Domenica 7 Marzo 2021 - Anno XIX
Olivetti Lettera 22

Olivetti Lettera 22

Anni Cinquanta. Come eravamo

Oltre settecento opere datate tra l’aprile del 1948 e le Olimpiadi di Roma del 1960. Quella di Palazzo Reale è una cavalcata socio-culturale attraverso la rinascita del dopoguerra, culminata nei favolosi anni Sessanta del “boom economico”

anni cinquanta Master in mogano della Nuova Fiat 500 (1955)

Master in mogano della Nuova Fiat 500 (1955)

Anni Cinquanta, diciamo subito che sembrerebbe che qui a Milano si venga per due motivi: per curiosità di chi non c’era e per ricordare, con la nostalgia di chi ha vissuto quegli anni.
E’ facile distinguere le categorie dei visitatori: ai curiosi appartengono i “Ma dai! Guarda che bello!”. I nostalgici, invece, sono tutto un “Me lo ricordo!” e “Ti ricordi?”,  dalla Sala delle Cariatidi in poi.
Mi si perdoni l’accostamento apparentemente irriverente, ma proprio da lì si parte: dalla Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale. Ed è, da subito, una passerella di ricordi.

Anni Cinquanta: mitici oggetti e personaggi

anni cinquanta Macchina da caffè espresso (La Pavoni, 1955)

Macchina da caffè espresso (La Pavoni, 1955)

C’è la mitica “Lettera 22” dell’Olivetti, la macchina per scrivere resa immortale da Indro Montanelli in una foto in cui se la corica sulle ginocchia e ci pigia su.
Ci sono gli sci con cui Zeno Colò vinse ad Aspen. C’è una Lambretta cui fa da logico contro altare una Vespa. Poi una locandina del Piccolo Teatro di Milano, con la pièce d’esordio di Dario Fo e Franco Parenti e una copertina di “Gente” con Soraya, principessa triste. Domina su tutto una gigantografia della mondina Silvana Mangano in “Riso Amaro”, bella e malinconica.

In un angolo, su una pedana, flipper Rocket Ship, legno lucido e scritte colorate: peccato il cordone intorno, sennò verrebbe da tentare una partita. All’angolo opposto una moto Guzzi, rossa e nera: anche lei protetta da un cordone, venisse mai la tentazione di provarla.
La mostra si articola lungo molte delle stanze di Palazzo Reale, in sale tematiche che sintetizzano i diversi campi in cui la creatività italiana lasciò in quegli anni un segno forte. Ci sono le ricostruzioni in scala di edifici e complessi architettonici, il Pirellone su tutti; bozzetti di allestimenti che disegnano e suggeriscono un nuovo modo di concepire gli interni e l’arredamento.

Le sale del design, meraviglia e sorpresa

Olivetti Elea 9003

Olivetti Elea 9003

In una vetrina d’angolo, un modellino di calcolatore componibile dell’Olivetti, Elea 9003, fa bella mostra di sé; mentre scrivo sul mio portatile mi viene da sorridere – incredula e affascinata – al pensiero.
Visitare le sale dedicate al design è insieme meraviglia e sorpresa: sono esposte opere  di architetti i cui nomi sono ancora oggi un punto di riferimento, al punto da  influenzare buona parte della creatività moderna: Zanuso, Nizzoli, Giò Ponti, Castiglioni, Olivieri.
Alcuni oggetti riportano anche i trentenni come me all’infanzia: la lavatrice Candy, il frigorifero, la pentola a pressione della Lagostina, la moka della Bialetti, le prime macchine da caffè (tutte una curva e una cromatura) che segnano la nascita del bar e la scomparsa delle osterie.
Un’emozione simile si prova nella sala dedicata al cinema, come fosse un ponte sospeso tra i decenni: locandine, fotografie e qualche oggetto di scena, bozzetti.
O ancora tra gli abiti, che raccontano di orli che si accorciano e decolleté che si scoprono appena un po’.

Anni Cinquanta: filmati, video e Caroselli

anni cinquantaArrivati a circa metà del percorso, chi desideri tirare il fiato e abbia del tempo da dedicare ad approfondire alcuni degli avvenimenti più significativi degli Anni Cinquanta, può approfittare dei filmati trasmessi in continuazione su una mezza dozzina di video: documentari, trasmissioni e spezzoni originali raccontano il decennio attraverso la pubblicità, gli eventi sportivi, l’informazione.
Questa pausa sembra segnare nella mostra come una cesura tra gli oggetti e il loro vissuto emozionale che si accompagna alla memoria della loro concretezza e le immagini che seguono, in qualche modo e per loro stessa natura più astratte.

Se un certo coinvolgimento è ancora presente davanti alle numerose fotografie dell’epoca, che restituiscono un mondo vivo e toccante, questo sembra meno vero nelle tante (troppe?) sale destinate a creazioni artistiche naturalmente straordinarie e significative, ma che ripiombano bruscamente il visitatore nella dimensione più ovvia della mostra d’arte: Lucio Fontana, lo spazialismo, il Gruppo degli Otto, Fronte Nuovo.
Eccezionale momento di fecondità artistica e creativa degli Anni Cinquanta, chi lo nega, ma vuoi mettere l’emozione viscerale di vedere i bozzetti di Armando Testa per le pubblicità che hanno fatto la storia del Carosello?

Anni Cinquanta: emozioni e ricordi in bianco e nero

Lucia Bosè alla fiera di Senigaglia, Milano 1954

Lucia Bosè alla fiera di Senigaglia, Milano 1954

O anche solo alcune fotografie, che raccontano un mondo che non c’è più e mantengono, intatte, il mistero del nostro passato prossimo: le donne col fazzoletto nero de “Al funerale” di Mantovani, 1960. Una Milano quasi contadina di Pietro Donzetti e invece è una (irriconoscibile) via Santo Spirito del 1950. O quella, pochi anni più tardi, del bar Giamaica di Ugo Mulas, con la sua generazione di intellettuali spesso squattrinati e inquieti.
Un comizio di De Gasperi a Cassino, la gente pigiata a formare un gruppo compatto di cui par di percepire la tensione, il desiderio di fare, di muoversi, di costruire. Era il 1948.

Proprio una lunga, continua carrellata di fotografie in bianco e nero chiude la mostra, recuperando quell’attenzione forse scemata tra tele e sculture.
Gli Anni Cinquanta emozionano ancora attraverso immagini che attraversano il tempo: Audrey Hepburn su un set fotografico a Roma; Giorgio Strehler, Nina Vinchi e Paolo Grassi nel gruppo in partenza per la tournée russa dell’Arlecchino.
Zeno Colò lanciato giù per la discesa di Aspen, piazzato su due improbabile “cosi” che lo portarono alla vittoria. E poi le contorsioni della spogliarellista Aiché Nanà al ristorante Rugantino di Roma e quel palpabile senso di peccaminosa trasgressione andato perduto per sempre.

Anni Cinquanta: nel “regno” dei favolosi Flipper

La "Saletta di Vecchi Flipper"

La “Saletta di Vecchi Flipper”

Da Palazzo Reale, al trionfo su Internet. Basta digitare la parola “flipper” su uno dei più famosi motori di ricerca. Il primo sito a essere segnalato è www.vecchiflipper.it. La targhetta sul citofono dice semplicemente “Saletta”, e chi arriva fin qui sa esattamente cosa significa. Perché a questo indirizzo non si arriva per caso, ma per passione. O per curiosità.
Mentre ti avvicini alla porta ti scappa un po’ da ridere: senti della musica, e ti viene da pensare a certe feste di quando avevi sedici anni e ci impiegavi dalle quattro alle sei ore per decidere come vestirti e pettinarti.

Senti anche dei curiosi scampanellii, dei trilli, degli scodinzolii metallici che ti ricordano il mare e quei bar sulla spiaggia in cui si disputavano interminabili partite di calcio balilla e sfide ai videogiochi.
Poi apri la porta e dopo il primo momento di sorpresa lo senti: parte in sordina, poi si allarga, si allarga e non lo controlli più: hai un sorriso che ti va da qui a là, e un “oooh” di meraviglia che tieni giù a fatica. Sono tanti, colorati e rumorosi, pieni di luci e di gorgheggi.
Una bella ragazza bionda ti accoglie con il sorriso di chi c’è già passata, e sa cosa significa: ti chiede come ti chiami, consulta una lista (qui si viene solo su invito, spedendo una mail all’indirizzo che compare sul sito, sezione “Saletta”) e ti accompagna a prendere finalmente confidenza con “loro”, i veri protagonisti della saletta: i flipper.

Una raccolta nata dalla “passione” di una vita

anni cinquanta JoJoThumb©Johannes-Tschebisch

JoJoThumb©Johannes-Tschebisch

Poi arriva Riccardo, l’anima di questo posto, e se dopo dieci minuti di chiacchiere tu fai ancora l’occhio sperso ti dice “Beh, non giochi?” e pare sorpreso se tu, intento come sei a guardarti intorno, abbozzi un no.
Il fatto è che non è facile decidere cosa incuriosisce di più: se i flipper, che sembrano usciti da un film degli anni Sessanta, o chi ci gioca. Uno si aspetterebbe solo nostalgici, gente intorno ai quarant’anni che dimena l’anca al rimbalzo della pallina d’acciaio. Invece, oltre ai nostalgici, ci trovi i loro figli, di varia età e metratura: l’adolescente cicciottello con amico allampanato al seguito; il decenne ancora a ruota ma non sa bene di chi e il piccolo puffo che per giocare deve stare su uno sgabello più grande di lui. Figuriamoci per pigiare i bottoni ai lati del flipper: praticamente spalmato sul pianale.

Riccardo sorride ed è chiaro che se la gode. Del resto anche lui ha incominciato così: ore e ore al baretto sulla spiaggia, fino a che i suoi genitori gli regalarono un flipper tutto per lui. Speravano così di tenerlo un po’ di più a casa. Invece niente: sempre in spiaggia nella natia Rimini e il flipper di casa“taroccato” all’inverosimile per capire come funzionasse.
Rimasta intatta la passione, qualche anno fa ha incominciato a collezionarli: oggi sono una sessantina, di cui cinquanta circa funzionanti. Si parte da un esemplare del 1948 (la paletta del flipper nasce nel ’47) per arrivare a tre esemplari degli anni ’80, generazione elettronica. Tutti rigorosamente made in USA “perché il flipper è americano, noi l’abbiamo solo importato” dice Riccardo; i marchi sono Gottlieb’s, Williams, Balls, Chicago Coin’s.

La “Saletta”, ritrovo dei “flippomani”

Un Gottlieb Spot Bowler in restauro

Un Gottlieb Spot Bowler in restauro

Li cerca ovunque, soprattutto tramite internet, li compera e li sistema da sé. Qualche volta cambia idea e li rivende, ma non ne ha mai rimesso in sesto uno solo su commissione. Quando in casa proprio non ce ne stavano più, gli è venuta l’idea della “Saletta”: “Un po’ perché un collezionista ama mostrare le proprie creature” ammette “e poi perché mi diverte l’idea che ci si trovi qui per giocarci: in fondo i flipper servono a questo; mica devono rimanere protetti dietro un cordone!”
E si allontana per offrire da bere a un nuovo arrivato. Gratis, così come gratuita è l’entrata qui. Semplicemente per stare un po’ insieme e condividere una passione.
La fidanzata, carina e paziente, mi dice con l’aria di confidarmi un segreto che la verità è che all’inizio a lei mica piacevano tanto i flipper; poi però ci ha preso gusto, affascinata dall’idea di restituire a questi oggetti la loro perduta memoria.
Quando me ne vado, sta giocando una partita; per salutarmi mette di guardia un undicenne, cui intima di non far avvicinare nessuno: “Scherzi? Sto battendo il record; non vedo l’ora di segnarlo sulla lavagna”. Altroché se ci ha preso gusto.

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