Martedì 17 Settembre 2019 - Anno XVII
Un altro viaggio (stavolta Sibillino) nelle Marche

Un altro viaggio (stavolta Sibillino) nelle Marche

La meta della gita consiste nei misteriosi e affascinanti monti Sibillini. Ri-eccomi, dunque, nel “deep south” marchigiano, a me caro, non solo per motivazioni ma anche per storia e cultura, nonché per lontani, quindi struggenti, giovanili ricordi

Dalla Elabora di Ascoli Piceno la Sonia mi manda una email che dice: “Vuoi venire ‘Dove il legno si fa musica’?”, al che la informo immantinente che la risposta la sa già, datosi che  convocarmi nelle Marche (massime quelle australi) è come invitare un’oca a bere. E a quel punto non mi resta che ringraziare per l’arruolamento, doppiamente gradito perché la meta della gita consiste nei misteriosi quindi affascinanti monti Sibillini e per il non trascurabile dettaglio che stavolta, per la cosiddetta “legge dei grandi numeri”, escludo che dal cielo cadrà la benché minima goccia d’acqua. Si dà infatti il caso che l’ultima gita ascolana, per saperne di più sui tartufi, ci vide così fradici per colpa di tanti diluvi quasi universali da non escludere l’apparizione di una novella Arca di Noè  – solcante le dolci colline marchigiane  – che ci accogliesse a bordo per un’opportuna essiccatura. E, difatti, stavolta bel tempo fu, fosse solo per dimostrare che la statistica fa aggio sui pronostici meteo tentati a capocchia dei sedicenti esperti tivù, o forse forse, vai a sapere, fui risparmiato dalle bizze di Giove Pluvio maliardamente sedotto dalla Sibilla (nell’antica mitologia di sesso non solo se ne parlava ma pure lo si praticava con nonchalance, dopodichè purezza e castità han fatto ahinoi capolino alla fine dell’era classica).

Il “deep south” marchigiano

Ri-eccomi, dunque, nel deep south marchigiano, a me caro, non solo per motivazioni gastronomiche (per le olive all’ascolana potrei impazzire, eppertanto anche stavolta ho portato il palato in pellegrinaggio da Donna Rosa al Grottino di Roccafluvione) ma anche per storia e cultura, nonché per lontani, quindi viepiù struggenti, giovanili ricordi. Ad Ascoli partecipai al XIII Corso A.u.c. allievi ufficiali di complemento dal quale, a causa dei piedi dolci, e non ho detto piatti, fui scartato e di lì inviato – per una degenza che sancisse il mio definitivo Addio alle Armi – all’ospedale militare di Chieti laddove degustai i migliori carciofi alla romana della mia affamata esistenza.
Entro pertanto in cronaca diretta cominciando con una telegrafica presentazione della gita propostami dalla Sonia, limitandomi a trascrivere quanto riportato sulla locandina della manifestazione, titolata “Il legno che si fa musica”, sottotitolo ….”Aspettando il Festival dell’Appennino  – Montemonaco 18 – 19 ottobre 2014”.

Una “location” per un piacevole weekend

Ritengo invece che siano necessari più accurati dettagli nel descrivere il posto (location per i giovani scribi) in cui si è trascorso un piacevole weekend ascoltando la suddetta musica, scarpinando sui monti quasi fossimo bocia del 4° Alpini ma anche dormendo e magnando nell’Agriturismo Cittadella. Una bucolica struttura (il cui proprietario Silvio Antognozzi non può che saperla lunga sui funghi in quanto amico del grande micologo Guido Stecchi) secondo me tanto valida e confortevole da non aver bisogno di quel sciccoso, non meno che snobistico, Country House  evidenziato nella presentazione.

Montemonaco vale il viaggio

Per la fortuna di chi deve descrivere, il nome Montemonaco spiega già tutto, in quanto trattasi di una cittadina ubicata a una discreta altitudine (1000 metri) costruita dai monaci benedettini verso la fine del IX secolo. E da allora la storia di Montemonaco si è arricchita assai, basti ricordare che, divenuta libero Comune verso il 1250, fu financo assediata da Niccolò Piccinino e dal romagnolo (poi divenuto duca di Milano) Francesco Sforza (che i montemonachesi respinsero grazie alle alte mura in tufo sapientemente costruite da quei baloss dei mastri muratori lombardi, gente tosta che andò a scalpellare in tanta parte d’Europa). Ma è soprattutto nel territorio comunale che una visita a Montemonaco vale (come si diceva antan) il viaggio, scoprendo la semplice (non meno che naif e commovente) bellezza delle antiche chiese di San Benedetto, San Giovanni Battista, San Giorgio e Santa Maria in Casalicchio.

Il Festival dell’Appennino

Ma tanto c’è ancora da contare, tant’è che mi tocca turbare i lettori seriosi informando che questa forse troppo balda narrazione prevede una seconda puntata. Nel frattempo segnalo che in questo bel deep south delle Marche sono già previste nel 2015: il Truffle & Co. (Festival del Tartufo Nero, 2/6 gennaio) e, in maggio, il Festival dell’Appennino (nella cui attesa, come precisato nella locandina, si è appunto officiato il concerto mediante il Legno diventato Musica e la salita da quella contaballe della Sibilla). E se proprio dovesse mai nutrire dubbi sulla mia presenza, ribadisco alla Sonia che convocarmi dalle sue parti è come invitare un’oca a bere. Cominci pertanto la mè amìsa Donna Rosa ad ammannire le sue squisite olive (all’ascolana, ça va sans dire….).

© RIPRODUZIONE RISERVATA