Giovedì 23 Maggio 2019 - Anno XVII
Egitto, Tempio di Luxor  (ph. Federica Gögele © Mondointasca.it)

Egitto, Tempio di Luxor (ph. Federica Gögele © Mondointasca.it)

Mitologia e “tecnicismi” dell’antico Egitto

La storia dell’antico Egitto tra mitologia e simboli. Gli Egizi si sono “inventati” un mondo in cui scorre un lungo fiume sacro, l’anima può transitarvi, superando prove o ricorrendo a formule magiche e gli animali incarnano vizi e virtù. Il Nilo tracima regolarmente ogni anno. Una pianta sfiorisce e rispunta

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Egitto, Tempio di Kôm Ombo (ph. Federica Gögele © Mondointasca.it)

Antico Egitto. Immagina di trovarti da solo nel deserto. Agli albori del tempo e della conoscenza e di osservare la Natura nel suo svolgersi davanti ai tuoi occhi. Un disco solare che sorge ad est per sparire al punto cardinale opposto, scandendo ritmi e cicli naturali alla base di ogni esistenza. Creature e creato unite in questa ciclica eternità, di cui intuisci di far parte. Così cerchi una spiegazione, trovandola in ciò che ti circonda: un immenso specchio che riflette in piccolo anche la tua immagine.

Come il sole si ripresenta ogni giorno, il Nilo tracima regolarmente ogni anno ed una pianta sfiorisce e rispunta, anche l’uomo è sottoposto ad una regola d’eterno. Per questo gli Egizi si sono “inventati” un mondo, fatto ad immagine e somiglianza di quello presente, in cui scorre un lungo fiume sacro, l’anima può transitarvi, superando prove o ricorrendo a formule magiche e gli animali incarnano vizi e virtù.

Antico Egitto: Anubi, gli animali, la mummificazione

Antico Egitto Cobra-portafortuna (ph. Federica Gögele © Mondointasca.it)

Cobra portafortuna (ph. Federica Gögele © Mondointasca.it)

C’è Khepri, lo Scarabeo che riempie di uova una palla di sterco e la spinge poi sotto terra, per dar modo alle larve di schiudersi e uscire, come emerge sempre la vita ogni mattina, illuminando l’orizzonte. Vola Horo, il Falco, unica creatura a non chiudere mai gli occhi, arrivando più alto di ogni altra, simbolo dello sguardo divino, cui tutto appare.
Lo Sciacallo, da cui l’antico popolo imparò l’arte della mummificazione, osservando come la fiera si cibasse delle sue vittime, risucchiandone le viscere da un fianco, poi svuotandone il cranio e prosciugandone i liquidi fin dentro le ossa, lasciando solo lo strato epidermico a ricoprirne lo scheletro.

Fu così che Anubi presiederà al processo della mummificazione e incarnerà una delle tante facoltà divine donate a noi mortali. In realtà, infatti, la religione egizia è monoteista!

Antico Egitto: Ippopotamo simbolo della cattiveria

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Colonne (ph. Federica Gögele © Mondointasca.it)

É Ra, unico Dio a sedere sul trono dei Cieli, mentre tutte le altre figure altro non sono che sante sue rappresentazioni. Thot, l’Ibis, personificazione della saggezza: uccello solitario che non si mescola alle masse e l’acqua in cui beve è sempre la più pura. La Vacca Hathor dall’orecchio portentoso, è la Santa della musica, capace di sentire il richiamo del suo vitello anche a chilometri di distanza. L’Oca, simbolo di pace, creatura che se si sente in pericolo non mangia (a tal proposito, nelle scene raffiguranti momenti prosperi e dal lieto fine, appaiono spesso oche intente a saziarsi beatamente tra tripudi di frutti e papiri).

Non siamo connotati solo da virtù, anche i lati più oscuri fanno parte del gioco divino, e così Ra si manifesta sotto forma di Tueret, l’Ippopotamo, simbolo di cattiveria, unico animale che attacca per aggressività, non essendo nemmeno carnivoro. Per non farci scordare di Lui, tra i flutti appare Sobek, dai denti aguzzi, il coccodrillo “santo delle tempeste”, che provvede a scatenarne qualora e se, andandoci troppo bene le cose, ci si dimenticasse di fare offerte a Dio. Ogni provincia dell’antico Egitto e protetta da una triade divina, solitamente formata dall’armonia di padre, madre e un figlio/a.

Antico Egitto: simbolismo, tradizione, usanza

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Tempio di Sobek a Kôm Ombo (ph. Federica Gögele © Mondointasca.it)

É incredibile riconoscere vivo il simbolismo di quei tempi in diverse tradizioni, modi di dire e religioni, con la stessa forza e valenza, al punto tale da ritrovarlo presente più che mai ai nostri giorni. L’usanza di dare ai faraoni due nomi, uno alla nascita e uno all’incoronazione, è come i cristiani fanno con il papa.
La palma, che più alta tra la vegetazione spicca per avvicinarsi al cielo, è simbolo di gioia e sventola tra le mani di molte rappresentazioni egizie, come in quelle degli abitanti di Gerusalemme nell’accogliere Gesù. Molto probabilmente l’usanza della chiusa religiosa “amen”, deriverebbe dall’invocazione rispettosa al faraone Amon da parte dei suoi fedeli sudditi.

Antico Egitto: la “chiave della vita” e le “case della vita”

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Tempio dedicato al dio Horus a Edfu (ph. Federica Gögele © Mondointasca.it)

L’amuleto che troviamo spesso in pugno ai faraoni, la Chiave della Vita, a ben guardare è il prototipo della croce antica: siamo tutti figli del Sole, a cui tornare come raggi di luce! La mitologia si mescola ai racconti biblici, in cui Mosè (dal “geroglifico” mw = acqua e sa = figlio), salvato dalle acque del Nilo, fu allevato come un figlio a palazzo del faraone. Dio gli dovette parlare nell’unica lingua da lui conosciuta, per farsi intendere. Dal che vien spontaneo sostenere che le tavole dei Dieci Comandamenti siano state rivelate e scritte in egiziano antico. Scrittura sacra idio-fonografica di tre varietà: il “geroglifico ufficiale”, lingua scritta dei faraoni, preziosa e complessa nel suo simbolismo. La ieratica, quella dei sacerdoti, una sorta di “corsivo” del geroglifico (ovvero un modo più sbrigativo e veloce di scriverlo) ed infine la demotica, quella del popolo: un “corsivo della ieratica”.

Schematizzando sempre più, ecco che disegni sono diventati segni e suoni. Anche se è ancora un mistero come la rappresentazione di una vipera sia diventata la lettera “F”. É l’unico alfabeto che può essere letto praticamente in ogni verso: da destra a sinistra o viceversa, da su in giù o da giù in su.. Lo si deduce osservando in che direzione guardano i volti degli animali e delle figure rappresentate. Sin dai tempi dei faraoni l’istruzione era per tutti, anche i figli di semplici operai frequentavano le scuole, definite oggi come allora, le “case della vita”.

Antico Egitto: la guida che legge i geroglifici

Antico Egitto Iside (ph. Federica Gögele © Mondointasca.it)

Iside, dea dell’amore (ph. Federica Gögele © Mondointasca.it)

Per meglio interpretare la cultura del posto, ho raccolto interessanti “tecnicismi egizi” dai racconti di Biscioi, la mia guida, unica in tutto l’Egitto a parlare il finlandese, ma soprattutto esperto lettore di geroglifici ed appassionato alla storia del suo Paese. Mi spiega che in origine i capitelli dei templi erano di tre tipi: a forma stilizzata di papiro aperto, di papiro chiuso e hathoreici, con le sembianze della testa di Hathor, la santa dal volto di donna e dalle orecchie vaccine. Si distinguono dai capitelli di epoca successiva tolemaica/romana per il fatto che quest’ultimi sono compositi, riproducendo l’intreccio stilizzato di un loto, un papiro ed una palma.

I rilievi che ricoprono interamente le pareti dei templi sono eseguiti con tecniche diverse a seconda di come cade la luce. Per gli Egizi, infatti, ogni centimetro sacro doveva essere riempito, per impedire agli spiriti maligni di trovare lo spazio per entrarvi. Inoltre, una volta che l’anima del faraone, di ritorno dagli Inferi, volava sull’Egitto per ritrovare la sua mummia ed incarnarsi, qualora non l’avesse trovata, poteva riconoscersi in statue e raffigurazioni. Ecco quindi che sulle pareti luminose le figure venivano eseguite in basso rilievo “a incavo”, mentre quelle più buie a basso rilievo “emergente”, per essere viste anche da lontano. L’alto rilievo era una tecnica adottata per lo più nella statuaria, scavando la roccia per estrarvi le figure o addossando colossi a pareti di templi e montagne come, ad esempio, nel tempio di Abu Simbel.

Antico Egitto: il Nilo, fiume sacro che scorre controvento

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Tempio Karnak, particolare (ph. Federica Gögele © Mondointasca.it)

Credo sia inoltre interessante sapere che il Nilo “scorre in giù”, da Sud a Nord, controvento: informazioni utili e già note ai naviganti, abili nel sfruttare vele, remi o correnti a seconda della direzione e degli scopi delle spedizioni. Il 20% delle mitiche acque di questo fiume, hanno origine in Burundi e rappresentano il Nilo Bianco, andandosi a tingere di Blu, incontrando l’80% di quelle che invece sgorgano in Etiopia.

Entrato a far parte della storia d’Egitto, questo fiume ne simboleggia la geografia, l’arte e la politica. Al suo settentrione il Basso Egitto, rappresentato dal papiro, dal cobra e della corona rossa dei faraoni: bianca a sud; nell’Alto Egitto, invece, gli emblemi sono il fior di loto, l’ape e il grifone. L’unione dei due regni portò all’inizio della Civiltà, con le prime dinastie e piramidi: 3000 anni prima di Cristo! Periodi di pace o caotici, invasioni e conquiste, si avvicendarono su questo territorio d’Africa, in cui passarono re e regine, condottieri e commercianti, volti noti alla Storia e protagonisti di vicende celeberrime.

Le spedizioni che riportarono in vita la civiltà egizia

Antico Egitto Capitello-Hatoreico (ph. Federica Gögele © Mondointasca.it)

Capitello Hatoreico (ph. Federica Gögele © Mondointasca.it)

Tutto venne coperto dall’oblio e dalla sabbia, quando ai tempi di Teodosio I, con l’editto di Milano del 390 d.C., il Cristianesimo divenne religione ufficiale e i templi egizi abbandonati e dimenticati. Per ben 1400 anni dei fasti e della cultura di questa civiltà non si seppe più nulla. Fu con le spedizioni militari e scientifiche di Napoleone, nel 1798 d.C., che tornarono alla luce ed ebbero nuova vita. Fu riscoperta e decifrata la scrittura geroglifica, fino ad allora sopravvissuta sotto le sembianze dell’alfabeto arabo (nel 641 d.C. la bandiera dell’Islam sventolò ai venti egizi), tanto che oggi si stima che ben 13 mila parole del dialetto parlato siano di origine faraonica.

Restano ancora tanti misteri da svelare. Intanto si sta costruendo un nuovo museo archeologico al Cairo, per ospitare reperti sempre più numerosi, nella speranza di compiere una delle scoperte che più farebbe la gioia di esperti e scienziati: la tomba del famoso ed eclettico Leonardo da Vinci del tempo, Imhotep. Con molta probabilità la scienza potrebbe arricchirsi di antiche formule, ricette e rimedi medicamentosi, di cui “è giunta voce” siano davvero efficaci, ma di cui non si è ancora interpretata con precisione la composizione.

Antico Egitto: miti, leggende popolari, curiosità

Antico Egitto WA0009 (ph. Federica Gögele © Mondointasca.it)

Tempio Karnak (ph. Federica Gögele © Mondointasca.it)

Consigli e rimedi per le giovani donne speranzose di maternità. Secondo le prescrizioni mediche dell’antico Egitto, per sapere di essere fertili, vi basterà introdurre uno spicchio d’aglio in vagina e sentire se il vostro alito ne risentirà, una volta trascorse 6 ore. In caso affermativo gioite: significa che tutti “i canali” sono aperti! Se poi siete desiderose di conoscere il sesso del nascituro, vi basterà annaffiare con la vostra urina un seme di grano ed uno di orzo. Se sarà il primo a germogliare, diventerete madri di un bel maschietto, nel caso sia l’orzo, di una femmina! Studi relativamente recenti e approssimativamente scientifici attestano al 95% la veridicità dei sopramenzionati test. Non vedo l’ora venga scoperta la tomba di Imhotep affinché la scienza possa arricchirsi di altre preziose nozioni.

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