e il suo territorio si trasformano in un palcoscenico diffuso, con oltre cento alzate di sipario e un esercito pacifico di mille artisti pronti a raccontare come la spiritualità francescana continui a parlare ai linguaggi del presente.
Non è solo un omaggio storico, ma una bussola etica. Il Ravenna Festival 2026, sostenuto dal Ministero della Cultura e dagli enti locali, si dipana tra le navate delle basiliche patrimonio UNESCO, le piazze jazz e i teatri di confine, cercando in ogni nota quella “perfetta letizia” che è armonia con il creato e con l’altro.
Muti e la Sinfonia dello Spirito

Il cuore pulsante della rassegna non poteva che essere Riccardo Muti. Il Maestro esplora il legame tra Francesco e le arti visive dirigendo Nobilissima visione di Hindemith, partitura nata proprio dalla suggestione degli affreschi giotteschi. Ma Muti non si limiterà al podio: in un incontro d’eccezione con il filosofo Massimo Cacciari, approfondirà come l’ombra (o meglio, la luce) del Santo abbia allungato i suoi riflessi su Dante e Giotto.
Il Maestro rinnova inoltre il suo impegno educativo con la seconda edizione di Cantare amantis est: due giorni di lezioni aperte a coristi di ogni età, perché il canto, come diceva Sant’Agostino, è l’espressione massima di chi ama. Muti sarà protagonista anche di un programma che spazia da Verdi a Ravel, confermando il legame profondo con la sua Orchestra Giovanile Luigi Cherubini.
“Cum tucte le tue creature”: L’Ecosistema Francescano

Il fil rouge francescano contamina ogni genere. Nella Basilica di San Francesco, l’Ensemble Micrologus ricostruirà le sonorità originali del Cantico delle Creature, mentre il debutto de Il Santo folle di Barbieri e Fera indagherà lo storico e rivoluzionario incontro tra il Santo e il Sultano. Non mancherà la voce della storia con Franco Cardini, accompagnato dall’ensemble laReverdie.
Ma Francesco è anche il santo che parlava ai lupi e agli artigiani. Così, il Festival esce dai luoghi canonici: l’opera da quartiere dell’Orchestra La Corelli porterà la storia del lupo di Gubbio tra le strade di Ravenna, mentre Giorgio Battistelli con OperaPaese trasformerà il lavoro manuale degli artigiani locali in un’audace performance di teatro musicale.
La natura, invece, sarà la vera protagonista di Romagna in fiore, rassegna ecosostenibile che tra maggio e giugno abiterà i paesaggi della regione.
Un Cartellone di Stelle: Da Anne-Sophie Mutter a Jeff Mills

L’apertura del 21 maggio è affidata a una regina del violino, Anne-Sophie Mutter, che insieme alla Royal Philharmonic Orchestra diretta da Vasily Petrenko celebrerà Beethoven e Mahler.
È solo l’inizio di una parata di grandi nomi: il ritorno di Kent Nagano, il barocco della Münchener Kammerorchester con Enrico Onofri e il virtuosismo del Premio Paganini Giuseppe Gibboni.

Il Festival abbatte poi gli steccati tra i generi. Alla Rocca Brancaleone e al Pavaglione di Lugo si passerà dal jazz colto di Stefano Bollani e la chitarra leggendaria di Pat Metheny, fino alle sperimentazioni techno di Jeff Mills. Notevole la presenza di Nicola Piovani, che dirigerà Padre Cicogna su testo di Eduardo De Filippo, con la voce magnetica di Toni Servillo. E per chi cerca l’energia del contemporaneo, spazio alla Rap-Union in collaborazione con Under Fest e al talento pop-folk di Emma Nolde.
Parole, Schermi e Visioni

Il Trebbo in musica a Cervia-Milano Marittima si conferma il salotto delle grandi narrazioni. Quest’anno vedremo Ambra Angiolini interpretare Stefano Benni, il podcaster Pablo Trincia rileggere il capolavoro di Truman Capote A sangue freddo, e Massimo Zamboni (ex CCCP) confrontarsi con l’eredità di Pasolini. C’è spazio anche per la grande letteratura russa con Paolo Nori e per l’omaggio a Grazia Deledda firmato da Paolo Fresu e Mariangela Gualtieri.
Il teatro, specchio delle inquietudini del mondo, vedrà Fanny & Alexander continuare il viaggio nella saga di Elena Ferrante con Storia del nuovo cognome, mentre Marco Martinelli “rimetterà in vita” l’Antigone di Sofocle coinvolgendo gli adolescenti di Napoli e Pompei in un ponte ideale tra Nord e Sud.
Il Corpo e la Grazia: La Danza

La sezione danza promette meraviglia con la prima italiana di Murmuration Level 2 di Sadeck Berrabah, coreografo che ha ridefinito il concetto di movimento geometrico.
Il visionario Yoann Bourgeois porterà a Ravenna la sua poetica della sospensione e della caduta, mentre la Sergio Bernal Dance Company incendierà il palco con il vigore del flamenco e il fascino del Bolero.
Come da tradizione, il gran finale sarà affidato ai giovani talenti dello Youth American Grand Prix, le stelle del domani che danzeranno accanto alle étoiles di oggi.
Un Ravenna Festival che Cura e Accoglie

Forse il tratto più autenticamente francescano di questa edizione risiede nella sua “residenza di cura”. Il pianista Filippo Gorini, oltre ai concerti ufficiali, porterà la sua musica all’interno di strutture di accoglienza, convinto che l’arte debba abitare anche i luoghi della fragilità.
È un Festival che non si limita a esibirsi, ma vuole incontrare: lo farà nelle basiliche bizantine con i cori estoni di Vox Clamantis e lo farà nelle periferie cosmopolite come Lido Adriano, dove il Grande Teatro metterà in scena il classico cinese Viaggio in Occidente.
In questo 2026, Ravenna non celebra solo un anniversario. Cerca, tra le macerie di un tempo complesso, quel “Sole” che ottocento anni fa indicò una via di armonia, rispetto e bellezza. Il sipario sta per alzarsi: che la luce di Francesco, attraverso la musica, possa splendere su tutti.
Il programma in dettaglio: https://bit.ly/ProgrammaRF2026
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