Mercoledì 5 Ottobre 2022 - Anno XX
Intramontabile Giraglia

Intramontabile Giraglia

Barche moderne e ipertecnologiche, imbarcazioni d’epoca e “normali”. A condurle manager, industriali, uomini di cultura, professionisti, ma anche migliaia di velisti dilettanti. Tutti insieme, nella regata d’altura più famosa del Mediterraneo

La Giraglia, la regata d’altura più importante del Mare Nostrum. Prende il nome dallo scoglio che si trova al largo di Capo Corso, a nord della Corsica. Come tutte le regate che hanno più di mezzo secolo di vita, anche la Giraglia ha una storia fatta di aneddoti, uomini, barche e di racconti di mare e non solo corse sull’acqua da raccontare. Anche la sua nascita è ormai leggenda. Carlo Croce, presidente dello Yacht Club italiano, era solo un bambino quando fu inventata la regata, per volontà di suo padre Beppe, lo storico presidente dello Yacht Club e di Réné Levainville, allora presidente dello Yacht Club de France. Seduti a un tavolo di un bistrot parigino una fredda sera d’inverno, concepirono i tratti di una regata unica in Mediterraneo: i partecipanti sarebbero partiti da un porto francese e uno italiano ad anni alternati, avrebbero girato lo scoglio della Giraglia in Corsica e sarebbero tornati indietro. Erano anni in cui le regate d’altura stavano prendendo piede in Mediterraneo, ma erano ancora appannaggio di spericolati pionieri amanti della competizione in mare. La Giraglia divenne la più famosa e la conferma della sua formula venne avvalorata negli anni successivi dal numero crescente di partecipanti. Alla prima, da Cannes a Sanremo, parteciparono ventidue barche; la cinquantesima, celebrata nel 2002, ne ha viste 180 e 170 quella di quest’anno.

L’evoluzione della regata

Un tempo la Giraglia occupava molti più giorni del tempo necessario a percorrere la distanza fra il porto d’arrivo e quello di partenza dopo aver doppiato lo scoglio dal quale prende il nome. Le barche e lo spirito con il quale i velisti affrontavano la competizione erano diversi. Non c’erano scafi open da regata, come quelli che si vedono oggi fra i numerosi partecipanti divisi in classi diverse. Le imbarcazioni erano abitabili, tutto l’equipaggio dormiva e mangiava a bordo anche durante i trasferimenti prima e dopo la regata. Insomma alla fine ci volevano circa dieci giorni. Le barche raggiungevano il porto di partenza in varie tappe, durante le quali gli equipaggi si fermavano nelle località più famose della costa ligure e francese, per cenare in un ristorante dove era facile incontrare anche altri che avevano fatto la stessa scelta. I trasferimenti erano un pretesto per trascorrere alcuni giorni con gli amici, da effettuarsi senza fretta, per godersi la libertà di alcuni giorni sul mare. A bordo non c’erano professionisti: si correva con amici e con i figli, con l’aiuto di un paio di marinai e la regata poteva durare anche quattro giorni. Oggi alla Giraglia partecipano anche barche ipertecnologiche, che impiegano da 24 a 48 ore a percorrere la “lunga”, il percorso di circa 243 miglia, a seconda delle condizioni del vento. Dal legno si è passati al carbonio e al Kevlar. Al timone di alcuni di questi gioielli moderni si ritrovano quelle stesse persone che, nelle prime edizioni, erano bambini a bordo, come Luca Bassani, titolare oggi di Wally Yachts, che prese parte alla sua prima Giraglia nel 1971, o come Carlo Puri Negri, oggi presidente della Pirelli Real Estate e che partecipò per la prima volta quando aveva quindici anni. Personaggi famosi e da molti anni presenti sulla linea di partenza sono, fra gli altri, anche Marco Tronchetti Provera, Giorgio Falck, Riccardo Bonadeo e Pigi Loro Piana. Con la partecipazione di barche così diverse fra loro sono state introdotte nuove regole per determinare i risultati: oltre al vincitore assoluto in tempo reale, quello che per primo arriva a Genova, calcoli piuttosto complessi (tempo compensato) stabiliscono i vincitori di ogni classe e del vincitore della regata considerato l’handicap.

La nuova formula

Che cosa non è mai cambiato nell’arco di 51 anni? Lo scoglio della Giraglia. E’ rimasto l’unico punto fisso della regata. Il porto di partenza e quello d’arrivo sono cambiati spesso. La seconda edizione e quelle fino al 1958 si disputarono da St Tropez a Sanremo; poi seguì un periodo in cui St Tropez fu alternata a Tolone. Ci fu anche un’insolita edizione tutta italiana nel 1990, con partenza a arrivo a Sanremo. Le sette edizioni successive furono corse fra Sanremo e Le Lavandou, per poi riscegliere St Tropez nel 1998. Il 2000 scelse Genova al posto di Sanremo, come porto d’arrivo, sede fra l’altro delloYacht Club Italiano. Da sei anni la formula è rimasta invariata. Il prestigioso marchio d’orologeria Rolex è diventato partner ufficiale della Giraglia e la regata è diventata anche un evento mediatico. Oltre alla “lunga”, la regata tradizionale di 243 miglia, la Giraglia si è trasformata in una settimana di regate costiere e avvenimenti mondani a Saint Tropez, che culminano con la prova d’altura tradizionale rimasta invariata, dopo la suggestiva cena organizzata alla cittadella della cittadina francese. Si parte da St Tropez e si arriva a Genova. Sperando nel vento. Eh, sì perché il vento che si fa desiderare è, purtroppo, un altro dei temi ricorrenti di questa regata. Ne sa qualcosa Luca Bassani che nel 1971 non riuscì a terminare per colpa della bonaccia, o ancora Riccardo Bonadeo, costretto nel 1976 a rimanere giorni e giorni in mare (completò il percorso in 72 h 49’ 16″) a bordo del suo Rose Selavy ad aspettare la benevolenza del dio Eolo. E ancora rimangono i tramonti, i panorami, la velocità, l’attesa dei risultati, lo spettacolo del giorno della partenza da St Tropez.

Barche e personaggi

Pensando alle barche e ai personaggi che hanno partecipato alla Giraglia non si può fare a meno di ricordare Ea. Lunga 19,30 metri e costruita nei cantieri Baglietto di Varazze, Ea nasce con la Giraglia e partecipa a 9 edizioni, vincendone tre in tempo reale. Per numero di partecipazioni solo Mait II, barca del 1957 disegnata da Olin Stephens, fece meglio, con 13 edizioni al suo attivo. Oltre ai personaggi che hanno segnato un’epoca, la storia della Giraglia rappresenta una chiave di lettura per l’evoluzione del design delle barche a vela. Basta pensare ai progettisti che hanno segnato i diversi periodi, da Jack Laurent Giles negli anni Cinquanta, a Sparkman & Stephens nel decennio successivo, a German Frers a partire dal 1979 con Guia 2000, il primo scafo al mondo in sandwich, di proprietà di Giorgio Falck, che vinse quell’edizione e ancora nel 1983. Gli anni Novanta segnano l’esordio dei Wally, barche in carbonio e materiali compositi, dalle linee eleganti e pulite, pensate per essere portate da un equipaggio ridotto, per essere veloci e competitive in regata e allo stesso tempo confortevoli in crociera. Al primo esemplare, Magic Carpet, seguirono Tiketitan, Nariida, Kauris II e Edimetra VI.
Ma fra i numerosi equipaggi che partecipano alla famosa regata, capita di incontrare talvolta anche qualcuno che si prende un po’ meno sul serio. Che “fa” la Giraglia con lo scopo di divertirsi, mangiare bere e …arrivare. Un esempio è proprio quello di Nina VIII dell’armatore Riccardo Eberhard, nipote del famoso zio che nel 18973 fondò l’omonima casa di orologi. Alla ricerca di una barca con la quale attraversare l’Atlantico, si imbattè in Nina. Scrutandola da cima a fondo, scoprì una targhetta dietro l’albero sulla quale era scritto che aveva vinto la Giraglia nel 1974, quando si chiamava Nineight. Eberhard non resistette alla tentazione e volle partecipare alla cinquantesima edizione.

La Giraglia 2003

Oltre che per l’alto numero di partecipanti l’edizione del 2003 sarà ricordata come quella nella quale è stato stabilito un nuovo record.
Dal 1998 regnava imbattuto Riviera di Rimini, di Giorgio Benvenuti, che aveva percorso le 243 miglia in 24 ore, 21 minuti e 47 secondi. Quest’anno qualcuno ha saputo fare meglio. Alfa Romeo, l’imbarcazione dell’australiano Neville Crichton, ha concluso in 22 h 31’ 48″. Lo scafo d’argento stupisce chiunque lo guardi, anzi lo ammiri.
Chi scrive ha avuto occasione di farlo in occasione della terza regata costiera a bordo di un’altra imbarcazione che di Giraglia ne ha fatte tante, MySong di Pigi Loro Piana. Durante il lungo bordo di bolina per arrivare alla prima boa, con l’equipaggio sopravento, gambe e testa in fuori, MySong procede spedita, timonata da Matteo Ivaldi, con in mente solo un obiettivo: arrivare davanti a Idea di Raffaele Raiola. Per superarla in classifica basta tagliare la linea d’arrivo un minuto prima della barca dell’armatore napoletano che guida la classifica provvisoria della classe dei Maxi, la stessa di My Song.

Alfa Romeo avanza come un vero siluro. Poiché iscritta in un’altra classe non rappresa alcuna minaccia per la barca del re del cachemere. Per l’equipaggio è spontaneo guardarla avanzare in modo regolare, avvicinarsi e sorpassarci con incedere da vera regina, mentre prosegue indisturbata verso la boa. Per la cronaca MySong ha difeso fiera la sua posizione, ma alla fine dell’ultimo lato del percorso della terza regata costeira, ha dovuto cedere al sorpasso di Idea che ha tagliato il traguardo pochi metri davanti. La classifica finale dopo la “lunga” ha visto My Song al 4° posto, dopo Idea al 3°, Enigma of London al 2°. Ha vinto la 51° Giraglia in tempo compensato Alexia.

Tutti i record della Giraglia

1961 Xingu 30h 51’45″
1966 Stella Polare 29h 00’ 00″
1984 Benbow 27h 24’30″
1998 Riviera di Rimini 24 h 21’ 47″
2003 Alfa Romeo 22 h 31’ 48″
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