Sabato 28 Maggio 2022 - Anno XX
Il presepe Arnolfo di Cambio

Il presepe Arnolfo di Cambio

Fascino e tradizione del Presepe

La tradizione dei presepi ha quasi mille anni. Il primo presepe di San Francesco risale al 1223. A Napoli si diffonde nel settecento. Laboratori e atelier di “pupari” famosi oggi si trovano a San Gregorio Armeno, nel centro storico di Napoli, ma anche a Lecce e Caltagirone

Figura per presepe del sec. XVIII
Figura per presepe del sec. XVIII

Dal primo presepe di San Francesco (Greccio, anno 1223) a quello di Arnolfo di Cambio (1280) nella basilica di Santa Maria Maggiore a Roma. Malgrado le sterili polemiche dei nostri giorni, la tradizione natalizia è più che mai viva. Seguono nel tempo le “figurarum scultores” lignee e a grandezza naturale, che compaiono nelle cappelle napoletane del XV secolo. Arte antica e tradizione, dunque, che si diffonde maggiormente nel Settecento. Secolo d’oro del presepe a Napoli, in concomitanza con il Regno di Carlo III di Borbone. La città partenopea diventa una grande capitale europea, alimentando una fioritura culturale e una creatività artistica anche in questo campo. Ma la tradizione dei presepi è viva anche in altre parti d’Italia.

Il re di Napoli appassionato di presepi

tradizione Presepe Cuciniello, XVIII se. foto Sailko

Presepe Cuciniello, XVIII se. foto Sailko

In gara con il sovrano. I nobili lo imitano realizzando opere scenografiche con materiali particolari, tessuti, pietre preziose. La viscerale passione reale per il presepe, la manualità e l’invenzione, coinvolge architetti e artisti di Palazzo Reale. Si realizzano sofisticati marchingegni teatrali e in città decolla un’attività scultorea manuale che dà vita alla creta.
Il culto per il presepe prende corpo nei laboratori e atelier dei “pupari” di San Gregorio Armeno, nel centro storico di Napoli. Lo straordinario spaccato dell’eredità della cultura partenopea si mantiene vivo attraverso mesi di lavoro e ogni anno si generano sorprendenti proposte presepiali.

I cartapestai Salentini

tradizione Statuina in cartapesta

Statuina in cartapesta Laboratorio Riso

La lavorazione della cartapesta, una tradizione antica Crogiolo d’arte e di ingegno, Lecce a Natale fa rivivere la sua più nobile tradizione artigianale; quella dei lavori in cartapesta. Fantasie di carta, legate alla splendida stagione barocca. Una passeggiata nel centro storico svela angoli segreti, boutique esclusive e laboratori dove gli artigiani salentini lavorano la cartapesta e la pietra leccese (altra peculiarità locale); espressioni di un linguaggio popolare squisitamente mediterraneo. Nelle gallerie e botteghe di Piazza Duomo, si incontrano personaggi popolari del presepe, scenografie teatrali, sculture di diverse dimensioni, raffigurazioni sacre, festoni e ghirlande. Di grande effetto i modelli di santi “lievitanti”, madonne, crocefissi e figure di presepe che hanno reso celebre l’artigianato salentino. Un repertorio di statuette raffigurano la natività e i pastori, con visi e mani in terracotta. Dopo l’iniziale fase dell’impagliatura, si modellano corpo e testa e si procede alla vestizione di abiti. Vengono impiegati fogli di carta trattati con colla e farina, ripassati da cucchiai roventi coperti da gesso, levigati e resi vivi con colori a tempera o a olio. Data la leggerezza, la cartapesta è particolarmente indicata per le imponenti statue di santi e patroni da trasportare in processione. Una tecnica antica che proviene da Napoli, dove dal Seicento al Settecento i maestri cartapestai misero a punto coreografie e apparati scenici per cerimonie e feste. Un materiale povero ma molto duttile, facilmente modellabile e dai sorprendenti esiti veristi. Le sacre immagini di culto venivano custodite nelle chiese, nelle confraternite, nei conventi e persino nelle dimore di famiglie nobiliari.

Su moltiplicano i laboratori

Con il moltiplicarsi di laboratori e atelier della cartapesta, è avvenuto il rilancio di una forma d’arte applicata, molto sentita e di elevata dignità artistica. E non poteva essere diversamente nel Salento, custode di attività artigianali legate alla realtà del territorio dal punto di vista dei materiali: legno, pietra e giunco. Anche a Lecce, come a Napoli e a Caltagirone, a Natale la famiglia si raduna attorno alle scenografie con devozione e raccoglimento. Alla iconografia religiosa si accompagna oggi una produzione moderna svincolata dai temi classici, fatta di bambole, maschere, statuette e oggetti di interior design. Tra i laboratori di Lecce troviamo Calasso, via Francesco Rubichi 9 e Di Donfrancesco, via D’Amerio 1/B, specializzato nel restauro di statue sacre in cartapesta.

Caltagirone, piccola capitale natalizia

tradizione Chiesa di San Giuseppe ai piedi della scalinata SS.ma del Monte

Chiesa di San Giuseppe ai piedi della scalinata SS.ma del Monte

Come mai tanta “voglia” di presepi, a Caltagirone? E’ presto detto.
Un intreccio di tradizione e cultura che si perdono nella notte dei tempi e la storia dell’uomo che ha sedimentato attività umane, occasioni di scambio e di lavoro, radicandone gli usi. E inoltre la reggenza borbonica composta da un sistema ricco di città regie che incentivano lo sviluppo delle attività artigianali e mercantili, con scambi commerciali e crescita sul territorio di congregazioni religiose internazionali, oltre a tredici conventi, sorti a tutela degli interessi degli artigiani. Caltagirone, con una punteggiatura territoriale molto varia, svolge in tempi diversi il ruolo di piccola capitale. Un comprensorio di rapporti funzionali alla vita civile e al lavoro, che gode di una posizione geografica chiave, su uno sperone sovrastante, a seicento e otto metri d’altitudine, le valli di Catania e di Gela e lungo il passaggio dai monti Erei ai monti Iblei. Caltagirone conserva parte dell’impianto medievale sopravvissuto al terremoto del 1693. Rientra nelle città di dimensione intermedia ma con una vocazione popolare, discorsiva e favolistica del barocco. L’architettura qui si è sviluppata nel periodo liberty attraverso un linguaggio moderno di ampio respiro, nelle forme e nella suggestione di una storia antica. Nella cittadella è evidente la continuità storica e la capacità degli artigiani di esprimere nei manufatti una dimensione urbana e culturale.

Ceramiche famose in tutta Europa

La caduta dell'asino di Giuseppe Vaccaro

Le piccole statuine (charmantes figurines representant des Siciliens en costumes nationaux) abilmente modellate e colorate, raffiguranti diversi tipi e costumi della tradizione siciliana, diventano molto famose tra i viaggiatori europei dell’Ottocento.
“L’Itinéraire de l’Italie et de la Sicile” (1882) di A.J.Du Pays, più completo di un Baedeker, cita dove trovarle sulla strada da Caltagirone a Castrogiovanni, giù, fino a Siracusa. Prodigiose scenette di vita quotidiana popolaresca raffigurate dai maestri della ceramica di Caltagirone tra il Settecento e l’Ottocento, in particolare da Giacomo Bongiovanni e Giuseppe Vaccaro, rispettivamente zio e nipote. Da secoli, stoviglie e tegole, formelle di pavimento e rivestimenti, acquasantiere, vasi, rientrano nei repertori correnti.

Soggetti sacri e profani

tradizione Presepe dei maestri artigiani di Caltagirone

Presepe dei maestri artigiani di Caltagirone

Si consolida una numerosa compagine di artigiani che impastano l’argilla modellando scene sacre o profane. Giacomo plastifica figure in terracotta esibendo una padronanza materica. Liscia, torce e ritorce con colori a tempera e olio stesi a freddo, soggetti di estremo realismo.
Dai temi sacri della Natività passa alla raffigurazione di villici delle contrade, gente umile e misera che pur sempre trova posto nelle scene del presepe, fino a giungere a formare quadretti di interni familiari e scene campestri; bambocciate, gozzoviglie, ebrietà, tripudi, con tocchi arditi e resa nitida, in netta contrapposizione con i fasti delle classi aristocratiche. Ma nel frattempo maturano tempi nuovi per portare alla ribalta classi meno abbienti e personaggi di mare e di terra, raccontati da Verga nei Malavoglia.

Ritualità dei presepi

Sono di casa qui i presepi nei numerosi musei ed esposizioni private. Il più coinvolgente è quello che riproduce scenograficamente il centro storico di Caltagirone con la sua cromatica scalinata, in circa duecentocinquanta metri quadrati. E non solo. Oltre alle rappresentazioni canoniche e formali, i famosi “santari” o “pasturai” modellano nuovi personaggi per collezionisti che ambiscono mostrare ai cittadini le loro realizzazioni ogni anno, ampliate da “quadri”, scene o personaggi in materiali diversissimi fra loro, di dimensione minuscola o grande, sotto teche di vetro o sui comò settecenteschi. E la scoperta dei presepi avviene di casa in casa, tra meraviglie, musiche, luci e penombre. A casa Iudica ad esempio, statuine antiche e recenti, rapiscono l’animo per la ricercatezza scenografica e materica. Si scorgono capolavori antichi o proposte moderne, a dimostrazione della continuità con la tradizione del passato. Merita un accenno anche il presepe dei Frati Cappuccini, allestito in una cripta rinascimentale del museo, con quadreria. Lo scorrere del ruscello, la volta stellata, le lucette di fuochi sparsi nel paesaggio, il muschio odoroso, la scia della cometa, le musiche, il commento, scandiscono in sequenza episodi della Natività fino allaResurrezione. Un’atmosfera avvertita nel profondo dell’anima.

Tradizione dei Presepi e ceramiche alle “Ciminiere”

In mostra il meglio della produzione ceramistica dei maestri artigiani di Caltagirone. Presepi rari, curiose e affascinanti immagini che testimoniano l’universalità e la persistenza dei valori popolari nella iconografia natalizia della tradizione nella civiltà occidentale. La novità è il grande presepe monumentale animato, allestito all’interno della mostra, che occupa uno spazio di oltre cento metri quadrati. Un vero e proprio antico borgo siciliano, ricostruito in tutti i dettagli, con case di gesso, calce, pietra e legno, contornate da mille lampadine colorate che danno un suggestivo tocco natalizio. Ad animare il piccolo borgo, più di cento figurine in terracotta che con il loro movimento meccanico riproducono con verismo scene di vita quotidiana. Una meraviglia mobile.
Un altro itinerario mostra foto d’epoca con impressi panorami e scorci di Caltagirone, accoppiati a testi che raccontano la tradizione del Natale fatta di nenie, di antiche ricette culinarie, di arcane preghiere che si potevano apprendere solo nella notte Santa, per concludersi con l’immagine delle due figure più emblematiche del nostro presepe tradizionale: ovvero l’angelo che dà l’annunzio dell’evento divino e lo stupore che tale messaggio genera nell’uomo, sintetizzato nella figura dell’ “u spavintato du casebbio” (l’intimorito, l’attonito). Queste ultime due immagini, non accompagnate da testi, rimandano il visitatore alla spiegazione iniziale posta all’ingresso della mostra, consistente nella Genealogia di Cristo tratta dal Vangelo di Matteo, a significare che è proprio nel presepe che ognuno può ritrovare le proprie origini e il comune senso della vita che rende eguali tutti gli uomini del mondo. Presenti altresì importanti collezioni private come quella dell’avvocato Luigi Colaleo, dell’Azienda Autonoma Soggiorno e Turismo di Caltagirone e quella dei coniugi Iudica-Grosso, i cui pezzi sono ospitati, in modo permanente, presso il Museo del Presepe di Caltagirone.

Il presepe monumentale di Caltagirone a Parigi

Nell’antica chiesa del Saint Supplice, nel cuore del famoso Quartiere Latino, il presepe monumentale di Caltagirone, realizzato dagli artigiani ceramisti calatini, sarà visibile fino al 9 gennaio 2005. L’iniziativa ripropone, in dimensioni ancora più ampie, un tipico “Creche animée” (così i francesi chiamano il presepe animato) che riproduce gli scorci tipici delle borgate contadine dell’entroterra siciliano. Le cento figurine in terracotta colorata che animano l’intero presepe, ritraggono scene di vita quotidiana e sono tutte realizzate a mano dai ceramisti di Caltagirone. Tra i pastori, ecco le riproduzioni in terracotta degli uomini dediti ad altri mestieri, come il fabbro, il mugnaio, il ciabattino o il maniscalco intento a forgiare sull’incudine il ferro del cavallo ancora incandescente, mentre le donne, nelle loro case arricchite da minuziose suppellettili, si dedicano alla filatura della lana o alla preparazione del pasto quotidiano per la famiglia. Lungo le valli della suggestiva coreografia, immancabile poi il pastorello che ripercorre con il suo gregge antichi “tratturi”, o il vecchio che in groppa al suo asino lascia la campagna per far ritorno a casa. Uno spaccato, quindi, della vita siciliana di un tempo, viva e suggestiva, piena di mille luci, che intende celebrare nella tradizione il rito e il mito della natività.

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