Mercoledì 8 Luglio 2020 - Anno XVIII
Idrija, stretta nella valle del fiume Idrijca

Idrija, stretta nella valle del fiume Idrijca

Idrija la capitale del mercurio e del merletto

La cittadina slovena, adagiata nella stretta vallata del fiume Idrijca è una perla tutelata dall’Unesco. Molto interessante anche la gastronomia che ha negli Idrijski žlikrofi la pietanza tipica per eccellenza

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Il festival dei zlikrofi

Mercurio, merletto lavorato a mano e žlikrofi, i tipici ravioli idriani la cui forma a mezzaluna sembra tragga origine dal cappello di Napoleone. Questi sono i tre fiori all’occhiello di Idrija. Una cittadina di circa 12 mila abitanti nella parte nord occidentale della Slovenia, a circa 60 chilometri da Gorizia e a 90 da Trieste. Una realtà affascinante e misteriosa ricolma di storia e di cultura. Placidamente adagiata nella stretta valle del fiume Idrijca, dove il mondo prealpino incontra quello carsico per dare vita ad una infinità di bellezze naturali.

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Gocce di mercurio

La fortuna di Idrija è da associare all’argento vivo, come veniva anticamente chiamato il mercurio. Questo è uno dei pochi luoghi al mondo dove il mercurio si trova sia in forma liquida e sia come cristalli di cinabro. Minerale dal caratteristico colore rosso intenso. Secondo una vecchia leggenda la sua scoperta avvenne quasi per caso. Si narra infatti che un intagliatore che produceva mastelli in legno, dopo averli immersi in un ruscello vicino all’Idrijca se li ritrovò pieni di un liquido color argento, scintillante da sembrare acqua. Ma denso a tal punto che un pezzo di ferro galleggiava come fosse legno. Aveva scoperto il mercurio, l’unico metallo che a temperatura ambiente è allo stato liquido. In poco tempo la notizia si sparse attirando nella valle personaggi di ogni tipo in cerca di fortuna e di occasioni di lavoro.

A Idrija la miniera è rimasta in attività per 500 anni

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Porta d’ingresso alla miniera con la scritta buona fortuna in alto

La miniera iniziò l’attività nell’ultimo decennio del ‘400 e continuò a ritmo incessante per 500 anni. In pochissimo tempo si ampliò a tal punto da diventare la seconda miniera di mercurio più grande del mondo (seconda soltanto a quella di Almaden in Spagna) con poco meno di 13 milioni di tonnellate di minerale estratto. Un labirinto di livelli (qui chiamati orizzonti) collegati gli uni agli altri da scale di legno e gallerie. Labirinto che arrivò a snodarsi per 700 chilometri ed a raggiungere una profondità di quasi 400 metri nel sottosuolo della cittadina slovena. La miniera –  nel 2012 inserita nei beni di valore universale Unesco –  è attualmente visitabile solo in minima parte, sempre in compagnia di una guida.

L’entrata è all’interno dello splendido edificio Šelštev, dove avveniva l’adunata mattutina dei minatori. Qui si viene accolti da un grande cartello con la scritta “Srečno” che in sloveno significa “buona fortuna”. Così, ogni mattina, si salutavano i minatori prima di entrare in miniera, dalla Antonijev rov (Galleria di Antonio), per una dura e faticosa giornata di lavoro. Nient’altro che un semplice “Srečno”, detto a bassa voce, al momento di indossare il casco protettivo. Un saluto scaramantico che voleva essere di buon auspicio per tornare sani e salvi in superficie dopo il turno massacrante di otto ore nelle viscere della terra.

Si entra da Galleria Antonijev rov e si scende nelle viscere della terra

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Dentro la miniera con casco e tuta

Il percorso inizia dalla Galleria Antonijev rov e dura circa un’ora e mezza. Indossato il casco protettivo e la giacca a vento (nella miniera la temperatura è di circa 11°C) forniti all’entrata. Si inizia a seguire i binari di una bassa galleria, gli stessi utilizzati a suo tempo per trasportare in superficie i blocchi di roccia e metallo. Al termine di questo primo cunicolo si trova la Cappella s.v.Troijca (della Santa Trinità) con le statue di Sant’Acazio e Santa Barbara, i santi  che gli “knapi” (i minatori) andavano a ringraziare per un nuovo giorno di vita.

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La Cappella sotterranea della Santissima Trinità

Da qui si inizia a scendere  nelle viscere della miniera, per andare alla scoperta di un mondo senza luce. Circondati da rocce che trasudano mercurio e con tutti quei rumori in sottofondo – trivelle, piccozze, scalpelli e martelli pneumatici – che un tempo scandivano la giornata dei minatori. Ogni tanto, dove meno te l’aspetti, appaiono anche loro i protagonisti della vita in miniera, oggi non più in carne e ossa ma solo con perfette riproduzioni a grandezza naturale. Quasi al termine del percorso si incontra anche lui, Perkmandlc, il leggendario folletto della miniera con il suo berretto rosso e la giubba verde che sembra quasi indicare la strada giusta per l’uscita. Ed infatti dopo poche decine di passi si trova la ripida scala, scavata nella roccia, che riporta davanti alla cappella della Santa Trinità e da lì all’uscita.

Nel  museo civico due mostre legate al mercurio e al merletto

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Museo del merletto

Per avere uno “spaccato” della vita in miniera è indispensabile visitare il Museo Civico ospitato nello splendido Castello di Gewerkenegg (in tedesco Castello minerario) che da via Prelovčeva ulica 9 domina il centro storico di Idrija. L’edificio, costruito nella prima metà del XVI secolo veniva usato come sede amministrativa della miniera cittadina. Ma anche per immagazzinare, nelle sue capaci cantine, le preziose scorte di mercurio in attesa di essere spedite in ogni parte del mondo. Quando si entra nel cortile si rimane piacevolmente sorpresi dagli affreschi che impreziosiscono la facciata e che rendono l’intera struttura ancora più bella ed interessante.

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La tovaglia ricamata di Jovanka

Sono due le mostre assolutamente da visitare. La prima riguarda i “Cinque secoli della miniera di mercurio e della città di Idrija”. Inaugurata nel 1995, è la mostra principale e si prefigge di rappresentare in modo esauriente, chiaro ed avvincente i cinque secoli della miniera cittadina.
La seconda, invece riguarda  “Il merletto di Idrija, un storia scritta con il filo”. È collocata al secondo piano del Castello e contiene  oltre 8.000 oggetti. Le otto sezioni tematiche danno merito alle generazioni di merlettaie che con il loro duro lavoro hanno contribuito a scrivere la storia del merletto di Idrija.

Una interessante attrazione è rappresentata dalla grande tovaglia interamente creata a tombolo, larga 1,8 metri e lunga tre metri. Un prodotto eccezionale, completo di 24 tovaglioli di lino con bordo di pizzo cucito, che doveva essere donata alla moglie di Tito. Sebbene tale opera d’arte non le sia mai stata consegnata e non abbia mai adornato un tavolo negli ambienti pubblici o privati dell’allora presidente jugoslavo, è nota al pubblico come la “Tovaglia di Jovanka”.

Idrija e la cucina

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I tipici ravioli zlikrofi fatti a mano

La cucina idriana è un crocevia con tante sorprese… che fanno venire l’acquolina in bocca. Pur con innegabili influenze mediterranee e mitteleuropee è legata in particolar modo al territorio ed alle tradizioni. Molti dei piatti che oggi fanno bella mostra di sé nei ristoranti locali affondano le radici nella cucina povera. Quella per intenderci delle famiglie dei minatori. Il menù giornaliero prevedeva essenzialmente pietanze preparate con gli ingredienti forniti dall’orto dietro casa.

La perla gastronomica idriana è rappresentata dagli “žlikrofi”, ravioli con un saporito ripieno di patate, cipolla, lardo speziato (zaseka) o pancetta affumicata tritata, erba cipollina (šnitleh), pepe nero e maggiorana. Tradizionalmente vengono conditi con la bakalca, cioè un sugo, molto saporito, a base di stufato di montone e verdure. Una delle loro particolarità è che sono ancora oggi tutti a mano.  Ogni anno, in genere nell’ultimo weekend di agosto, è in programma anche un festival dedicato a questa straordinaria pietanza.

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Tortino Rezi

L’offerta culinaria propone anche lo smukavc, una minestra con cavolo e patate. L’ocvirkovca e la zeljševka sono altre specialità idriane: due roulade di pasta soffice e morbida, la prima ripiena di “ocvirki”’ (carne di maiale fritta) e la seconda di erba cipollina.
Si possono assaggiare anche  gli štruklji di Fara, rotoli di pasta ripieni di ricotta e cotti al forno.
Per dessert il  “Tortino Rezi” che racchiude tutti gli elementi più caratteristici di Idrija: le sfumature rossastre ricordano i colori del suo mondo sotterraneo ricco di cinabro, mentre il merletto di zucchero sopra la glassatura di cioccolato evidenzia il suo lato più morbido e sofisticato. Una vera leccornia, assolutamente da assaggiare.

Info: www.visit-idrija.si/it

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