Lunedì 24 Gennaio 2022 - Anno XX
Minischede (Geografia, Storia, Turismo e Gossip) dei 192 Paesi membri (quarta puntata: Camerun-Cina)

Minischede (Geografia, Storia, Turismo e Gossip) dei 192 Paesi membri (quarta puntata: Camerun-Cina)

Camerun –  Sul golfo di Guinea (Oceano Atlantico, zona equatoriale) trecentoquarantasettemila chilometri quadrati, dodici milioni di abitanti, capitale Yaoundè. Come tutte le ex colonie africane lamenta i soliti problemi (se va bene, l’unica magagna è il “partito unico”, se va male spunta il “machete”). I motivi? Una troppo rapida decolonizzazione […]

Camerun –  Sul golfo di Guinea (Oceano Atlantico, zona equatoriale) trecentoquarantasettemila chilometri quadrati, dodici milioni di abitanti, capitale Yaoundè. Come tutte le ex colonie africane lamenta i soliti problemi (se va bene, l’unica magagna è il “partito unico”, se va male spunta il “machete”). I motivi?
Una troppo rapida decolonizzazione avvenuta più per ragioni politiche che per reale maturità dei nuovi stati, creati artificialmente a tavolino, mischiando razze ed etnìe. Dopodiché, con i soldi dei Potenti mondiali (in Guerra Fredda) i Potenti oligarchi locali (più pittorescamente detti “Signori della Guerra”) hanno comprato kalashnikov e bazooka per scannarsi a vicenda. Vedi Sierra Leone, Tutsi e Hutu, Liberia, Somalia.

Bandiera canadese
Bandiera canadese

Canada – Prima di tutto l’origine del nome. Sembra che un esploratore spagnolo, vedendo una terra brulla e spelacchiata, abbia esclamato “Acà Nada – qui niente“. Potrebbe anche darsi. Poi gli abitanti: meno di trentacinque milioni in un posto grande trentatré volte l’Italia, da cui la possibilità di fare belle passeggiate in grazia di dio, senza rompiballe. Unico problema, il freddo (quindi poco turismo dal Belpaese, i cui gitanti hanno il coraggio di finire a Sharm El Sheikh e alle Maldive soprattutto in agosto). Bella la bandiera (ah, la foglia rossa campeggiante nel terzo centrale bianco è dell’acero, bella pianta locale che dispensa pure un piacevole sciroppo usato in cucina). Paese civile (poco foot ball, molto hockey, ça va sans dire – come dicono i francofoni del Quebec/Montreal – sul ghiaccio).  

Capo Verde, spiaggia
Capo Verde, spiaggia

Capo Verde – Arcipelago (dieci isole principali, in totale quattromila e trentatré chilometri quadri) nell’Atlantico, tra Tropico del Cancro ed Equatore, dal 1975 indipendente (dal Portogallo) e “sposato” con la Guinea-Bissau (ma nel 1980 hanno deciso di divorziare). Conta più gente emigrata (settecentocinquantamila) che residente (mezzo milione). Un (tanto) tempo (fa) Cabo Verde era noto solo agli equipaggi Alitalia perché scalo (l’isola do Sal) dei voli per e dal sud America (a mò di riposo e in attesa di dare i cambi, piloti, hostess e steward se ne stavano, talvolta anche una settimana, belli sparapanzati al sole ad abbrustolirsi non senza, in misura generosa – così almeno riferirono allo scrivano un paio di hostess sue ex morose – concedersi abbondante attività sessuale). Più recentemente alcuni businessmen locali (sembrano molto svegli) hanno aperto alla finanza mondiale ed è così che l’arcipelago è divenuto oggetto di massicci investimenti turistici italiani (i soliti bresciani, ma non si sa se si tratta dei soci dei “furbetti del quartierino”).
Per andare a Cabo Verde non occorre pertanto il suggerimento dello scrivano (e ogni tanto, in extremis, ci scappano pure molte svendite).  

Ciad – Ex colonia francese (pertanto deliziata da colpi di stato à gogò stante – a differenza del British Empire – il mancato insegnamento di un filino di politica alle genti soggette da parte dell’Empire Français) trovasi al centro della parte nord dell’Africa (Libia a nord, repubblica Centrafricana a sud) e prende il nome dal lago Ciad. Qui giunti si pensa che al lettore non interessino ulteriori info.

Cile – Nel mondo non c’è forse un altro Paese dalla geografia più bislacca, laddove si fa riferimento a una striscia di terra (mediamente larga solo centosettantacinque chilometri) che per ben quattromila e trecento chilometri si allunga verticalmente tra le Ande e il Pacifico. Tant’è che la sua strada più importante (la Panamericana) non può che misurare la bellezza di quasi tremila e quattrocento intrigantissimi chilometri (da Arica a Puerto Montt, un’idea per chi ama spaziare tra mare e montagne, incapace di fare le ferie in spiaggia sotto l’ombrellone). Meno lunga ma impegnativa, tra picchi sorvolati dai condor (quasi settemila metri il mitico Aconcagua) l’autostrada Transandina collegante con la non amata Argentina (i due popoli si guardano un po’ in cagnesco, e vabbè). Qui giunti (e turisticamente parlando) sembra superfluo aggiungere che questo bislungo Paese va visto, eccome.
PS. Chi in Cile va degusti – assoluta esclusiva gastronomica locale – il Loco, uno squisito mollusco gasteropodo (Concholepas Concholepas) noto anche come “Abalone cileno” (e chi mai desinò al Fisherman’s Warf di San Francisco sa di che giulebbe si parla).

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