Venerdì 14 Agosto 2020 - Anno XVIII
Terza età: sarebbero questi i cari vecchietti?

Terza età: sarebbero questi i cari vecchietti?

Nessun sorriso ironico, please! Sapersi godere la vita è segno di maturità. Vi raccontiamo del terribile morbo del “viaggiatore” al quale sopravvivono, meglio di altri, i “meno giovani”. Anche senza vaccino

terza età Sapersi godere la vita è segno di maturità

Sapersi godere la vita è segno di maturità

Si fa un gran parlare, nel mondo del turismo e dei viaggi, di quella che comunemente si chiama “terza età”, nell’intento – ovviamente – di identificare un target nuovo, di trovare un serbatoio di clienti freschi, di “prede” da raggiungere con proposte allettanti ma assennate. L’espressione “terza età” – consentitemelo – fa un po’ tristezza; almeno a me, forse perché la terza età l’ho raggiunta – diciamolo pure – da qualche anno, se si può far risalire questa definizione al periodo che inizia dai 55-60 anni dell’individuo, anche se oggigiorno i limiti si sono allungati e nessuno si sentirebbe più di chiamare “vecchio” un signore o “vecchia” una signora che ha appena superato la sessantina. Dunque propongo: via la dizione terza età, avanti la qualifica un po’ ironica e certamente più gentile di, che ne so, “cari vecchietti” o quella, senza dubbio più chic, magari meno comprensibile, certamente più snob, di oversixty.

Oversixty dappertutto

terza età Capo Nord

Capo Nord

Gli “oversixty” negli Stati Uniti sono clienti-viaggiatori di tutto riguardo; anzi, sono i veri fruitori dei viaggi e delle crociere, i clienti ideali delle agenzie e degli operatori turistici. Viaggiano di più degli altri: perché hanno più tempo (sono in pensione o retired, come si usa dire), hanno più soldi in tasca e più voglia di togliersi dalla triste realtà di una provincia un po’ gretta e noiosa o di fuggire da città caotiche e spietate come New York e compagne. Anche da noi sta diventando così. Sempre più anziani, magari soli, o con famiglie dove tutti sono sistemati e non hanno tempo (e voglia) di occuparsi di loro. E se i cari vecchietti sono in coppia meglio ancora: molti desiderano godersi gli ultimi raggi di sole di una vita trascorsa spesso faticando, mettendo da parte soldi, allevando figli e facendo la guardia ai nipoti. E allora ecco che gli oversixty diventano facili obiettivi, ideali per gli operatori turistici in grado di offrire di tutto un po’: svago e riposo, distrazione e relax, villaggi tropicali, città da scoprire, capitali da esplorare, isole dove splende sempre il sole, piacevoli resort seminati nel mondo. Ma anche piccole “avventure senza pericoli” in paesi che suscitano curiosità e offrono il destro per uno sguardo in mondi diversi e interessanti, luoghi che durante un’intera vita di lavoro non si è potuto visitare e conoscere. Tutto sta a individuare quello che è possibile e accettabile – senza traumi – per persone di età non più “verde”. Persone che però – grazie all’esperienza acquisita e al fatto che salute, tempo e danaro glielo permettono – spesso sono più disponibili a prendere un aereo o un pullman e a fare centinaia o migliaia di chilometri per “cambiare aria”, per divertirsi.

Nonni USA e nipotini

terza età Uno splendido tramonto nel Botswana

Uno splendido tramonto nel Botswana

Anni fa nel bel mezzo del bush – o savana – del Botswana (Africa del sud) mi sono trovata a dormire in un campo tendato molto spartano e a fare ogni giorno tre safari fotografici piuttosto rudi con una strana famigliola: nonno e nonna, ancora molto in gamba ma entrambi sulla settantina, americani di Filadelfia, benestanti ed elegantissimi in tenute safari doc, con tre nipotini dagli otto ai tredici anni. Era un piacere vedere questi “nonnetti sprint” che facevano da genitori ai tre ragazzini – due maschi e una femmina – vestendoli, seguendoli nei pranzi e nelle cene al campo, intrattenendoli, raccontando storie di animali e vivendo con loro un’indimenticabile avventura africana. Mi sono chiesta – e ho chiesto loro – se fosse il primo viaggio che facevano. Mi risposero allegramente che due volte all’anno prendevano i nipoti e facevano un viaggio assieme, per vivere (o rivivere?) in loro compagnia un momento di gioventù, per ricevere la ricchezza di nuove esperienze, magari mai fatte prima, con spirito di grande disponibilità e apertura mentale. Mi sono detta: non ho figli, ma spero davvero di poter viaggiare in questo modo finché le forze non mi lasceranno.

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