Mercoledì 21 Aprile 2021 - Anno XIX
Il Vittoriale degli Italiani

Il Vittoriale degli Italiani

Nell’Atto di Donazione all’Italia del 1923, D’Annunzio affermava: “Tutto qui è una forma della mia mente, un aspetto della mia anima, una prova del mio fervore”. Oggi il Vittoriale è uno dei monumenti più frequentati della penisola

Il Vittoriale, la Cittadella rinascimentale vista dall’alto

Il Vittoriale, la Cittadella rinascimentale vista dall’alto

Non c’è alcun dubbio. Questo pezzo di storia d’Italia merita di esser visto almeno una volta nella vita. Possibilmente in giugno, quando sono cessate le visite delle scolaresche e non è ancora avviato il turismo estivo; ecco il periodo meno “affollato” dagli oltre duecentomila visitatori annuali che fanno del Vittoriale il quinto monumento italiano più visitato. E a proposito di scolaresche, che un po’ lo infastidivano, D’Annunzio le accoglieva personalmente, vero promotore “ante litteram” del turismo culturale di massa. D’altra parte, per avvicinare la vita e le opere del poeta di Pescara, la visita al monumento situato sulla riva bresciana del lago di Garda è assolutamente necessaria, oltre che consigliata. Un tempio della cultura, un vero e proprio “testamento” in pietra dove d’Annunzio, ritiratosi in esilio politico dopo la conclusione dell’impresa di Fiume, abitò fino alla morte nel 1938. Ma rappresenta anche la testimonianza  italiana per eccellenza della prima guerra mondiale.
Ne abbiamo parlato con Annamaria Andreoli, presidente della Fondazione “Il Vittoriale degli Italiani” e appassionata conoscitrice dello scrittore abruzzese.

Vittoriale: il Vate la definì “La mia ultima opera in pietra”

Vittoriale D’Annunzio sulla nave Puglia

D’Annunzio sulla nave Puglia

Annamaria Andreoli ha le idee chiare: “D’Annunzio è il solo scrittore tra Ottocento e Novecento che sia stato esportato all’estero e abbia fama internazionale. Si è occupato di tutto: poesia, teatro, prosa, arti figurative, cinema, fotografia, musica, giornalismo, comunicazione di massa. Era un eccellente comunicatore e aveva affrontato il grande problema della modernità.” Continua il presidente della Fondazione: “Non si può comprendere D’Annunzio senza vedere il Vittoriale: l’opera delle opere, così complessa da riassumere tutta l’opera dannunziana; un libro “tradotto in pietre vive” come si legge all’ingresso della cittadella-museo. Dimora d’arte totale in quanto vi sono rappresentate tutte le arti.”
Annamaria Andreoli (Atti del Convegno Nazionale di Studi, novembre 2002)  così aveva parlato di D’Annunzio: “Un esteta che amava le bellezze del nostro paese, cui il Vittoriale fa riferimento in vari aspetti, come l’anfiteatro che riproduce quello di Pompei o la facciata della Prioria che prende a modello il Palazzo del Podestà di Arezzo. D’Annunzio era però anche uomo della modernità e amava le macchine e il volo, le fotografie e l’arte nuova.”

Vittoriale L’Officina, lo studio del poeta

L’Officina, lo studio del poeta

E ancora: “Il Vittoriale realizza concretamente quella tendenza all’estetizzazione della vita, che caratterizza D’Annunzio fin dagli anni giovanili. In più, visto che è al reduce di Fiume che si ascrive l’idea di una dimora monumentale, l’estetizzazione si estende alla politica. Va anche detto che il Vittoriale è incomprensibile ai più, se prescindiamo dalle ragioni rivendicative da cui ha origine.
Nel gennaio del 1921, dopo il “Natale di sangue” che l’ha costretto ad abbandonare Fiume, si apre per d’Annunzio una nuova stagione; preferisce defilarsi, almeno per il momento, in una zona di confine, lontana da Roma, città amatissima ma sede del governo che ha interrotto con la forza l’occupazione di Fiume. Deposte le armi, intende dedicarsi alla scrittura. E in pochi mesi il “Notturno” è concluso, licenziato giusto il 4 novembre 1921, terzo anniversario della vittoria.”

Giancarnefice e il Principe di Montedolioso

Vittoriale Il vate seduto sul trono nell’Arengo

Il vate seduto sul trono nell’Arengo

Acquistata la villa Cargnacco di Heinrich Thode, noto critico d’arte e genero di Cosima Liszt e, progressivamente, tutta l’area circostante, il poeta abruzzese ne affidò i lavori di ristrutturazione e di ampliamento al suo architetto di fiducia Gian Carlo Maroni, che riuscì a interpretarne la volontà e a esprimerne l’eroismo e la poesia. Con viali, piazze, giardini, fontane, cimeli, loggiati, cupole, ville, l’anfiteatro, l’auditorium, il mausoleo, la darsena.
“Il Vittoriale è una cittadella rinascimentale che conclude l’età comunale. Nessun paese del mondo ha tante città come l’Italia e D’Annunzio si definisce un capitano di ventura, quelli che tra il Quattrocento e il Cinquecento occupavano le città” afferma ancora il presidente della Fondazione. E racconta un particolare curioso: il Vate storpiava i nomi secondo i suoi umori: “Chiamava il suo architetto (Gian Carlo) Giancarnefice se non finiva le opere in tempo, e sé stesso, Principe di Monte Nevoso da quando nel 1924, annessa Fiume all’Italia, aveva avuto dal re il titolo nobiliare, “Montedolioso” se aveva mal di testa, “Montemoroso” se non voleva pagare qualche creditore.”

Vittoriale: un monumento alla Grande Guerra

Vittoriale Lo SVA 10 sospeso alla cupola dell’Auditorium

Lo SVA 10 sospeso alla cupola dell’Auditorium

Come viene percepita dal grande pubblico la dimora dannunziana più rappresentativa, che il poeta voleva fosse visitabile per tutti, ma che non risulta facilmente decifrabile?
Risponde Annamaria Andreoli: “Da quando è stato aperto il Museo della Guerra il visitatore medio percepisce di più il Vittoriale. Se prima veniva sentito come casa, buia e piena di ninnoli, di difficile comprensione, in seguito è diventato il principale monumento in Italia alla prima guerra mondiale, che è una delle poche che abbiamo vinto. L’aereo, la nave da guerra, i sassi provenienti dai monti dove si è combattuto, i cannoni, le mitragliatrici, le bombe disinnescate, tutto parla della guerra. Per primo il nome: Vittoriale sta per guerra vinta, vittoria.” E aggiunge: “L’Arengo, che è il luogo più emblematico, quello per me più bello e suggestivo, misto di colonne e di alberi con un trono dove il poeta sedeva, fu il primo posto a chiamarsi Vittoriale, nome che a d’Annunzio venne in mente dopo la marcia su Roma.”

Vittoriale Il MAS

Il MAS

Nave, aereo e Mas sono testimonianze dell’interventismo bellico del poeta, relativamente facili da avvicinare. Il più suggestivo allestimento esterno è la nave Puglia la cui prua gli fu regalata dalla Marina Militare in ricordo delle sue ardite imprese: smontata e trasportata fino a Gardone e ricostruita sulla roccia circondata dalla vegetazione, decorata da una grande Vittoria. Il MAS, Motoscafo Anti Sommergibile con il quale d’Annunzio compì la celebre azione nota come “Beffa di Buccari”, venne utilizzato dal poeta-soldato per gite sul Garda, come quella del 1925 in compagnia di Mussolini, che al Vittoriale si recò quattro volte. Lo SVA 10, che il poeta utilizzò per il volo su Vienna del 9 agosto 1918 per lanciare volantini sulla città austriaca, è sospeso secondo le indicazioni del Vate alla cupola dell’Auditorium cui si accede dalla Piazzetta dalmata, cuore fisico e ideale del Vittoriale. Lo Schifamondo, l’ala nuova nella quale avrebbe voluto trasferirsi il cantore della velocità, ospita il Museo della Guerra, con tutti gli oggetti e i documenti relativi all’attività svolta dal poeta durante la prima guerra mondiale e la leggendaria impresa fiumana; serviva anche per adunate, conferenze e concerti, visto che per d’Annunzio il museo non doveva accogliere cose morte, ma vive.

Vittoriale: un museo nel museo

Vittoriale Cheli, la sala da pranzo per gli ospiti

Cheli, la sala da pranzo per gli ospiti

Stanze dai nomi dannunziani come il Mascheraio, il Mappamondo, la Leda, il Lebbroso, le Reliquie; ambienti oscuri, se si eccettuano la sfavillante stanza della Cheli di gusto decò e l’Officina, studio del poeta, poiché d’Annunzio, mutilato di un occhio in guerra, era disturbato dalla luce. Stanze che hanno conosciuto interventi e opere dei grandi registi dell’epoca: da Alessandro Mazzucotelli a Leonardo Bistolfi, da Mario Buccellati a Gio Ponti sollecitato dall’architetto Maroni per una consulenza. L’abitazione del poeta è “un museo nel museo” battezzato con vezzo francescano la “Prioria”, che invita alla meditazione e al raccoglimento, tappezzata da trentamila libri che rivestono intere pareti e corridoi, da leggere essa stessa secondo le intenzioni del Vate come fosse un libro con le migliaia di oggetti, stili, arredi, addobbi, luci; decifrando simboli, allegorie, metafore, figure.
“Le copie e i calchi non rappresentano solo il leit-motiv dell’arredo” si continua a leggere negli Atti del Convegno “l’intero Vittoriale è un insieme di calchi, di allusioni, di rinvii. Il Vittoriale, esterni e interni, è in realtà a tutti gli effetti una composizione poetica (in prevalenza epica) dove al linguaggio simbolico della pagina corrisponde il linguaggio altrettanto simbolico delle “pietre vive”, degli arredi, delle specie botaniche, dei marmi, dei cimeli, dei corsi d’acqua. “L’addobbatore inventa gli allestimenti scegliendo gli oggetti come sceglie le parole della sua scrittura. Il prontuario iconografico e i folti documenti epistolari consentono di decifrare ogni aspetto, anche minimo, della cittadella.” In primo luogo La Prioria, il cui denso simbolismo la rende particolarmente difficile da avvicinare.

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