Martedì 17 Settembre 2019 - Anno XVII
Calçots

Calçots

Catalogna: Calçots e Castells

Nella regione delle specialità gastronomiche “alternative” (calçots) e delle stramberie di vecchia data (castells). Un po’ matti questi Catalani del Sud? Magari un po’, si; ma anche orgogliosi delle proprie tradizioni di vecchia data e delle originali elaborazioni culinarie

Calçots che passione

Calçots che passione

Amo le cipolle e i cipollotti, fosse solo perché affini al mio adorato aglio. Lo so, non sarò mai assunto a Mediaset e tantomeno alla Fininvest – stante l’avversione del loro Caro Lìder nei confronti di chi gusta questa profumata gigliacea – ma, tant’è. Tra l’età che ho e il fatto che nel Belpaese ormai assumono soltanto negli obitori, e per di più solo a tempo determinato, che mi frega?

Orbene, la citata passione per i suesposti ortaggi tanto tempo fa mi portò a scoprire che in Catalogna. Più esattamente nel sud della regione o comunidad, ormai stato indipendente dalla Spagna, o poco ci manca. Qui vanno matti per una sorta di verdura nella lingua locale chiamata Calçot. Ma non sapevo bene cosa fossero ‘sti carneadi Calçots: cipolle o cipollotti oppure porri (altro ortaggio delle gigliacee) o non, invece, una verdura a me ignota, per non dire un ibrido inventato da un ‘català’ in vena di innesti o talee? Una bella domanda. Un lacerante interrogativo risolto soltanto pochi mesi fa. Quonado un provvido opuscolo edito dalla Camera di Commercio del “Ajuntament di Valls” (località, a una ventina di chilometri da Tarragona, e dichiarata Patria dell’ortaggio) informante che “Il nome Calçot si attribuisce a ogni bulbo delle cipolle bianche coltivate per essere cotte sul fuoco”.

Cipolle alla griglia. Una bontà!

CastellsCipollotti alla griglia

Cipollotti alla griglia

Eureka! E datosi che da cosa nasce cosa, appresi pure l’esistenza della Calçotada: che altro non è che una gran bella “paciata” (dal Gioanìn Brera: mangiata, sbafata) leggasi una megafesta mangereccia. O per meglio dire un “rito” gastronomico di gruppo ‘officiato’ tra dicembre e marzo allo spuntare di queste cipolle ‘made in Catalunya’ (prevalentemente del sud, non per niente era miseramente fallita una mia precedente indagine sui Calçots svolta nella nordica Girona pirenaica).

Quanto al “dove”, se la Calçotada è numerosa (accade nelle Feste turistiche e nelle grandi rimpatriate) si ricorre ad ampi spazi cittadini, piazze o larghe strade, o ad aie e cortili di case di campagna per sistemare la megagriglia che arrostirà il Calçot. Nel caso di minore presenza di adepti alla “cipolla arrostita” basta un normale ristorante, una casa o un circolo cittadino.

Da Angel, sublimazione dei calçots

Castells Valls, centro storico

Valls, centro storico

Dotato di tanto preziose erudizioni, e curioso (un tempo si diceva) come una scimmia, non potevo esimermi dal partire alla conoscenza di una Calçotada. Eccomi dunque a Valls, Ciutat (già precisato) d’Origen del Calçot previa uscita dalla ‘autopista’ Barcelona–Madrid. Sto infatti interrompendo un viaggio in auto alla Fitur madrilena in un gelido pomeriggio di gennaio. Lo predico da anni, lo stereotipo e le reclàm del Turismo Spagnolo invitano sempre i turisti a pensare alle ‘calienti’ estati andaluse, ma nel resto della Spagna, e per molti mesi all’anno, è sempre meglio portarsi dietro un ‘gipunìn’, golf-pullover per i non longobardi.

Sceso all’hotel Class, in precedenza edotto (sui miei aneliti di partecipare a una Calçotada, non sulla inveterata ma oggidì libido giornalistica di scippare una notte ‘free’) eccomi spedito al ristorante, accolto e informato dallo chef Angel Solè. Al ristorante perché la “cultura” e la “cucina del Calçot” si è estesa a salse e ricette, con canonica prescrizione delle carni (agnello, longaniza-salsiccia, financo pesce) da abbinarsi all’ortaggio. Con il risultato che Angel mi coccola ammannendomi molti assaggi tanto gustosi quanto impensati.

Els Castells, piramidi umane

Ma da queste parti della Catalogna le stramberie non finiscono con la Calçotada (non si vorrà infatti negare l’eccentricità – notevole, come le capacità professionali di chi la promuove – di una manifestazione gastronomica, ultimamente anche turistica, consistente nella elementare arrostitura di un ortaggio).

Perché oltre che per i Calçots a Valls stravedono per Els Castells, i castelli, o per meglio intenderci, torri umane ‘edificate’ mediante il salirsi in groppa l’uno sull’altro, e resistere in posizione eretta, fin quando il più esperto, audace (e forse un po’ più mattacchione degli altri che gli stanno sotto) raggiunge, obbligatoriamente solitario la vetta (a un’altitudine corrispondente al terzo o quarto piano di una casa). Assisto agli Els Castells e mi chiedo: rappresentano un’encomiabile prova di abilità e di ardimento, o si tratta solo di una – come detto – stramberia, per non definirlo un vero e proprio sport (occorrono infatti, oltre a un notevole senso dell’equilibrio, molta forza fisica e pure mentale)? Chi lo sa. Resta il fatto che questi popolarissimi Castells non mancano mai in una festa regionale e generano una sorta di tifo sportivo.

Due “tifi” paralleli: per i Castells e per il Barça

Castells Santa Magdalena a Montblanc, sulla Ruta del Cister

Santa Magdalena a Montblanc, sulla Ruta del Cister

Tifo non paragonabile a quello per l’adorato Barça, simbolo e orgoglio della nazione catalana, con gadgets e altri oggetti commemorativi. Tanto entusiasmo, oltre che per la bravura dei protagonisti, deriva dalla tradizione, quell’insieme di valori e usanze che in Catalogna (a costo di passare per pazzerelloni) mantengono – per non dire difendono – con una testardaggine da rispettare e onorare.

P.S. Al fine di non essere accusato di pensare solo e sempre a ‘lu magnare’ (e alle stramberie) informo che dalle parti di Valls è percorribile anche una culturale Ruta del Cister, leggasi i monasteri cistercensi di Santes Creus, Poblet e Vallbona de los Monges (N.B. i milanesi temporaneamente impossibilitati a raggiungere la Catalogna possono sempre ammirare un magnifico esempio di questa semplice non meno che elegante architettura raggiungendo in autobus Chiaravalle).
Info: 
www.costabrava.org

Leggi anche:

Sri Lanka, la “Lacrima dell’India”, in Porta Romana a Milano

Girona e dintorni. Una provincia da raccontare

© RIPRODUZIONE RISERVATA