Giovedì 29 Settembre 2022 - Anno XX
Aperto il MuSa, museo della città di Salò

Aperto il MuSa, museo della città di Salò

Salò, città chiave della Repubblica sociale di Mussolini, ora ha un suo museo: il MuSa. L’edificio sorge nel centro della città e accoglie numerose collezioni artistiche

MuSa Salò

Salò, interno del MuSa

La lunga storia della città di Salò, città chiave della Repubblica Sociale italiana, ha ora un suo museo e potrà contare, anche, sulla documentazione del Centro Studi Salò, diretto da Roberto Chiarini. Il MuSa sarà ospitato nel centro della città, nel complesso di Santa Giustina, in origine collegio dei padri Somaschi. Il nuovo museo, affidato alle cure di Giordano Bruno Guerri, scrittore, storico, saggista, accoglie collezioni, differenti per provenienza e datazione, organizzate per offrire al visitatore spunti e chiavi di lettura in un continuo dialogo con la storia, l’arte e la tradizione.
La struttura, in grado di ospitare anche spettacoli, feste e matrimoni, entrerà a far parte di Garda Musei, una rete comprendente il Vittoriale (200 mila ingressi all’anno), la valle delle cartiere, Desenzano, Peschiera, il Mille Miglia di Brescia.

Tra le curiosità più ammirate, oltre al letto di Napoleone, prestato senza limiti di tempo dai veronesi di Rivoli, il contrabbasso Colonna (acquistato per 270 mila euro dalla famiglia Biondo, che lo ha soffiato ai giapponesi, cedendolo in comodato gratuito) e le attrezzature della stazione meteo-sismica Pio Bettoni.
Dei 600 giorni della Rsi viene descritta la vita quotidiana. Un pulsante nero e uno rosso consentono di ascoltare le versioni di un partigiano e di un repubblichino sui fatti accaduti.
Esprime soddisfazione l’assessore regionale Mauro Parolini: «È un’operazione che contribuisce ad accrescere il prestigio e l’attrattività complessiva di un’area turistica, quella del Garda, unica e sempre più apprezzata, che si distingue in Europa e nel Paese per la sua varietà, bellezza, tradizione e capacità di accogliere». Il MuSa proporrà anche mostre temporanee: la prima, di Ernesto Tatafiore, si intitola «Le due vite di van Gogh» (catalogo Allemandi). Si tratta di un ciclo di lavori ispirati all’opera di van Gogh, divisi tra MuSa e il vicino Vittoriale (la mirabolante ultima residenza di D’Annunzio, anch’essa diretta e presieduta da Guerri).

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