Martedì 16 Agosto 2022 - Anno XX
Bolsena, non solo lago

Bolsena, non solo lago

“Annate lassù se volete vedé ‘na meravija”. Vernacolo veritiero. Dal Castello della Rocca di Montefiascone, il grande cerchio d’acqua appare simile a un gigante liquido in riposo. Visione bucolica d’altri tempi

Lago di Bolsena, Capodi
Lago di Bolsena, Capodi

Il grande lago laziale ha più di trecentoventimila anni, ma li porta egregiamente. Ha solo i segni del tempo, non le cicatrici.
Non c’è stata un’urbanizzazione selvaggia lungo le sue sponde e il cemento è stato impiegato con parsimonia, quasi con raro raziocinio.
Non a caso il lago di Bolsena è uno dei più puliti, fra i migliori d’Europa, con flora e fauna ittica da fare invidia a qualsiasi oasi naturalistica a cinque stelle. Il merito di questa conservazione ambientale è senza dubbio da attribuirsi al carattere e alla mentalità dei suoi abitanti.

Due vulcani: spento, il lago; attivo, la gente

Bolsena, lungolago di Marta
Bolsena, lungolago di Marta

A volte possono sembrare rudi, colpa di una personalità troppo forte e marcata, come sgrossati da una scure; insomma, spigolosi e acuminati. Ma se li conosci a fondo capisci che la semplicità, l’attaccamento alle tradizioni e il loro modo di essere bruscamente schietti e diretti, hanno contribuito a salvare la civiltà contadina vulsina e questo amabile lago.
L’efficace cocktail di personalità “naif” ha creato nel tempo una sorta di diga contro gli scriteriati cambiamenti degli ultimi decenni, ha rappresentato un freno al dilagare del turismo di massa, una barriera alle becere e disgreganti novità degli anni Settanta, un’opposizione decisa ai facili e vuoti stili di vita offerti in saldo dalla forzata globalizzazione del Duemila.
Sulle sponde del lago di Bolsena una cosa che funziona non si cambia; sono necessari anni perché anche la più semplice e utile delle novità entri nelle cellule del tessuto connettivo di questa gente.  
I Vulsini sono attaccati alle loro rodate e inossidabili consuetudini, al placido scorrere delle ore, ai loro vini ambrati e alla gastronomia sana e ruspante. Credono ancora in quel perduto e raro “slow” della vita, morbido come le onde appena increspate del lago e flebile come il vento che piega delicatamente i canneti di questo superbo specchio d’acqua.

Montefiascone, d’ogni vino è Re

Montefiascone
Montefiascone

Il paese di Montefiascone, sul lago sud orientale del lago, ha radici etrusche e un’anima papale. E’ stato per secoli un feudo dello Stato Pontificio che ne fece contraddittoriamente la più terrena e la meno sacra delle sue province creando, tra le possenti e ancora intatte mura del Castello della Rocca, il centro logistico delle combattive e temibili milizie dell’esercito pontificio.
Montefiascone oggi si fa bella delle monumentali chiese di San Flaviano e  Santa Margherita, che i Papi guerrieri lasciarono “ad memoriam” della loro spiritualità, brandita in punta di spada e di archibugio.
Questo nido d’aquila, arroccato sulla vetta del colle più elevato dei Monti Volsini, che vanta senza alcun dubbio la più naturale e completa visione scenografica sulle acque del lago di Bolsena, ha legato indissolubilmente il proprio nome non alle gesta dei Papi e dei loro armigeri, non agli Etruschi e nemmeno allo scomparso popolo dei Falisci che le diede il nome (Mons Faliscorum).

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