
“En nom de la rose” è un piccolissimo negozio di fiori che vende solo rose. Se si amano le rose, è il posto giusto; è un tripudio di colori e di varietà. Potete sceglierne anche una sola e sarà confezionata in modo sublime.Davanti al negozio, proprio sul marciapiede, petali sparsi per terra.
E’ Parigi, rue de Bretagne, nel Marais, 3° arrondissement. Tre fermate di metro nei pressi: Répubblique, Temple, Filles du Calvaire.
Via tracciata nel 1626, rue de Bretagne è bordata da palazzi dell’epoca che convivono con le bianche, lisce e basse case tipiche di una Parigi meno nobile.
Da un lato, delimita la Square du Temple, un tempo il cuore del regno dei Templari.
Vivacissima, è ricca di bar di quartiere dove si può mangiare a tutte le ore; fitta di negozi alimentari, celebrati per la qualità dei loro prodotti: formaggi, carne, pollame, non i “banali” polli genericamente allevati a terra, ma quelli di Bresse, certificati fino all’ultima piuma. E le pregiatissime anatre di Challans. Due indirizzi per tutti: le carni migliori sono alla “Boucherie de la Maire” (41, rue de Bretagne) mentre, appena prima, il “Fromager de France” vi offrirà una tale scelta di formaggi da mettervi in imbarazzo.
Peccati di gola

E nei mesi giusti (da settembre ad aprile, cioè i mesi con la “r”) in particolare durante le feste comandate, i piccoli supermercati propongono, con banchetti piazzati all’esterno, ostriche freschissime: “Belon”, “Fines de Claire”; si ordinano, gli ostricari le aprono e ve le consegnano con tanto di plateau e ghiaccio. Sovente poi, di domenica, la via si anima attorno a bancarelle di prodotti biologici.
A metà di Rue de Bretagne (al numero 38), il “Marché des Enfants Rouges”, fresco di restauro, intatto nel fascino con quell’arco di ferro che sovrasta ognuno dei due cancelli d’accesso. Verdura biologica, “traiteur” marocchino, salumiere italiano, prodotti di fattoria, banco del pesce sempre ricchissimo, enoteca, fiorai.
Oltre a un delizioso piccolo bistrot di quartiere dove nella bella stagione si pranza all’aperto; si chiama “L’Estaminet”. Il costo alla “carte” si aggirerà intorno ai 25 euro, vini a parte. Potrete gustare ostriche, formaggio di capra al cartoccio, salmone selvaggio affumicato a caldo; delizioso anche solo per un aperitivo. Mentre girate in giro e fate la vostre pause, pensate a quanta storia c’è in questo piccolo mercato.
Il Mercato dei “piccoli orfani”

Nel 1615 i confini di Parigi si fermavano all’altezza dell’attuale Place de la République. Subito al di là, il torrione del Tempio attorno al quale era letteralmente esploso un nuovo quartiere di artigiani che prosperavano sotto le insegne dei Templari, anche (o forse?) perché esenti da tasse.
Il villaggio, in costante crescita, aveva bisogno di rifornirsi di tutto e perciò serviva un mercato. Fu Luigi XIII ad incaricare della costruzione due suoi commissari, che acquistarono da un notabile un vasto terreno tra rue de Bretagne e rue de Berry.
Nasce, nel 1628, il “Petit Marchais du Marais” che prospera rapidamente tanto da cambiare poi il nome in “Marché du Marais du Temple”. Solo alla fine del Settecento diverrà “Le marché des Enfants Rouges” per ricordare quei bimbetti che giravano per il quartiere vestiti di rosso, il colore simbolo della carità cristiana: piccoli orfani, riconoscibili proprio dal loro abbigliamento, ospitati in un ospedale-orfanotrofio costruito nel 1536 in quella che oggi è rue des Archives.
Fu Margherita di Valois, sorella di Francesco I, a volere quel rifugio per accogliere i piccoli abbandonati che trovava nell’inferno dell’Hotel-Dieu.
Sulla Square du Temple, invece, si affaccia un altro mercato, tutto speciale, il “Carreau du Temple”. Venne costruito una prima volta agli inizi dell’Ottocento e si chiamava “Halles aux vieux linge” perché quello era il luogo principe per la vendita di abiti usati e talvolta di stracci. Era composto dalla Rotonda del Tempio e da quattro padiglioni quadrati. In mezzo, il Carreau du Temple, mercato all’aperto e luogo di transazioni tra mercanti e rigattieri.
Bancarelle “sorteggiate” e cous-cous marocchino

Nel 1904 proprio qui si tenne la prima Fiera di Parigi. Ma a partire dal 1905 il Mercato del Tempio iniziò a subire la concorrenza delle “pulci” di Clignancourt e i venditori furono raggruppati in un unico padiglione costruito in ferro e vetro, sul modello delle Halles. Attualmente vi si vendono indumenti di pelle ma la Mairie sta avviando un progetto di recupero della bella struttura Liberty per insediarvi attività culturali e sportive.
Per la storia, l’assegnazione dei 396 posti disponibili, molto richiesti e perciò mai sufficienti, avveniva con il sorteggio. Al mattino di buon’ora, i rigattieri si mettevano in fila e depositavano la medaglia di riconoscimento in un cesto: il custode poi estraeva un numero per volta, lo declamava ad alta voce e l’appendeva a un tabellone, fino ad esaurimento.
Poco prima del Marché des Enfants Rouges, provenendo da rue du Temple, al n. 47, si trova “Chez Omar”, ristorante marocchino che val bene una sosta perché il simpatico patron serve uno dei migliori cous-cous di Parigi. Due grandi sale divise da un séparé in legno e vetro, il vecchio bancone di zinco al quale appoggiarsi per bere un bicchiere nell’attesa, grandi specchi alle pareti: è la vecchia Parigi.
Un unico problema: Chez Omar non accetta prenotazioni telefoniche ed è sempre strapieno, quantomeno la sera. Allora bisogna fare la propria scelta: si cena presto o molto tardi o si attende pazientemente il proprio turno. Ma sarebbe un peccato non gustare il cous-cous royal, un trionfo di carni e merguez, o quello vegetariano.
Se poi chi vi accompagna non ama la cucina etnica, troverà sempre dell’ottima carne alla brace.
Musica e libri per tutti i gusti

Il Terzo arrondissement, così come il Quarto – ovvero l’intero Marais – è un piccolo mondo compiuto, in grado di offrire proprio tutto quello che cercate. Sempre in rue de Bretagne, lato opposto al Marché des Enfants Rouge, una boutique di modernariato con pezzi spesso interessanti: dai bicchieri alle bottiglie ai piatti al mobiletto bar anni Quaranta. I prezzi non possono competere con quelli di un mercato delle pulci, ma una visita può rendere la giornata ancora più interessante.
Poi, per gli amanti della musica, per chi fosse a caccia di dischi particolari o delle ultimissime novità discografiche, è obbligatoria la sosta da “Daphonics”: trasferito da poco al n. 45 di rue de Franche-Comté (a due passi da rue de Bretagne) questo santuario della musica elettronica è visitato quotidianamente dalle star del suono e dagli appassionati che vi troveranno un assortimento di dischi in vinile di assoluto rispetto.
Dai dischi alla libreria. Il quartiere ne è ricco ma “Food” vale una citazione perché propone una bella e ricca scelta di libri di cucina (meglio dire sulle cucine di tutto il mondo) accanto a piccole “gourmandises”: dalle marmellate al sale grosso aromatizzato “Halen Mon”, agli sciroppi di Liegi (38, rue Charlot)
Una nota storica: le prime case di rue Charlot furono fatte costruire nel XVII secolo dal finanziere Claude Charlot, ma la via porta il suo nome solo dal 1851. Al n.28 si staglia l’Hotel de Bérancourt (datato 1628) con la sua elegante facciata concava sulla corte e ringhiere di ferro battuto.
Nel cuore del Marais

Ci stiamo così spostando poco per volta verso il pieno Marais, il quartiere ebraico e quello gay. Passando per rue de Turenne, in una piccola traversa, ecco “Chez Janou”, bistrot che offre piatti e vini del sud della Francia: carpaccio di tonno, triglie alla salsa di olive con carciofi e pomodori, magret di canard spadellato, gratin di patate dauphinois. Dentro, il bancone vecchia Parigi dove vi serviranno un “verre” per ingannare l’attesa e tavolini di legno dove si sta strizzati proprio alla parigina.
Ma l’atmosfera è allegra e conviviale. Se, però, non sopportate il fumo, sperate in un tavolo all’aperto, in quella che i francesi chiamano “terrasse”. In questo angolo nascosto, davanti a una piazzetta dominata dalle camelie, i rampicanti sulla facciata, sarete incantati. Meglio prenotare. (2, rue Roger-Verlomme, métro Chemin-Vert).
E già che siete in rue de Turenne, passate per rue Vieille du Temple, perché è, unitamente a rue des Francs-Bourgeois, la più ricca di palazzi storici di tutto il Marais. Al n. 47 l’Hotel Amelot de Bisseuil, detto degli Ambasciatori d’Olanda, costruito tra il 1650 e il 1670.

Ebbe ospiti illustri: tra gli altri, Beaumarchais che vi abitò dal 1776 al 1788 e vi scrisse “Le nozze di Figaro”. Le sculture del portale sono di Thomas Regnaudin; sul frontone, figure di guerra e di pace. L’interno conserva qualche stanza eccezionale come la grande camera “all’italiana”e la galleria di Psiche, minuscola, ma con una sontuosa decorazione di Michel Corneille, che rappresenta Psiche, Mercurio, gli amori, gli dei.
Al n. 54 l’Hotel Hérouet (1528) si fa notare per la torretta in aggetto, una delle rare esistenti a Parigi. Venne danneggiato dai bombardamenti tedeschi del settembre 1944 e un deputato di bell’ingegno ne reclamò la demolizione nel 1948 per “favorire la circolazione”. Per fortuna, venne restaurato.
Ancora al n.87 l’Hotel de Rohan o de Strasbourg, palazzo settecentesco costruito dall’architetto Pierre-Alexis Delamair per Armand-Gaston de Rohan, arcivescovo di Strasburgo e Grande Elemosiniere di Francia. Decoro interno di ricchezza eccezionale, ha rischiato, anch’esso, di essere demolito nel 1902 dopo un voto favorevole della camera dei deputati. Fu recuperato e perfettamente restaurato dagli Archivi nazionali che vi organizzano esposizioni.
Bambini “firmati” e olio d’oliva dal mondo

In mezzo a tutta questa magnificenza, segnaliamo una mini-boutique – il nome è proprio “Ie Boutique” – dove si vendono sia oggetti per la casa sia abbigliamento per bambini. Disegni e prototipi sono fatti a Parigi, la realizzazione in India con stoffe esclusivamente in fibre naturali, tessute e stampate a mano. E’ gestita da una stilista giapponese e da un architetto franco-nepalese. Mix interessante.
Il corredo per bambini va da zero a otto anni: bavagline, cappottini, abiti, pantaloncini. Prezzi piuttosto sostenuti ma i prodotti valgono la spesa, certamente per lo stile. Nulla di scontato in questa boutique che cambia completamente volto ogni sei mesi, secondo il “tema” del semestre (“bambole e bambolotti” ed altri ancora).
Vi si trovano le famose “Petitcollin” (Petitcollin è un fabbricante francese che produce bambole dal 1860) di “pelle” bianca o nera: per tutte i due stilisti creano il guardaroba. Ma non mancano neppure le Barbie indiane. (128, rue Vieille du Temple).

Sempre nella stessa via (al n.47) un negozio “gourmand” che può fare la gioia dei buongustai e fornire molte idee per regali originali: “Oliviers & Co.”, ovvero il paradiso dell’olio d’oliva, declinato in tutte le forme. Innanzitutto in quella classica. Qui si trovano le migliori “cuvées” del mondo, a partire dalla Francia passando per l’Italia, la Spagna, la Grecia, il Portogallo per toccare il Libano e l’Australia. Prezzi che partono dai dieci euro al litro per arrivare al top di cinquantacinque euro al litro. Stimolante scelta anche di olii aromatizzati al mandarino, limone, limone verde.
Da Oliviers si possono anche acquistare bottiglie vuote per farle riempire con i gusti preferiti. Un occhio di riguardo va anche all’oliera da tavola a tre contenitori per aver sottomano l’olio giusto per il cibo giusto. Molto gradevole anche esteticamente.
C’è poi un’ottima scelta di prodotti a base di olive e/o olio d’oliva: la “tapenade”, classica salsa nata in Provenza a base di olive schiacciate, capperi, acciughe, adatta per accompagnare carni fredde, pesce bollito, uova; i biscotti all’olio di oliva e il sapone che lascia la pelle morbida morbida. E molto altro ancora.
Tè all’inglese? No, alla parigina

A pochi numeri di distanza (31, rue Vieille du Temple) “La belle Hortense”, ovvero cultura e piacere. Stiamo parlando di una libreria-bar letterario-enoteca-galleria d’arte. Il tutto in spazi ridotti ma davvero piacevoli. La libreria è generalista – romanzi, saggi, libri d’arte – la cantina ha una buona scelta di vini che si possono gustare anche al bancone, magari sfogliando un libro (ma si può optare anche per un caffè). Nella saletta posteriore, si sta a tu per tu con gli autori mentre, la domenica sera dalle 21.30 alle 23.30, l’appuntamento è con la lettura dei Tarocchi.
La Belle Hortense è aperta tutti i giorni senza eccezione dalle cinque del pomeriggio alle due di notte.
Un buon libro richiama alla mente anche un buon tè. Per questo, anzi per un tè eccellente, bisogna sbarcare in rue Bourg-Tibourg, principale via di un antico Borgo che nel 1100 portava il nome di uno dei suoi abitanti, evidentemente illustre e che fu unito a Parigi quando venne costruita la cinta di Filippo Augusto. Dalla via, si ha uno scorcio molto bello sulla chiesa di Saint Gervais e sulle case quattrocentesche di rue Francois-Miron.
In Bourg-Tibourg (n.30) ha sede quella che viene considerata un’Istituzione con la “I” maiuscola, cioè “Mariage Frères”: che è come dire cinquecento scatole di tè e una bellissima scelta di teiere. E ancora cioccolatini, gelatine, biscotti. I commessi vestono elegantemente in lino.
Al bar, nel ricordo dei Reali di Francia

Citando rue Francois-Miron, segnaliamo che al n.30, a pochi passi dai due bellissimi palazzi quattrocenteschi, c’è un bazar da non mancare: “Izrael”, il regno delle spezie rare, una di quelle vecchie boutique di coloniali come non se ne trovano più.
Ci sono, per le spezie, dei mélanges preparati dalla casa per insaporire i cibi più diversi, e i singoli “odori” per carni e pesci e verdure. Ma si trovano anche granaglie, rhum del Venezuela, orzata artigianale, boccioli di rosa. C’è da perdersi, se si ama il genere.
Da rue Francois-Miron vale la pena di fare un puntata su rue de Rivoli solo per scoprire un bar (per il resto è diventata via super commerciale). Al n. 35, varcate la soglia del “Café-Bar Les Templiers” se avete voglia di immergervi in un luogo fuori dal tempo: ogni angolo, ogni parte, ogni centimetro quadrato dello spazio è occupato da statue, quadri, foto e ritratti dei Re di Francia e dei loro discendenti.
Benvenuti nell’unico bar “realista” di Parigi dove gli habitué, oggigiorno, sono gli appassionati di corse dei cavalli. Ma non è sempre così. Nelle sere dal 20 al 21 gennaio e dal 16 al 17 ottobre cambia la “popolazione”. Il bar diventa luogo di raduno dei nostalgici della monarchia, proprio negli anniversari della morte di Luigi XVI e di Maria Antonietta, guarda caso uccisi proprio da quei Templari di cui questo bar porta il nome.
Cibi ebraici e dolcetti di giornata

Da rue de Rivoli, passando per rue Birague, si sbarca direttamente in rue des Francs-Bourgeois che, come già detto, è una delle vie del Marais più ricche di testimonianze dello splendore passato. Purtroppo si viene distratti dalle boutique modaiole, per tutti i gusti e di tutti i generi. E dire che i “francs-bourgeois” erano gli abitanti poveri del quartiere e perciò “franchi”, cioè esenti da tasse…
Fate un compromesso con voi stessi; per ogni negozio nel quale entrate, visitate un palazzo o, quanto meno, fermatevi ad ammirarlo: basta alzare gli occhi e varcare il portone.
Comunque, se dovete agguantare un pensiero per i vostri amici, entrate al “La Chaise Longue” (più o meno verso la metà di rue des Francs-Bourgeois) paradiso dell’oggettistica di design a prezzi davvero intriganti. Non uscirete a mani vuote.
Poi immergetevi nel quartiere ebraico per concedervi un “kebab” o un “falaffel” senza rivali, al 34 di rue des Rosiers. Dove, al n. 29, noterete anche uno dei più antichi panettieri di Parigi che, accanto a una miriade di varietà di pane, esibisce una vetrina di dolci impressionante: dai Rogalesh, mini cornetti avvolti nel cioccolato, allo strudel di mele a quello ungherese e via ingrassando.
Arrivederci al Marais, con i fiori di stoffa

Abbiamo iniziato con i fiori, concludiamo con i fiori, questa volta di stoffa.
Siamo arrivati in rue des Blancs-Manteaux dove nel XIII secolo venivano lavorate le pelli destinate ai manoscritti. Per la storia, i Blancs-Manteaux erano dei Padri mendicanti, Servi della Santa Vergine che, provenienti da Marsiglia, si installarono in questa strada nel 1258. Il loro Ordine sparì ben presto ma resta la chiesa che, come la strada, porta il nome dei Padri dal mantello bianco. Una chiesa che dell’originale non ha praticamente più nulla essendo stata ricostruita nel 1685 e ingrandita nel 1843. All’interno, comunque, belle testimonianze dell’epoca barocca.
Nella Chiesa primitiva fu deposta, nel 1407, la salma del duca Luigi I d’Orleans, fratello di Carlo VI, assassinato all’angolo di rue Vieille du Temple per ordine di Giovanni senza paura, duca di Borgogna.
Sul lato opposto alla Chiesa, (al 9bis) trionfano i fiori di “Hervé Gambs”.
Tutti in tessuto, raffinatissimi: quest’anno, oltre al rosso e al bianco brillante, nei rami è comparso il nero luccicante. E nei vasi stilizzati, i grigi e la trasparenza.
Un bellissimo effetto estetico che non lascia indifferenti.
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