Domenica 27 Settembre 2020 - Anno XVIII
Lisbona viva, tra passato e futuro

Lisbona viva, tra passato e futuro

Dalla Torre di Belem Vasco da Gama salpò alla ricerca della via delle Indie. Anche la Lisbona odierna sembra voler spiccare il volo alla scoperta del futuro: gli architetti i suoi moderni ammiragli

bianca Lisbona Torre Belem

Torre Belem

La bianca città di Lisbona insomma è soprattutto nuova, con qualche accenno, qua e là, addirittura americano, come certi colossali ascensori che sorgono nei punti più impreveduti a mettere in comunicazione la città bassa con l’alta e talune modernissime funicolari…“. Così nel 1927 descriveva la città Arnaldo Cipolla giornalista e scrittore, redattore del Corriere della Sera e della Stampa. A distanza di quasi ottant’anni l’impressione è la stessa. Segno di una città in continuo “divenire” capace di integrare vecchio e nuovo, passato e futuro. Torre di Belem, gli ascensori sono ancora al loro posto e anzi quest’anno ricorre il centenario dell’Elevador di Santa Justa che con i suoi 45 metri di altezza domina il quartiere della Baixa, la città bassa, cuore di Lisbona.

La bianca Lisbona: belvederi e la baia del Tago

Realizzato dall’ingegnere Raoul Mesnier du Ponsard, allievo di Gustave Eiffel, fu inaugurato il 10 luglio del 1902. Seguirono, a opera dello stesso autore, altri tre “elevadores”, ancora in funzione: da Bica, da Gloria e do Lavra. Tutti, raggiungendo i più noti “miradourus”, belvederi, permettono prospettive e scorci straordinari sulla città. Così quando il sole fa scintillare di riflessi dorati la baia del Tago si comprende il suo nome Mar de Pahla, mare di paglia.

Il Tago, Tejo, è in realtà molto più di un fiume, è il preludio dell’Oceano. Di quell’Atlantico simbolo di arrivi e partenze antichi e moderni, di addii, avventure, scoperte. Di tutto ciò che è all’origine del carattere della città. Con alle spalle l’Europa e nello stesso tempo protesa verso le colonie, punto d’incontro di stili e culture diversi. Spesso nel nome di Vasco da Gama, il grande navigatore portoghese, gloria nazionale, che agli inizi del XVI secolo aprì la rotta verso le Indie, inaugurando una nuova era.

La bianca Lisbona e l’Electrico 2

bianca Lisbona Il Tram elettrico

Il Tram elettrico che attraversa la bianca Lisbona

Oggi, le architetture avveniristiche della Lisbona di domani crescono e si fondono con la città di ieri. Un esempio di innovazione e recupero di zone degradate che raramente trova riscontro nelle altre capitali europee e che ha rivoluzionato l’aspetto della città. Per comprendere lo Tram elettrico “spirito del luogo” la cosa migliore è muoversi a piedi o con i tram e la metropolitana. Un giro con “l’electrico 28“, il vecchio tram che percorre i quartieri del centro (Graça, Alfama, Bairro Alto, Estrela), permette di farsi un’idea della città “classica”. Si può attraversare la città dalla Piazza Martim Moniz fino al cimitero dos Prazeres, passando dal belvedere di Santa Luzia, la Cattedrale, il Chiado, la Basilica da Estrela e il quartiere Campo de Ourique.

Rientra nella visita alla Lisbona di ieri anche quella al Museo della Fondazione Calouste Goulbekian che ospita le collezioni di Calouste Sarkis Goulbekian, pioniere dello sviluppo petrolifero in Medio Oriente e straordinario mecenate amante dell’arte. Il museo, due padiglioni separati da un rigoglioso giardino tropicale, propone anche attività culturali che spaziano dall’opera alla danza. Le sue linee architettoniche ardite per l’epoca, era il 1969, testimoniano l’apertura della città all’innovazione. Una predisposizione che trova molte conferme.

Il Centro culturale di Bélem

Come a Bélem, dove all’imponente Monastero dos Jerónimos, voluto dal re Manuel I per ricordare le imprese di Vasco da Gama, si contrappone il contemporaneo e monumentale Centro Culturale di Bélem.
Un’austera “fortezza” in pietra calcarea rosata, progettata dagli architetti Vittorio Gregotti e Manuel Salgado, che convive in armonia estetica con il monumento manuelino e la sua profusione di elementi ornamentali.

Il centro della bianca Lisbona ospita un corposo Museo del Design. Ma anche mostre, dibattiti e spettacoli (www.ccb.pt); parte integrante della vita dei lisboeti. Tornati in centro (ben collegato con servizio di tram) per muovervi verso altre destinazioni preferite senz’altro la metropolitana. Quattro linee dai nomi poetici evocatori dell’epopea delle grandi scoperte marittime: Gaivota (gabbiano), Girassol (girasole), Caravela, Oriente. Tutte le stazioni sono decorate da artisti portoghesi e stranieri, con risultati sorprendenti.

La bianca Lisbona una città avveniristica

Le primizie urbanistiche esplodono però nel Parque das Naçoes, l’area che ha ospitato l’Expo del ’98. È questo il nuovo polo commerciale, abitativo e ludico della città. Si raggiunge comodamente con la metropolitana, scendendo alla Gare do Oriente. Opera aerea e affascinante dell’architetto catalano Santiago Calatrava, autore anche dell’attiguo centro commerciale intitolato, una volta di più, a Vasco da Gama. La struttura, in vetro e metallo, ricorda quella di una nave; sul soffitto trasparente scivola acqua e il tema del mare viene riproposto anche da enormi acquari interni. Dentro, quasi 200 negozi, una decina di cinema e circa trenta ristoranti ne fanno lo shopping center del momento e un luogo di ritrovo molto frequentato.

Il secondo più grande Ocenario al mondo

Oceanario foto di Jose Manuel

Oceanario foto di Jose Manuel

A pochi passi, l’Oceanario-isola (www.oceanario.pt), progettato dall’architetto americano Peter Chermayeff è il più grande al mondo dopo quello di Osaka. Opera dello stesso Oceanario architetto. Al suo interno sono stati riprodotti quattro habitat differenti che convergono al centro dando corpo al concetto di unicità dell’Oceano. Una teleferica sul Tago collega l’Oceanario alla Torre Vasco da Gama, alta 140 metri. Da qui la vista spazia sul nuovo ponte omonimo, il più lungo d’Europa (17,2 km) che collega la bianca Lisbona e l’Alentejo, quindi il sud del Paese; vi transitano circa 52 mila auto al giorno.

Nuovi ristoranti, discoteche e locali trendy, anche questi all’insegna del design d’avanguardia, sono nati nelle ex zone degradate del porto, come i Docas di Santo Amaro e di Alcântara, ora teatro della vivace notte lisbonese. E non è finita. È in programma la realizzazione di altri progetti. Un nuovo stadio (Lisbona, nel 2004, ospiterà i campionati europei di calcio), un nuovo aeroporto e persino un intero quartiere di abitazioni e centri commerciali. Tra il centro e il Parque das Naçoes, su progetto di Renzo Piano, un’ex zona industriale (Braço de Prata) si trasformerà in una città ideale lungo il fiume, immersa nella vegetazione (verranno piantate circa 1700 palme).

Bianca Lisbona tra parole e fatti

Lisbona La statua di Pessoa all'esterno del Caffè-Brasileira foto di Nol Aders

La statua di Pessoa all’esterno del Caffè-Brasileira foto di Nol Aders

Alfacinhas – “mangiatori d’insalata”, antico soprannome degli abitanti di Lisbona. Deriva, si crede, dal piatto popolare per eccellenza: pesce fritto e molta lattuga, “alface”, coltivata negli orti intorno alla città, dove si svolgevano queste popolari abbuffate in compagnia.
Bacalhau – Baccalà, il piatto nazionale, declinato in più di 365 ricette.
Basilico – In Portogallo più che in cucina si usa regalarlo (gli uomini alle donne) come pegno d’amore in occasione della festa di Sant’Antonio, nella notte fra il 12 e il 13 giugno. Ad ogni angolo di strada si possono acquistare vasetti con piantine di basilico, decorati con garofani e poesie d’amore.

Brasileira –  Il caffé “A Brasileira” (affacciato sul Largo do Chiado), già cenacolo dell’arte negli anni Trenta, resta uno dei luoghi più popolari di Lisbona, frequenato dai lisboeti come dai turisti. La statua di Fernando Pessoa, genio della letteratura portoghese del ‘900, campeggia all’esterno, seduto a un tavolino.
Bica – Caffé, inteso come bevanda. È molto portoghese berlo con aggiunta di cannella. Chiedere “uma italiana” per farsi portare un espresso.

Bianca Lisbona e la cucina portoghese

Caldo verde zuppa tipica

Caldo verde zuppa tipoca

Caldo verde – la zuppa portoghese più popolare fatta con patate e foglie di cavolo, tagliate a striscioline sottilissime. Si serve con una fettina di chouriço (salsiccia piccante).
Saudade – Sentimento che mescola nostalgia e malinconia. il Fado ne è l’espressione in musica.
Tourada – A differenza di quella spagnola, nella corrida portoghese il toro non viene ucciso. Un “finale” proibito dal marchese di Pombal. La Tourada segue ancora oggi lo schema settecentesco in due fasi: i Cavaleiros (toreri a cavallo) con i loro costumi d’epoca stancano il toro; i forcados a piedi incitano i tori alla lotta finale. Le corride si tengono da aprile a ottobre, generalmente di giovedì e domenica. Praça de touros, Campo Pequeño.
Tasca – Trattoria: abbondano in tutta la città.

Lisbona: il Fado portato dalle maree

Fado – “Il fado ha il suo destino nella lontananza portata dalle maree” dice una canzone. Per ascoltare la melodia portoghese per antonomasia si va nelle Casas de Fado, con cena e ascolto dal vivo. Gli indirizzi sono numerosi, soprattutto tra Alfama e Bairro Alto, e quasi tutti turistici. Il fado contemporaneo è però anche quello di Dulce Pontes, classe 1969, che ha reinventato il genere con in più una sferzata di energia. È considerata erede della mitica Amalia Rodriguez insieme a Teresa Salgueiro dei Madredeus. Misia è l’altro nome di punta di cui vale la pena acquistare un CD. Nel suo ultimo disco “Ritual”, anche un onirico video diretto dal regista Patrice Leconte.

Il ricordo di Amalia Rodriguez, a poco più di due anni dalla sua scomparsa, è tuttora molto vivo. La sua casa è da poco stata aperta al pubblico per volontà dell’artista che vi abitò dagli anni ’50 fino alla morte. Nella Casa Museu Amalia Rodriguez sono esposti oggetti personali, abiti, fotografie. Da non perdere per entrare nel “cuore” del Fado (Rua São Bento).
Un indirizzo molto “lisbonese” è invece il ristorante Trote Lusitano (Hipodromo do Campo Grande, con fado solo il giovedì sera.


Approfondimento

Fado, la nostalgia in musica

di Federico Formignani

Il Fado statue

Il Fado statue

António Lobo Antunes, uno dei massimi interpreti della letteratura portoghese contemporanea, fa dire al soldato Abílio, duramente impegnato nella guerra coloniale in Mozambico, dalle pagine del suo libro “Fado Alexandrino”: “Lisbona, il ricordo scompare; ventotto mesi trascorsi sognando la città e, alla fine, Lisbona è qui”. La nostalgia per la città tanto amata, per la patria lontana, si perpetua e vive nei cento locali lisboeti che ospitano cantanti e chitarristi lusitani. Ma non è solo nostalgia e tristezza, il fado. È anche vita minuta, piccole storie d’amore e tradimento, canto per i cento luoghi belli di questa splendida città, filastrocche ritmate e impertinenti sui difetti degli uomini e delle donne.

Carlos Macedo, le cui dita scivolano prodigiose sul manico della chitarra e pizzicano dolci e risolute le corde là dove si apre la cassa armonica, sostiene di suonare, sempre, col cuore e con le dita; perché il fado è un’espressione personale, un canto nel quale chi ha da dire qualcosa lo dice, se è capace di dirlo. E lui ci riesce benissimo, accompagnando le cantanti (fadiste) che si alternano fra i tavoli del Senhor Vinho, uno dei locali più in voga della capitale, nel quale la musica è applicazione e ricerca, sofisticata esecuzione.

La regina del Fado Maria da Fé

Esibizione di fado

Esibizione di fado a Lisbona

I canti vengono interpretati a gruppi di tre-quattro quindi segue una pausa, durante la quale la gente gusta la cucina portoghese e chiacchiera. Ma quando entra Maria da Fé, il cicaleccio e l’uso delle posate scompaiono quasi per incanto. La signora ha un suo modo particolare di interpretare il fado: la voce balza da modulazioni forti ad altre più lievi e gorgheggianti, su registri leggermente melodrammatici. Per intenderci, ricalca un po’ lo stile (conosciutissimo) della grande Amalia Rodriguez. Carlos Macedo e Jorge Pernando – c’è un terzo, grasso chitarrista, che si limita all’accompagnamento – ampliano il repertorio con motivi ora vivaci ora morbidi e pensosi, mettendo in risalto le doti di due altre fadiste: Aldina Duarte, magra, capelli neri, che canta ad occhi socchiusi e in maniera passionale e Ana Moura, di soli 22 anni, una promessa del fado portoghese.

Voce bella e gradevole, spiccata personalità, bocca carnosa che pare colori le note e le parole così strascicate della lingua lusitana, Ana interpreta storie d’amore. E cosa potrebbe fare di diverso, data l’età? Guadagnano bene gli interpreti del fado? Lo chiedo a Carlos, che risponde con un sorriso soddisfatto. Poi considero che il ristorante Senhor Vinho ha 120 coperti e lavora quasi esclusivamente su prenotazione. Tra il personale di cucina e di sala, i cantanti, i musicisti, non è azzardato pensare che mantenga tutti piuttosto bene; forse, meglio di loro, se la cava Maria da Fé, che ne è anche proprietaria.
Senhor Vinho – quartiere di Madragoa, Rua do Meio à Lapa 18, tel. 00351-213972681 o www.restsrvinho.com

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