Lunedì 19 Agosto 2019 - Anno XVII
Bali: meravigliosa isola degli Dei

Bali: meravigliosa isola degli Dei

Posta a sud dell’equatore, l’isola di Bali è un universo di bellezza. Il patrimonio naturalistico convive con paesaggi dall’atmosfera mistica e misteriosa. Enclave culturale induista conta oltre ventimila templi. La spiaggia di Kuta ritrovo dei surfisti

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Panorama verde con le caratteristiche a risaie a terrazza di Jatiluwih, sito patrimonio Unesco

Bali è certamente tra le mete più vagheggiate e tra i centri più popolari del turismo mondiale. Anzitutto per la capacità di questo paradiso tropicale di non costituire solo un luogo, ma una dimensione del tutto particolare, che mescola tanti stati d’animo quante sono le culture della sua storia millenaria. Bali è un’isola indonesiana situata 8° gradi a sud dell’Equatore. Un piccolo universo di bellezze in cui un lussureggiante patrimonio paesaggistico e naturalistico, convive con un’atmosfera mistica e misteriosa. Un intreccio reso ancora più attraente dal clima, caldo ma sempre gradevole, che fa della cosiddetta ‘isola degli Dei’, come viene chiamata sin dai tempi della colonizzazione olandese, una mèta indovinata in ogni periodo dell’anno.

Il paradiso dei surfisti è sulla bianca spiaggia di Kuta

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La spiaggia di Kuta

Calamita del business turistico sono le stazioni balneari della costiera meridionale, le più attrezzate di Bali, specie quelle situate a pochi chilometri dalla capitale Denpasar. Su tutti, Kuta, la località più famosa dell’intero territorio, sulla cui vasta spiaggia bianca l’Oceano, che in questa zona dell’Indonesia segna la confluenza tra le correnti del Pacifico con quelle dell’Oceano Indiano, scarica onde dall’altezza e dalla potenza impressionanti. Un’attrazione irresistibile per i patiti del surf che, a Kuta, arrivano soprattutto dalla non lontana Australia.
Il settore del turismo di massa a Bali viaggia ormai da tempo con il turbo acceso. E viene alimentato anche dai numerosi centri per massaggi (super gettonati, quelli ai piedi e quelli con la birra), eleganti beauty farm e scuole di yoga, allestite in splendidi ashram: vere e proprie oasi di tranquillità nel caos, che hanno fatto di Bali anche un punto di riferimento delle vacanze all’insegna del benessere.

Bali: microcosmo dalla forte identità

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Una splendida veduta di Ulu-Watu

Anche se non sembra, alla globalizzazione aggressiva Bali, però, resiste. E lo fa con la sua anima autentica. Basta entrare in contatto con la sua gente, gentile e sempre disposta al sorriso, per realizzare quanto sia forte l’attitudine dei balinesi a preservare la propria identità. È l’aspetto che inevitabilmente contrassegna questo viaggio tra scenari unici.
Rispetto al resto dell’Indonesia – una nebulosa di oltre 17 mila isole e più di 240 milioni di abitanti (è il quarto paese più popoloso della Terra) – Bali costituisce un microcosmo a parte. Anzitutto è un territorio diverso sotto il profilo religioso. Sin da quando l’Indonesia è diventata la nazione più islamizzata del pianeta, l’isola conserva la sua connotazione di ‘enclave’ culturale basata sulla sacralità legata all’induismo, culto prevalente a Bali. Sin dalla conquista dell’indipendenza dell’Indonesia, dopo la Seconda Guerra Mondiale, gli stessi governi succedutisi a Giakarta, si sono guardati bene dall’imporre il Corano a Bali, dove tra le città e i villaggi dell’entroterra, circondati da palmizi e fiori dagli incredibili cromatismi, aleggiano gli spiriti di Brahma, Visnu e Shiva, divinità al vertice di una genìa di dei minori, il cui numero, si dice, sia di diverse centinaia. Per i governanti del Paese, meglio tenerseli buoni, non si mai.

Pura, testimoni di una religione millenaria

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Tempio di Ulun Danu con gli undici tetti dedicati a Shiva

Un viaggio a Bali non può prescindere dalla visita ai suoi templi, i cosiddetti Pura: se ne contano oltre 20mila e sono il teatro dei riti che infittiscono il calendario di ricorrenze in onore delle divinità dell’induismo di tradizione balinese, branca particolare nella composita mistura di questa religione millenaria. Non di rado, è possibile anche imbattersi in cerimonie funebri, con la cremazione del defunto sulla tiara allestita sempre nei pressi del mare o dei fiumi (che sull’isola abbondano), dove disperdere poi le ceneri. Una visita ai Pura assicura suggestioni forti agli amanti dell’arte e dell’architettura. L’importanza di un dio si misura dai tetti del tempio a lui dedicato. A Shiva, per esempio, la divinità più venerata, vengono riservati 11 tetti, il massimo previsto dalla tradizione, mentre nove riguardano il dio del lago e sette gli dei della prosperità e del riso. Mano a mano che diminuisce il numero di queste coperture, realizzate con  fitti strati di paglia nera, decresce il prestigio della sacre personalità cui sono intitolate; per arrivare infine agli antenati, ai cui spiriti vengono dedicati templi con un solo tetto.

Aree naturalistiche e luoghi sacri

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Tempio del Tanah Lot, altro sito Unesco

Apprese queste linee guida, è d’obbligo un sopralluogo ai due luoghi di culto induista più famosi di Bali, entrambi sulla costa sud- occidentale.
Uno è l’Ulu Watu, luogo sacro situato su uno stupendo promontorio a picco sull’Oceano, affacciato su tramonti da cartolina.
L’altro è il Tanah Lot, singolare monumento – oggi tutelato dall’Unesco come Patrimonio dell’Umanità  – costruito su una lingua di sabbia e roccia circondata dal mare, che, con l’alta marea diventa un’isola.

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Scorcio della foresta pluviale

Nel suo territorio di oltre 5.500 chilometri quadrati, Bali racchiude una serie di aspetti naturalistici del tutto diversi fra loro. Sono molte le zone ricche di fondali sottomarini sorprendenti. Come quelli che, sul lato orientale, orlano le insenature di Padang Bai, colorata cittadina della costa orientale, uno dei porti di collegamento con l’isola di Lombok e il piccolo arcipelago delle Gili; e, sul versante occidentale, gli scenari sottomarini dell’isoletta disabitata di Menjangan, punto d’attrazione del Taman Negara National Park, una delle non poche aree naturalistiche protette di Bali. Situata a mezz’ora di navigazione dalla spiaggia di Labuhan Lalang, Menjangan si raggiunge a bordo dei jukung, le colorate barche di legno, non il massimo della stabilità anche se dotate di due bilancieri. Un luogo ideale indicato anche per praticare il birdwatching e brevi trekking lungo i sentieri dell’isola, che confluiscono verso uno dei tempietti induisti più antichi dell’intera Bali.

La danza balinese, eterna lotta tra bene e male

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Danzatrici balinesi sulla spiaggia di Jimbaran

Nella spiritualità dell’Isola degli Dei, è centrale anche il culto degli alberi, simbolo di vitalità e reincarnazione. Ma ancora più venerati sono i vulcani, chiamati gunung abi, ovvero montagne infuocate, che le popolazioni locali credono abitate da demoni. Visuale di maggior impatto, quella sul Gunung Batur, vulcano ancora attivo situato nel distretto di Kintamani, una delle conche più fertili di Bali: una tavolozza di risaie, suddivise in sinuosi terrazzamenti. Lungo gli itinerari culturali di Bali, è imprescindibile una sosta a Ubud, l’antica capitale, centro del principale museo della cultura locale, della più famosa scuola di pittura balinese, nonché del migliore artigianato isolano. Ma soprattutto luogo di riferimento del barong, la danza tradizionale balinese, le cui coreografie alternano colorate maschere di mostri manovrate da uomini, con le incantevoli movenze di danzatrici dai costumi di seta, drappeggiati di foglie dorate. In questi ipnotici balletti, che narrano vere e proprie storie con tanto di prologo e atti, va in scena l’antica lotta tra il Bene e il Male. E il Barong, dio-animale simbolo del bene e della fertilità (una sorta di drago-leone), nasconde sempre sotto il vestito almeno due persone.

Ubud: tra risaie e scimmie dispettose

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Scimmia al Tempio di Ulu Watu

L’ambiente rilassato e allegro di Ubud, centro di montagna circondato da risaie e foreste (una di queste, all’interno della pianta urbana, è letteralmente colonizzata da centinaia di scimmie, spesso dispettose con i visitatori), fa di questa cittadina un polo d’attrazione per gli stranieri in cerca di rigenerazione. Una fama peraltro alimentata anche dal cinema. Tra i sentieri lussureggianti e gli ashram  di Ubud, infatti, si muove, un’inquieta Julia Roberts nel film “Mangia, Prega, Ama”, successo del 2010 tratto dall’omonimo romanzo di Elisabeth Gilbert.
Un viaggio a Bali è anche un’occasione per avviarsi alla ricerca del sé. E le atmosfere degli ashram, centri in cui la meditazione si può abbinare al soggiorno, sono l’ambiente deputato a questo genere d’ avventura. Tra i più belli, l’Ashram Gandhi, nella località di Candisasa (www.ashramgandhi.com anche per informazioni sui prezzi) e  l’Anand Ashram, a Ubud (www.ubudashram.org).

Esperienze sensoriali nei resort immersi nella natura

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Il Bulgari Resort a Ulu Watu

Bali offre anche una notevole varietà di resort, che sintetizzano il meglio delle esperienze sensoriali e spirituali offerte dall’isola indonesiana. Molti di questi, immersi in stupefacenti ambienti naturali, sono al top del lusso. Come il Bulgari Resort  & Residences, vessillo italiano d’eleganza il Jamahal Resort & Spa, entrambi nell’area di Kuta, rispettivamente vicino all’Ulu Watu e nel borgo di Jambaran; o gli altrettanto splendidi Komeneka Resort e lo Chedi Tanah Gajah, a Ubud.

Ogni centro abitato, a Bali, offre giardini rigogliosi e curati.

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Jamahal Resort Spa

Vale la pena una visita anche alle cittadine balneari di Sanur, sulla costa occidentale, altro punto di riferimento dell’artigianato e di Lovina, sulla sponda settentrionale. Ma è nella frescura delle foreste pluviali più interne, tra striduli versi di scimmie e uccelli equatoriali, confusi con i rumori di corsi d’acqua e cascate, che si respirano atmosfere stupefacenti. Dopo aver percorso i sentieri che conducono alle cascate GitGit o a alle NungNung, le sensazioni della quiete balinese continuano senz’altro nel ricordo. E nell’inevitabile desiderio di tornare prima o poi fra le strade, i mercati e le foreste dell’Isola degli Dei.

Informazioni utili

La gastronomia balinese
A Bali si può scegliere tra due opzioni di ristoranti: i rumah makan, ristoranti veri e propri, oppure i warung, bancarelle ambulanti, che non sempre si distinguono per l’igiene, ma dove vengono preparate pietanze locali molto saporite. Poi ci sono i mercati o pasars, dove si possono gustare anche ottimi stufati.
Il nasi goreng è il piatto tipico della gastronomia balinese, elaborato a base di riso, latte di cocco, lenticchie, salsa di soia e accompagnato con verdure e uno stufato di carne. Tra le altre specialità amate dai balinesi, il gado, le frittelle di mais e il nasi campur, riso cotto al vapore, accompagnato da diversi contorni.

Dove dormire
Kuta: Bali Summer Hotel –
Jalan Pantai Kuta no 38, 80361 Kuta (www.balisummerhotel.com);
Ubud: Dewa Bharata Bungalow – Hanoman Street, Ubud (www.dewabharataubud.com)

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