Mercoledì 21 Aprile 2021 - Anno XIX
Una terra chiamata Alentejo

Una terra chiamata Alentejo




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di Josè Saramago,
Editore Bompiani

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Una terra chiamata Alentejo
di Josè Saramago,
Editore Bompiani

A est di Lisbona, l’Alentejo (al di là del, oltre il Tejo, Tago) è terra contadina per eccellenza.
Fino a non molti decenni fa dire terra contadina nel sud dell’Europa era sinonimo di latifondo e di sfruttamento della mano d’opera, di povertà vissuta su immensi campi miseramente coltivati da disperati alla ricerca del solo cibo quotidiano per sopravvivere.
Una Terra chiamata Alentejo
(il titolo originale, Levantado do Chao, almeno per quanto riguarda il lettore-viaggiatore avrebbe riscosso un maggiore appeal turistico) fu scritto da Saramago nel 1980 e narra la secolare storia di una famiglia di braccianti nella assolata terra portoghese.
Si tratta pertanto di una saga contadina avente per fil rouge solo miseria. Nel corso del tempo, in un remoto angolo periferico di un’Europa sconvolta da avvenimenti epocali, si passa dalla lotta per non scomparire nell’inedia, alle rivendicazioni di una migliore condizione di vita (miraggio, le otto ore lavorative giornaliere; parlarne oggi potrebbe anche fare arrossire di vergogna).
Facile e automatico – nel ricordo della durezza della vita e dell’eterna lotta per campare – un riferimento ai Malavoglia.
In questo contesto vivono (o almeno così credono) quattro generazioni della famiglia Mau-Tempo, Sara, Domingos, Joao, Faustina, Antonio e via via fino alla rivoluzione dei Garofani (25 aprile 1974) che pose fine alla dittatura di Salazar.
Unica e importantissima, tale da rendere il libro un’assoluta novità letteraria, è la forma di scrittura che l’autore applica al libro: uno stile personale e caratteristico, una sorta di scrittura orale che inserisce il parlato nel racconto con assenza di pause e punteggiatura.
La lettura dell’opera di Saramago (di casa in Italia: è dottore honoris causa dell’università di Torino, ha vinto i premi Grinzane, Flaiano e Mondello 1992) invita a una visita del Portogallo più vero e nascosto: non le ricche o comunque non povere città rivierasche beneficate dal lontano, potente impero, bensì le umili terre nell’interno del Paese, nelle quali (così inizia Una terra chiamata Alentejo): “La cosa più importante sulla terra è il paesaggio….”

gp.bo
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