Mercoledì 3 Marzo 2021 - Anno XIX
Grotte di Toirano - il salotto delle streghe

Grotte di Toirano - il salotto delle streghe

Liguria delle grotte

Terra bucherellata quella tra Finale Ligure e Ventimiglia. Una Liguria sotterranea da esplorare, dimenticando il mare, in un viaggio a ritroso nel tempo che conduce ai primordi della civiltà

Liguria delle grotte Grotte di Toirano - sala del pantheon

Grotte di Toirano – sala del pantheon

Tra le tante cavità naturali che si aprono nel Ponente ligure, alcune si possono esplorare senza essere speleologi. Nella Ligura delle grotte si scoprono fantastiche concrezioni naturali; tracce di animali adatti alla vita in climi caldi che vivevano qui millenni fa; oltre a importanti resti dell’uomo preistorico.
Molti reperti rinvenuti nelle grotte ponentine sono conservati nel Museo di Archeologia Ligure ospitato nella villa Doria-Pallavicini di Genova-Pegli.

Tra il finalese, costellato di caverne che non sono però aperte al pubblico e le celebri grotte dei Balzi Rossi presso Ventimiglia (di cui abbiamo parlato in “Liguria di frontiera”) ci sono due importanti e bellissimi percorsi sotterranei. Nella Liguria delle grotte, da visitare quella di Borgio Verezzi, non lontano da Finale Ligure e quelle di Toirano, nell’entroterra di Borghetto Santo Spirito.

Verezzi, quattro borgate e una piazza da teatro

Liguria delle grotte Verezzi lavatoio aRoccaro-

Verezzi lavatoio aRoccaro-

Quattro borgate sulle colline, collegate da strade selciate tra orti, uliveti e vigneti, formano quello straordinario paese di pietra che è Verezzi, a sei chilometri di strada panoramica da Finale. Di legno nella zona ce n’era poco. Di pietra tanta, così non hanno lesinato: le case in arenaria rosa con le volte all’interno; i vicoli con i sottopassaggi ad arco; i sedili e i lavatoi; i sentieri acciottolati che uniscono le frazioni, tutto è in pietra, severamente tutelato.
A duecento metri sul livello del mare in un’area protetta, Poggio, Piazza, Roccaro e Crosa sono costruite a grappolo sopra le rocce in mezzo al verde.

Bello è seguire a piedi il percorso ad anello che collega le borgate: salire al santuario di San Martino sopra Crosa e scendere dal sentiero nel bosco che raggiunge Poggio. Lungo il sentiero si possono incontrare faine, tassi, volpi, cinghiali, scoiattoli, falchi e falconi.
Ma gli itinerari nella natura da percorrere nella zona sono tanti. Compreso quello che da Verezzi raggiunge Final Borgo. Non a caso il paese si sentiva più vicino a Finale Ligure che a Borgio. Già, Verezzi e Borgio, due entità distinte che non hanno mai nascosto i contrasti, unificate solo nel 1933 per formare un unico comune.

Liguria delle grotte: Poggio, borgo Saraceno

Verezzi Teatro Piazza Sant'Agostino

Teatro a cielo aperto in Piazza Sant’Agostino

Ma ritorniamo a Verezzi, e soprattutto a Poggio. La sua frazione più antica è nella posizione più ripida e strategica. Come una fortezza a dominio del mare, controllava il percorso dalla costa alle colline difendendo le borgate sorte successivamente alle spalle del nucleo fortificato. Caratteristico insediamento arroccato sui colli a un tiro di schioppo dal mare. Databile intorno al primo millennio, con le case, le chiesette, le stradine che formano un nucleo compatto. Poggio evoca tipologie arabo-saracene che dimostrano nella zona una notevole influenza culturale del Medio Oriente.

Oggi, nelle borgate “saracene” di Verezzi nessun negozio, solo qualche trattoria e un mulino. E un solo cuore: piazza Sant’Agostino (nella frazione Piazza), lastricato palcoscenico di concerti e spettacoli con la trecentesca cappella a monte, l’urlo del mare a valle. Non c’è chi non si innamori del paese che, da ogni angolo, offre un panorama di brutale bellezza.

Non a caso è da quasi quarant’anni scenario di un festival teatrale di rilievo internazionale, che in luglio e agosto accoglie rappresentazioni in prima nazionale. Teatro, ma anche musica e cabaret (e cinema) per il 38º Festival annoverato tra gli eventi culturali regionali in “Genova capitale europea della cultura 2004”. E quando il clamore del festival sarà ormai lontano, nelle sere d’inverno il bar della piazza tornerà a essere il ritrovo del paese.

Liguria delle grotte colorate e fascinose a Borgio

Boggio Piazza San Pietro foto Dodo Donatella

Boggio Piazza San Pietro foto Dodo Donatella

Nella Liguria delle grotte, la messa di Natale, ma anche spettacoli del Festival Teatrale di Borgio Verezzi, sono da alcuni anni accolti nella prima sala della grotta Valdemino. La grotta si estende per cinque chilometri sotto il centro storico di Borgio fin sotto la chiesa di San Pietro. La facciata settecentesca è il fondale di concerti estivi, nello scenario dell’omonima suggestiva piazza lastricata.

Per visitare le caverne di Borgio Verezzi (in realtà solo una è visitabile: la grotta di Valdemino) si dovettero attendere gli anni Settanta del secolo scorso. Pur essendo state scoperte nel 1933, si conoscevano però da lungo tempo un insieme di cavità, gallerie e cunicoli formati dall’opera di corrosione delle acque nel terreno carsico.
Il fondo della grotta di Valdemino è in gran parte occupato da laghetti dalle acque limpidissime, provenienti da torrenti sotterranei alimentati dalle precipitazioni. Offre il meglio di sé in primavera quando i piccoli bacini sono colmi d’acqua di un bel colore verde smeraldo (il livello dell’acqua è invece minimo in settembre).

Liguria delle grotte, pietre di tutte le forme e colori

Liguria delle grotte Grotte di Borgio Verezzi

Grotte di Borgio Verezzi

Nelle cavità di Borgio Verezzi si sono ritrovati reperti ossei databili tra cinquecentomila e settecentocinquantamila anni fa. Reperti di rinoceronti, elefanti, tigri, coccodrilli, tartarughe e altre varietà di fauna dei climi caldi; ma anche di esemplari dei climi freddi come orsi, mammut, cervi, stambecchi, cavalli. Non furono invece rinvenute tracce umane in quanto le caverne non sarebbero mai state abitate dall’uomo.

L’interesse della visita sta tutto nell’ambiente naturale. Un percorso di circa ottocento metri tra ricchissime concrezioni: grandi colonne formatesi dalla congiunzione di stalattiti e stalagmiti; cannule e drappi; colate e stalattiti eccentriche; stalattiti filiformi tanto lunghe e sottili (alcune) da essere denominate “spaghetti” (sotto i quali non si può sostare quando fuori piove perché c’è uno stillicidio continuo).

Forme di grande varietà cui sono stati attribuiti nomi come il “castello”, il “samurai”, l’”impiccato”, il “busto di Papa Giovanni”, il piede di “Gulliver”, il “profilo della Strega”. Ma questo è già folclore. Quello che soprattutto colpisce è il colore. Anzi, i colori: rosso, giallo, bianco, grigio per la presenza nei terreni attraversati dalle acque di ossidi di ferro, limonite, carbonato di calcio e manganese. All’interno della grotta, sedici gradi tutto l’anno.

Toirano, due grotte celebri

oirano, Il portico di Piazza della Libertà

Toirano, Il portico di Piazza della Libertà

Peccato per il paese medievale con le sue mura, le porte (due delle cinque d’accesso conservatesi), le case-torri, i portici, le logge, la piazza di San Martino con la seicentesca parrocchiale affiancata dalla torre campanaria del Trecento, appartenente all’antico sistema difensivo. Queste bellezze è un peccato che sfuggano ai visitatori più frettolosi che al massimo si soffermano sul ponte a tre arcate sul fiume Varatela.

È un peccato perché Toirano, a tre chilometri dal mare di Borghetto Santo Spirito, è un bel borgo di origine romana e poi fortificazione bizantina. Meriterebbe di più, ma tant’è. Questo è il suo destino dagli anni Cinquanta, quando vennero scoperte le cavità naturali (esplorate in parte già a fine Ottocento).

Cavità create da fiumi sotterranei, che si sono lentamente ritirati nei millenni, nel massiccio calcareo a un paio di chilometri dal paese. Borgo offuscato dalle grotte. Non meno di una quarantina (anche se quelle aperte alla visita sono due), che rendono Toirano famoso. Oltre centocinquantamila visitatori le percorrono ogni anno a piccoli gruppi, fin dalla loro apertura al pubblico nel 1953.

Liguria delle grotte, resti di animali preistorici

Toirano Santuario di Santa Lucia

Toirano Santuario di Santa Lucia foto di Emanuela Meme 

Estesi saloni, stalattiti e stalagmiti, rari fiori di cristallo nei mille e trecento metri di percorso di grande interesse speleologico che dalla Grotta della Bàsura (la strega), la più spettacolare, conduce a quella di Santa Lucia Inferiore passando attraverso un traforo artificiale.

Nella grotta della Strega una serie di sale straordinarie per l’esuberanza delle concrezioni naturali – come il cosiddetto antro di Cibele. Antro ricco di sculture mammellonari di colore chiaro – dove per millenni trovò rifugio l’Ursus Spelaeus, l’orso delle caverne. Lo testimoniano impronte di zampe sul terreno, tracce di unghiate sulle pareti e resti ossei (nel cosiddetto “cimitero degli orsi”. Un grosso mucchio di ossa di una sessantina di esemplari di ventiquattromila/ventisettemila anni fa. Ma non solo. Si conservano impronte di piedi, mani e ginocchia dell’uomo del Paleolitico superiore, che non avrebbe abitato nelle caverne ma le avrebbe visitate per curiosità o per compiere rituali come quello che rivelerebbe la “sala dei misteri”: una possibile iniziazione dei fanciulli.

Liguria delle grotte: Santa Lucia Inferiore

Liguria delle grotte Tairano Grotta Santa Lucia

Tairano Grotta Santa Lucia

Se la grotta di Santa Lucia Inferiore non offre tale ricchezza archeologica, è però particolarmente suggestiva per le pareti delle sue sale ricoperte di “fiori”. Sono formazioni di cristalli di aragonite disposte a corolla e alcune enormi stalattiti (tanto per capirsi: una stalattite alta come una matita impiega un secolo a formarsi).

Il percorso termina, riemersi dalle caverne alla luce, al cinquecentesco santuario rupestre di Santa Lucia, scavato nella parete rocciosa del monte San Pietro a duecentoquattordici metri di altitudine. Con un panorama vertiginoso sulla vallata.

La buona tavola a Borgio e Verezzi

Nella bella piazzetta di San Pietro a Borgio c’è Da Casetta, un ristorante a gradevole gestione familiare, che impegna l’intera famiglia nell’ambiente curato e accogliente di una dimora seicentesca con le volte in mattoni e la pietra a vista in alcuni tratti delle pareti. “La cucina di casa”: è questo che vuole offrire.

lumache alla verezzina

lumache alla verezzina

Una cucina contadina che snobba il pesce e si basa sugli aromi e le verdure dell’orto. Piatti legati al territorio come le picagge al pesto, i pansotti, la frittura alla ligure, la buridda di stoccafisso, le lumache alla verezzina e una specialità di antica tradizione ligure che ormai preparano (bene) in pochi: il cappon magro, un antipasto (o un secondo piatto) molto elaborato (a base di frutti di mare, uova di tonno e verdure) che per le feste sostituisce il cappone. Con gloria.
Ristorante Da Casetta, Via XX Settembre 12, telefono 019 610166 (aperto la sera e a pranzo sabato, domenica e festivi; chiuso il martedì).

Rifugio romantico a Borgio Verezzi

Borgio Verezzi agriturismo Ca’ du Gregorio.

Borgio Verezzi agriturismo Ca’ du Gregorio.

Un rifugio romantico a Borgio Verezzi è l’agriturismo Ca’ du Gregorio. Che abbia una delle più affascinanti posizioni nel già incantevole borgo di Verezzi è fuori discussione. Ai margini della borgata di Roccaro, orlato da campi e vigneti a ponente, è una vecchia casa saracena con davanti una veranda: balconata su un mare da schianto con vista fino a Capo Mele e l’isola Gallinara.

Sotto il pergolato di zucche e uva fragola si assaggiano (d’inverno il sabato sera, la domenica a pranzo e il venerdì sera su prenotazione, d’estate tutte le sere) piatti che prepara personalmente la proprietaria Ivana Locatelli a base di verdure di stagione dell’orto e di animali da cortile della casa: polpettone alle verdure, pollo alla cacciatora, coniglio alle olive e pinoli, tacchino alla ligure, lumache alla verezzina, olio e vino di produzione propria, crostate di frutta e budino con gli amaretti e – per le occasioni speciali – pane e panettone genovese fatto nel forno a legna.

Una sola camera per la notte, anzi, un piccolo appartamento (con ingresso indipendente) a tre letti con due camere comunicanti, semplici ma seducenti con tre terrazze per godere della vista indimenticabile. Il lusso della semplicità, romantico come pochi, irraggiungibile in automobile. Agriturismo Ca’ du Gregorio, Via Ortari 22, telefono 019 611952. Aperto tutto l’anno.

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