Martedì 17 Settembre 2019 - Anno XVII
Não de Manila, la nave delle ricchezze

Não de Manila, la nave delle ricchezze

Cosa unisce il relitto del galeone “Nuestra Señora de la Concepciòn”, schiantatosi nel 1638 sulle scogliere coralline dell’isola di Saipan nel Pacifico, ai mobili laccati dei "Gabinetti Cinesi" di molti palazzi europei?

Scambi “materiali” e culturali

Cosa è rimasto oggi di questa “via del galeone”, per secoli la più importante arteria di scambio culturale e commerciale tra Europa e Asia?
Anche dopo la sua fine, quando l’irrompere di altre potenze commerciali sulla scena del Pacifico e l’Indipendenza del Messico misero fine alla “Nâo de Manila”, il sistema di commercio del Pacifico restò legato alle rotte di questo periodo.
Ma soprattutto per quasi tre secoli l’Occidente e l’Oriente avevano avuto modo di incontrarsi e il gusto occidentale ne era stato profondamente influenzato, mentre gli artigiani orientali avevano cominciato a produrre espressamente per il mercato europeo: rosari, crocifissi, giocattoli per bambini e ogni sorta di concepibile bric-a-brac. Due mondi avevano imparato a conoscersi, nelle stive del più straordinario e pericoloso ponte navale di tutti i tempi.

Azulejos

Azulejos a Città del Messico
Azulejos a Città del Messico

Sono proprio le ceramiche, i tipici “azulejos”, a rivelare l’affascinante intreccio di complesse influenze culturali di un paese come il Messico, soprattutto l’influenza araba nella cultura portata dagli spagnoli nel Nuovo Mondo.
In questa vicenda è stato particolarmente importante il ruolo dagli artigiani provenienti dalla città di Talavera de la Reina in Castiglia, che nella città coloniale di Puebla, hanno creato uno stile particolare, da allora chiamato in Messico “talavera de Puebla”.
L’intreccio di influenze, spagnole, arabe e cinesi, attraverso la Não de Manila ha dato poi origine a una ricca produzione artistica diffusasi in tutta la Nueva España, a partire da Città del Messico.

La Não ritrovata

Il pettine d'oro
Il pettine d’oro

Il pettine d’oro massiccio reca inciso un nome: “Doña Catal d Gusma” (Dona Catalina de Guzmàn). Lo ha trovato un’équipe di sub americani nel 1988, tra preziosi contenitori di rare essenze orientali e raffinati gioielli, vicino al relitto del “Nuestra Señora de la Concepción”, un galeone spagnolo naufragato nel 1638 sulle scogliere coralline dell’isola di Saipan, proprio in mezzo al Pacifico.
La sua storia è esemplare per capire cosa si nascondeva dietro l’epopea della Não de Manila, perché la Concepción era comandata da Don Juan Francisco Hurtado, un inesperto ragazzo di poco più di vent’anni che però era nipote del governatore delle Filippine. L’incarico doveva in realtà servire a coprire i traffici “in nero” dello zio, ma di fronte all’inesperienza del giovanissimo capitano ben presto gli ufficiali si divisero in fazioni, arrivando anche a scontri armati. La Concepción, in balia di venti e correnti, fu trascinata sulle scogliere e alla fine i morti furono circa quattrocento e solo sei i superstiti.

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