Martedì 6 Dicembre 2022 - Anno XX
Santuario di Ise Shima dedicato a Amaterasu-ō-mi-kami, la grande dea che splende nei cieli

Santuario di Ise Shima dedicato a Amaterasu-ō-mi-kami, la grande dea che splende nei cieli

Giappone tappa 8: la mistica e autentica Ise

La penisola di Shima è uno dei luoghi naturali più interessanti del Giappone. L’interno del meraviglioso parco racchiude oltre 100 templi. La prima meta è il santuario dedicato alla dea Amaterasu, considerato il più sacro. Scrittura giapponese e gatto portafortuna.

Fedeli nel complesso del tempio a Ise

Fedeli nel complesso del tempio (ph. b. andreani © mondointasca.it)

Rigenerati dalla splendida giornata passata tra grigliate e giri in barca, ci muoviamo alla scoperta della cittadina di Ise, nella prefettura di Mie. Confesso che in questa parte del viaggio ho preferito lasciarmi pigramente condurre da Saya e sua mamma, originaria proprio di Ise; la scoperta di questo luogo si rivelerà ancora più incredibile di quanto potevo immaginare. La prima meta nel passato del Giappone è il santuario dedicato alla dea Amaterasu. Un complesso che racchiude oltre 100 templi sparsi attorno a due nuclei principali che si snodano all’interno del meraviglioso parco Ise-Shima tra alberi maestosi.

L’aria che si respira già nell’accedere al complesso è densa di rispetto, di silenzio e di religiosità. Tutta l’area è affollata di fedeli. Il santuario shinto principale è dedicato ad Amaterasu-ō-mi-kami; ovvero “la grande dea che splende nei cieli”, dea del sole e per tradizione capostipite della famiglia imperiale giapponese. Il tempio è considerato il luogo più sacro del Giappone. La dea nella fede shintoista è l’origine di tutto: il sole scalda, nutre e permette la vita.

Ise, il tempio di Amaterasu ricostruito ogni 20 anni

Edificio del complesso del tempio Shime

Edificio del complesso del tempio (ph. b. andreani © mondointasca.it)

All’interno del complesso vi è il tempio di Amaterasu. È un edificio completamente in legno che viene demolito e riscostruito ogni 20 anni. L’ultima sua edificazione è del 2013, e rappresenta la 62ª ricostruzione. Il motivo di questa costosa e faticosa attività svolta dai fedeli risiede nella credenza shintoista. Si ritiene che il rinnovamento della natura e il passaggio dalla vita alla morte siano un monito all’impermanenza di tutte le cose. Resto colpito da tanta devozione e dall’entusiasmo con cui la mamma e la zia di Saya mi raccontano dei numerosi festival. La cittadinanza viene coinvolta nelle varie fasi di ricostruzione del tempio. A cominciare dal trasporto dei tronchi d’albero lungo il fiume, alla scelta dell’albero che fungerà da mastio e dovrà sostenere tutto il tempio; fino alle cerimonie di inaugurazione dell’edificio.

Sacerdoti camminano verso il tempio

Sacerdoti in camminano verso il tempio (ph. b. andreani © mondointasca.it)

Mentre salutiamo la dea con le preghiere del caso, mi colpisce una processione di sacerdoti che camminano ritmicamente sotto gli ombrelli. Sembra una scena voluta da una regista per un set cinematografico. Il santuario è meta di milioni di pellegrini che ogni anno arrivano da tutto il Giappone. Come detto questo è il luogo più sacro della nazione per lo shintoismo e per la casa imperiale. I fedeli portano con sé un libricino su cui viene impresso il timbro rosso del tempio, a ricordo del pellegrinaggio a Ise. Una pratica che viene adottata anche negli altri santuari sparpagliati lungo il territorio giapponese.

Ise, le rose delle principesse

Parco delle rose dedicato alle principesse

Parco delle rose dedicato alle principesse (ph. b. andreani © mondointasca.it)

La magia di Ise continua nel giardino delle rose delle principesse. Per tradizione alla nascita di una principessa viene creata una varietà di rosa completamente nuova. Quest’ultima prende il nome dalla nuova nata ed è a lei dedicata. Mi perdo a fotografare i petali abbelliti dalle gocce di pioggia di questi magnifici fiori, coltivati con tanta cura e devozione. Osservo come ogni varietà di rosa sia il modo con cui i giardinieri esprimono il desiderio di celebrare la bellezza femminile e l’incanto della natura.

Ise la città vecchia

Ise la città vecchia (ph. b. andreani © mondointasca.it)

Finalmente è arrivato il momento di pranzare. Quale luogo migliore se non l’antico centro storico di Ise? Un’area fatta di basse casette di legno, di botteghe, di ristorantini e negozi che si snodano lungo la Okage Yokochō. La strada principale si raggiunge a piedi una volta usciti dal santuario di Ise dedicato ad Amaterasu. Tutto sembra congelato nel tempo: dalle stradine ai piccoli portici di legno carichi di autenticità. Dopo un pranzo eccellente a base di gamberoni in tempura serviti in zuppa di udon (una delizia!), ci avventuriamo nei vari negozietti. Visitiamo i produttori di mochi che ricavano la pasta di riso utilizzata per preparare i deliziosi dolcetti, ai negozi di prodotti artigianali e souvenir di ogni tipo, come origami e furoshiki, i fazzoletti di stoffa utilizzati per avvolgere e trasportare qualsiasi oggetto.

Acquistare il gatto portafortuna Maneki Neko

Le tante forme del gatto portafortuna Maneki Neko

Maneki Neko nelle tante forme (ph. b. andreani © mondointasca.it)

E non mancano i negozi dedicati al famoso gattino portafortuna Maneki Neko, in onore del quale il 29 settembre si tiene un festival proprio lungo la via principale. Ma attenzione: se decidete di acquistare un Maneki Neko sappiate che le statue che raffigurano il gattino con la zampa destra alzata portano soldi; mentre quelle con la sinistra alzata attirano persone (clienti o partner). Secondo la morigeratezza giapponese le due statue non vanno possedute contemporaneamente: bisogna “accontentarsi” dell’una o dell’altra fortuna! Il gatto portafortuna è così popolare in Giappone tanto che a esso è dedicato anche un tempio, il Gotokuji Temple ovvero il tempio del gatto, che si trova a Tokyo.

Degustazione di mochi

Degustazione di mochi (ph. b. andreani © mondointasca.it)

Il festival di Ise in onore del Maneki Neko è talmente rinomato e caratteristico, che è facile imbattersi nelle stradine del centro in varie statue che raffigurano il gatto in diverse situazioni e in posizioni insolite e divertenti. Ci fermiamo poi presso un chiosco tradizionale che vende sakè; i barili colorati che ho visto agli ingressi dei templi, posizionati lì come offerta alle divinità, adornano questo luogo di degustazione semplice e al tempo stesso straordinario. Assaggiamo vari tipi di sakè (buonissimo!) per chiudere in bellezza questa giornata nella tradizione di Ise.

Ise: imparare la scrittura giapponese

Imparare a scrivere giapponese

Imparare a scrivere in giapponese (ph. b. andreani © mondointasca.it)

Alla sera ho l’opportunità di vivere una delle esperienze più belle di questo viaggio: lasciarmi guidare dalle mani sapienti della nonna di Saya, una splendida 88enne insegnante e maestra di calligrafia, che con entusiasmo e fermezza mi prende la mano, aiutando a destreggiarmi tra pennelli, inchiostro di china, carta di riso e alfabeti sconosciuti. La sua mano danza con il pennello e lo muove disegnando tratti pieni di significati e di bellezza. L’impresa di scrivere il mio nome è un po’ complicata ma l’esperienza che ho l’onore di vivere grazie alla guida di questa donna fantastica resterà sempre nei miei ricordi e nel mio cuore. Come la sua felicità nel vedere i risultati del suo improvvisato allievo italiano.

Giappone in Tasca 8: consigli di viaggio

SCRITTURA GIAPPONESE

Ise Ristoranti nella città vecchia

Al ristorante nella città vecchia (ph. b. andreani © mondointasca.it)

La scrittura giapponese utilizza ben tre gruppi di caratteri differenti: l’hiragana, usato per la scrittura sillabica, il katakana, usato per la scrittura sillabica di parole di origine straniera (entrambi constano di 46 caratteri di base che salgono a 71 considerando i segni che ne variano la pronuncia); infine il sistema dei kanji, ovvero i logogrammi  complessi più vicini agli ideogrammi cinesi da cui derivano. Sono 1.945 nella versione di base più utilizzata e insegnata a scuola, ma in realtà possono arrivare a quasi 3.000.

Destreggiarsi in questa giungla sconosciuta, a meno che non siate studenti esperti di giapponese, è alquanto complicato se non trovate indicazioni o traduzioni in inglese durante il vostro viaggio. Nei piccoli centri è abbastanza frequente non avere traduzioni a margine che vi aiutino a capire cosa c’è nel menù o quale autobus dovete prendere. E affidarsi alla fortuna non è una buona idea, se la cena è a base di sashimi (filetto crudo!) di stomaco di manzo.

TECNOLOGIA PER SOPRAVVIVERE

Come fare per sopravvivere? Anche stavolta ci viene in aiuto la tecnologia: ad esempio l’applicazione Google Traduttore (ma ne esistono anche altre) consente di tradurre gli ideogrammi inquadrandoli attraverso la fotocamera e di leggerne il significato in un’altra lingua. Se poi doveste parlare con un abitante del luogo, poiché non sono molti i giapponesi che padroneggiano bene l’inglese al di fuori delle metropoli turistiche, potrete conversare amabilmente tramite l’applicazione, che di fatto può fare da interprete per voi e per il vostro interlocutore. Il sistema non è sempre perfetto (la lingua giapponese è piuttosto misteriosa a volte) ma vi consentirà di capire e di farvi capire almeno nelle situazioni tipiche di un viaggio, come leggere le indicazioni turistiche o decifrare il menù di un ristorante.

Giappone in Tasca 8: per i più curiosi

LA LEGGENDA DELLO SPECCHIO DI AMATERASU

Riproduzione artistica dello specchio sacro conservato a Tokyo

Riproduzione artistica dello specchio sacro conservato a Tokyo

La lite scoppiata tra la dea Amaterasu e suo fratello Susanoo, il dio della tempesta che aveva distrutto le risaie piantate dalla sorella, ebbe conseguenze tremende per l’umanità. La dea sole arrabbiata e delusa decise di nascondersi in una caverna e non uscirne più. Essendo lei stessa il sole, la sua fuga causò l’oscurità in tutto il mondo. Non c’era modo di convincere Amaterasu a uscire dalla grotta. Finché un giorno la dea alba Ama-no-Uzume, dopo aver sistemato uno specchio davanti alla caverna dove si nascondeva la dea sole, cominciò a danzare in maniera così sensuale da scatenare le risate degli altri dei che la guardavano. Amatersu incuriosita uscì a vedere cosa stava accadendo e si vide nello specchio. La luce catturata dallo specchio fu così abbagliante da stupire persino la dea sole, che decise quindi di ritornare a brillare nel cielo.

Da allora lo specchio conservato al tempio di Ise è il simbolo della dea Amaterasu ed è anche uno dei tre tesori sacri della famiglia imperiale. Gli altri due sono la spada Kusanagi-no-Tsurugi e i gioielli Yasakani no Magatama, che rappresentano rispettivamente le tre virtù: saggezza, valore e benevolenza. La festa che celebra il ritorno della dea sole al suo posto (non a caso) è il 21 dicembre, assimilabile alle feste occidentali pagane che celebrano il solstizio d’inverno e il ritorno della luce, con le loro ramificazioni ebraiche e cristiane. In Asia vi sono svariati miti che raccontano dell’uscita da un periodo di oscurità grazie a una risata, che sarebbe la scintilla che innesca il ritorno della luce.
Info: www.japan.travel/it

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