Martedì 16 Agosto 2022 - Anno XX
La conquista della Luna, il primo più lungo viaggio fatto dall’uomo

La conquista della Luna, il primo più lungo viaggio fatto dall’uomo

Il più lungo viaggio mai fatto. Superiore a quello degli Argonauti di Ulisse che varcarono le Colonne d’Ercole. Era il 20 luglio del 1969 quando alle 20,17 e 40 secondi, ora di Greenwich, una comunicazione annunciava: “Houston, qui Base della Tranquillità. L’Aquila è atterrata”

Armstrong-Aldrin, coppia in “gita”, con Collins all’oblò

luna Aldrin nel LEM

Aldrin nel LEM

“Io ho avuto modo di conoscerli gli astronauti” ricorda Stagno “tutti li immaginiamo come degli atleti o dei piloti. L’astronauta in genere è anche un signor chimico, un signor ingegnere, un signor fotografo. Sanno fare di tutto. Dei tre di Apollo 11, Armstrong era molto riservato, Collins anche. Aldrin era quello che mi faceva più tenerezza e che aveva il carattere più umano. Dopo che è andato sulla Luna ha avuto dei problemi personali, di natura psicologica. Forse, ha anche sofferto di essere stato il secondo. Tutti ricordano Armstrong, ma sulla Luna la prima volta c’era anche lui. Anzi, il primo passo di Armstrong è stato timido. Aldrin, scendendo la scaletta, ha fatto un balzo”. Quel viaggio non ha solo rappresentato un’epoca, ma ha anche condizionato l’immaginario di una generazione. “Ero studente del liceo” ricorda Flamini “certamente quell’impresa ha condizionato le mie scelte future. Ma certo non avrei immaginato che la mia tesi di laurea sarebbe stata sviluppata studiando i campioni lunari portati a terra dagli astronauti”.

Il fascino intatto della prima impresa

Dopo Armstrong e Aldrin, altri dieci uomini avrebbero calcato il suolo lunare in altre cinque missioni che si conclusero nell’agosto 1971 con l’Apollo 17. Tagli al budget NASA suggerirono di smetterla con i viaggi lunari, per destinare quei fondi allo sviluppo dello Space Shuttle e al programma Skylab. D’altra parte, dopo l’obbiettivo centrato da Apollo 11, l’interesse diffuso per questo tipo di imprese andava scemando. Probabilmente altrettanta partecipazione la ebbe solo la sfortunata missione Apollo 13 che, partita per la Luna, dopo un guasto a bordo sfiorò il naufragio nel freddo dello spazio. Il timore per quei tre uomini destò enorme interesse, ma l’entusiasmo per la conquista della Luna fu un’altra cosa. E, forse, nessuna altra missione potrà eguagliarlo. “Se durante la diretta da Marte non salterà fuori l’extraterrestre, la gente cambierà canale” ironizza Stagno “la missione Apollo aveva il fascino della prima volta. Un altro pianeta potrà avere un colore diverso, ma il fascino della Luna è ineguagliabile”. “Allora la gente incredula si chiedeva se fosse vero quanto vedeva, oggi si chiede come mai non siamo tornati più sulla Luna o andati su Marte” aggiunge Flamini. Commenti che sottolineano la straordinaria atmosfera che circondò l’impresa, ma anche il particolare clima politico e culturale che la rese possibile. E certo non è un caso che dopo la conquista della Luna le imprese spaziali, pur consolidando tecnologie e risultati, non si sono mai spinte a superare o eguagliare quel risultato.

Marte, il probabile prossimo obiettivo

luna La superficie rossa di Marte

La superficie rossa di Marte

“Al di là delle diverse motivazioni politiche e culturali, ci sono altri due aspetti che pesano su nuove imprese umane nello spazio” spiega Flamini “allora si era disposti ad accettare rischi maggiori. La prima missione Apollo ebbe un incidente in addestramento e i tre astronauti morirono bruciati sulla rampa di lancio. Si corse ai ripari, ma non si fermò tutto per anni come dopo è capitato per gli incidenti dello Shuttle. Inoltre, le attività spaziali si sono industrializzate. Prima la NASA operava molto di più come un ente di ricerca, con tempi e costi ridotti”. Certo, prima o poi torneremo sul nostro satellite, per missioni di lunga permanenza o per una qualche forma di sfruttamento del suolo. Ma nessuno è in grado di prevederne i tempi. Ancora più incerti sono i tempi del primo volo su Marte. E questo è anche il risultato dell’incertezza di un mondo e di una economia che non godono dell’ottimismo dell’epoca delle missioni Apollo. “Allora si visse una sorta di epopea, in un clima di iper-ottimismo. Adesso siamo, invece, terrorizzati dalla sorte del pianeta e della nostra biosfera che stiamo distruggendo” spiega Galimberti. “la conquista della Luna è stato un gesto, un gioco, un’illusione. Tant’è che in seguito non è stato più ripetuto. Adesso ci preoccupa di più la nostra abitazione sulla Terra che andare nel cosmo”. “Se davvero i cinesi punteranno, come annunciano, a mandare un uomo sulla Luna, allora gli altri non possono rimanere a guardare” evidenzia Flamini “tecnologicamente la cosa è fattibile in tempi brevi e le condizioni politiche potrebbero crearsi proprio nella logica della competizione”.

La solitudine spirituale di Aldrin

luna Ritorno a casa

Ritorno a casa

Alle 16,50 del 24 luglio il viaggio dell’Apollo 11 si concludeva nelle acque dell’Oceano Pacifico. Dell’immenso missile restava solo una minuscola navicella appena in grado di contenere i tre astronauti. La navicella è oggi esposta nel National Air Space Museum di Washington (vedi articolo su Mondointasca) e colpisce il pubblico per i segni di bruciatura, effetto dell’immenso attrito al momento del rientro nell’atmosfera. Una fase delicatissima che riportò i tre eroi lunari al loro pianeta. Un rientro difficile, non solo nel senso tecnico, ma, almeno per Buzz Aldrin, anche dal punto di vista umano. “Magnifica desolazione. Il lungo ritorno a casa dalla Luna”, è il titolo di un memoriale che l’astronauta ha dato alle stampe negli USA, proprio in occasione del quarantennale dell’allunaggio. “Dall’apice dell’Apollo, la mia più grande sfida è diventata quella umana” spiega Aldrin “ho attraversato l’alcolismo e vissuto a fianco con la depressione. Una sfida che ha chiesto molto più coraggio e determinazione che andare sulla Luna”. Oggi Aldrin ha 78 anni e nelle sue memorie sembra quasi riconoscere a noi tutti la forza che richiede stare con i piedi sulla Terra. L’eroe, l’uomo tecnologico, il conquistatore del nostro satellite su questo non ha dubbi: “Non c’erano rotte o punti di riferimento lungo la strada che mi avrebbe portato fuori dal pantano nel quale mi ero ritrovato. Per dieci anni io sono sprofondato”.

Back home, again

luna Il presidente Nixon osserva gli astronauti in quarantena

Il presidente Nixon osserva gli astronauti in quarantena

 

 

Una confessione di debolezza e, se vogliamo, di grande attaccamento alla vita di tutti i giorni, che va oltre quel periodo di avventura lunare. Già, siamo andati sulla Luna forse solo per poter tornare. Un paradosso che conoscono tutti i viaggiatori. Quei tre, che avevamo visti vestiti come macchine da sembrare robot, sorridevano a bordo della portaerei Hornet che li aveva recuperati.
Per precauzione erano dietro un vetro, in quarantena nell’improbabile ipotesi di presenza di micro-organismi extraterrestri. Saranno stati pure eroi e conquistatori di uno scoglio sterile nello spazio, ma in quei sorrisi ci apparivano solo uomini, certamente contenti di essere tornati a casa. Nell’unico pianeta rigoglioso e vivo che conosciamo.

torna a pagina 1

 

Leggi anche:

Antartide, il viaggio della vita

Turismo spaziale, nuova avventura

© RIPRODUZIONE RISERVATA