Lunedì 17 Dicembre 2018 - Anno XVI
San Servolo tra cultura e museo della follia

San Servolo tra cultura e museo della follia

Tra le isolette disseminate nella laguna veneziana, San Servolo è particolare. Dedicata al martire triestino del III secolo. Il monastero costruito nell’ottavo secolo ha ospitato monaci benedettini, le persone colpite dalla peste e poi adibito a manicomio.

San Servolo vista-dall'alto

L’isola di San Servolo vista dall’alto

Venezia è conosciuta per le bellezze artistiche che s’affacciano lungo il Canal Grande, in Piazza San Marco, lungo i suoi sei sestieri, le isole di Murano, Burano, Torcello, ma forse pochi conoscono le isolette disseminate nella laguna antistante Palazzo Ducale. A pochi minuti di vaporetto da San Zaccaria, si approda su un’isola rinomata ed importante per la vita culturale della città di Venezia e non solo. Si tratta dell’isola di San Servolo, dedicata al martire triestino del III secolo, nota per i suoi trascorsi prima come monastero, poi per essere diventata nel 1700 sede del manicomio cittadino. L’origine è talmente antica che non vi sono notizie certe sulla datazione della sua fondazione, tuttavia, si evince da molti scritti pervenuti, che i primi abitanti dell’isola furono dei monaci benedettini i quali ricevettero in dono l’edificio monastico fatto costruire da una famiglia originaria di Trieste nell’ottavo secolo.

Dalle monache benedettine agli appestati

San Servolo biblioteca

San Servolo, biblioteca

L’isola, nel 1109, divenne la dimora delle monache benedettine le quali si insediarono nel convento provenienti da Malamocco e vi rimasero fino al secolo XVII fino a quando non furono allontanate a causa del degrado degli immobili e trasferite a Venezia. Successivamente il convento venne utilizzato per ospitare le persone colpite dalla peste nel corso del secolo XVII e la testimonianza del ricovero del primo malato di mente risale al 1725. Con l’arrivo delle truppe napoleoniche a Venezia nel 1797, l’isola diventò la sede di un ospedale militare e ospedale psichiatrico nel corso dei vari governi: napoleonico, austriaco e del Regno d’Italia. Il manicomio funzionò fino al 1978, anno in cui attraverso la Legge 180/1978 su iniziativa del celebre psichiatra Franco Basaglia, si decretò la chiusura di tutti i manicomi italiani.

San Servolo, museo della follia

San Servolo la-chiesa

La chiesa ricostruita

A partire dagli anni novanta, la provincia di Venezia, iniziò un graduale recupero degli spazi dell’isola di San Servolo, provvedendo a restaurare gli edifici antichi ricchi di storia millenaria e custodi di insuperabili narrazioni di vita personale degli internati. Al suo interno è possibile effettuare visite guidate e scoprire le insolite stanze del Museo della follia, l’incantevole chiostro e la chiesa completamente ricostruita nel 1700 in stile barocco pulito. La città metropolitana di Venezia, proprietaria dell’intero complesso, ha destinato all’isola diverse funzioni: è sede della Venice International University. del Collegio Internazionale di Ca’ Foscari, della Fondazione Franca e Franco Basaglia, dell’Accademia di Belle Arti-Nuove tecnologie dell’Arte oltre ad offrire la struttura ricettiva per convegni, seminari di studio, eventi culturali, concerti, mostre e ospitalità.

Visita al Museo 

San Servolo sala-farmacia

Sala farmacia

Sala Farmacia: è una delle più antiche farmacie di Venezia, qui venivano creati i farmaci utilizzando le erbe officinali di cui i monaci erano abili speziali. Sugli scaffali sono conservate le ampolle delle erbe primarie e gli strumenti di misurazione e peso.
Sala Anatomia: qui si notano il tavolo in marmo dove venivano sezionati i cadaveri per lo studio del cervello i cui resti venivano conservati con varie tecniche: dalla formaldeide alla paraffina e successivamente col metodo più moderno della plastinazione ovvero l’utilizzo di resine siliconiche o di poliestere.

San Servolo sala-anatomia

Sala anatomia

Galleria fotografica: si può conoscere il percorso storico dalla fondazione del convento al manicomio. Interessante lo schedario girevole che riporta i nomi di tutti i pazzi qui ricoverati: migliaia di nomi dal 1725 fino al 1978 qui furono internati uomini e donne di ogni età ed estrazione sociale. Lungo la galleria si notano i registri dei due manicomi veneti di San Servolo e di San Clemente che riportano l’inventario degli oggetti costruiti dai pazzi. Un quadro riporta le foto ed i nomi degli antropologi e i criminalisti che studiarono alcuni casi. Alcune cartelle cliniche manoscritte che servivano a documentare il movimento degli alienati e le loro patologie all’interno del manicomio: la data d’ingresso, la diagnosi, le terapie somministrate, l’uscita dal manicomio, il decesso. Con l’avvento della fotografia, in ogni tabella nosologica (cartella clinica) vennero inserite anche le foto dei pazienti.

Il primo pazzo portato a San Servolo

San Servolo Museo-del-manicomio

Museo del manicomio

In un tabellone si può conoscere il nome del primo pazzo inviato a San Servolo nel 1725 per ordine del Consiglio dei Dieci della Serenissima Repubblica di Venezia. Il ricovero è documentato nel Registro dei malati 1725-1812 e riporta la data del 26 ottobre 1725 e si evince che a San Servolo venivano ricoverati, pagando una retta mensile, i pazzi nobili o ricchi borghesi, mentre i matti poveri erano destinati alla Pubblica Fusta, una sorta di battello fatiscente ormeggiato di fronte al Palazzo Ducale dove venivano ammassati circa un centinaio tra pazzi, condannati e ammalati. Caduta la Repubblica nel 1797, anche i pazzi non abbienti furono ospitati a San Servolo. Nel 1804 l’ospedale viene chiamato Manicomio Centrale per entrambi i sessi di tutte le Province Venete, della Dalmazia e del Tirolo.

Centro di custodia e ricerche neuropatologiche

San Servolo manicomio attrezzi-di-contenzione

Attrezzi di contenzione

Sala Idroterapia: sono collocati strumenti per la contenzione, la gabbia per la doccia, le camicie di forza, manicotti e cavigliere coercitive.
Sala Ergoterapia: vi si trovano alcuni oggetti costruiti dai pazienti ricoverati e spiccano per maestria dei quadri naif, cestini, un veliero.
Elettroterapia e strumenti convulsivanti: tutti strumenti impiegati per la cura dei disturbi neuromuscolari dall’epilessia all’isterismo, all’asma …
Neuropatologia chimica-clinica: sono esposti gli strumenti più moderni compreso il microscopio.
Galleria fotografica di pazienti: sono numerose le foto dei pazienti di entrambi i sessi documentati allo stadio della malattia mentale e alla guarigione. Tutte le strumentazioni di Laboratorio e di Ambulatorio presenti al San Servolo fanno comprendere che il Manicomio omonimo non era solo un luogo di ricovero, custodia e cura dei pazienti pazzi, ma anche una struttura dove venivano svolte ricerche scientifiche in ambito neuropatologico per cercare di scoprire le cause organiche della malattia mentale.

Info: museomanicomio.servizimetropolitani.ve.it/visita-il-museo/

Leggi anche:

Galatina, il battito del Salento

Nîmes: un nuovo museo fa rivivere le glorie della Gallia romana

Spoleto: storia, arte e Trebbiano spoletino

© RIPRODUZIONE RISERVATA