Sabato 18 Gennaio 2020 - Anno XVIII
Diabolik Graffiti-foto Nicola Gemini

Diabolik Graffiti-foto Nicola Gemini

Diabolik, il culto dell’antieroe

Una calzamaglia nera che lascia libere solo due fessure di ghiaccio.
Una fiammante “Jaguar E” per scorrazzare nelle vie di Clerville e al suo
fianco un amore “impossibile”, Eva Kant. Ecco Diabolik: fascinoso quarantenne, re dei fumetti

Affascinante, criptico, tagliente, impossibile. È Diabolik il primo antieroe che rivoluzionò il panorama dei fumetti. Nero come la calzamaglia che indossa. Fosco come le storie che vive. Misterioso come le sue origini delle quali poco si sa. Amato dagli uomini, ma letto da un congruo numero di donne.

Personaggio arrivato con un treno delle “Nord”

Le sorelle Giussani con il collaboratore Mario Gomboli

Le sorelle Giussani con il collaboratore Mario Gomboli

Tutto cominciò da un’intuizione. Quella che ebbero le sorelle Angela e Luciana Giussani, affacciandosi dal balcone della loro casa su Piazzale Cadorna, una mattina di una calda estate. Correva l’anno 1962 e Angela, che già da due anni conosceva il mondo dell’editoria grazie al marito Gino Sassoni, titolare della casa editrice Astoria, osservava il fluire dei pendolari delle Ferrovie Nord. L’annoiato esodo giornaliero dei lavoratori la indusse a tentare un esperimento: la creazione di un fumetto innovativo: per formato e contenuti. Dopo una gestazione lunga e travagliata durata qualche mese, “Astorina”, la casa editrice fondata dalle sorelle Giussani aprì i battenti e con i primi freddi arrivò in edicola Diabolik, che rivoluzionò il panorama della fumettistica italiana a cominciare dal formato; proposto in versione tascabile, il fumetto era un espediente dedicato ai lavoratori che tutti i giorni convergevano su Milano attraverso monotoni viaggi in treno. Non solo: Diabolik incarnava lo scomodo ruolo del primo vero antieroe.

Vietato ai minori?

Diabolik Il primo numero esce nel novembre 1962

Il primo numero esce nel novembre 1962

Violento e talvolta cinico, al punto da indurre le sorelle Giussani a circoscrivere l’ambito di lettura. Fu così posta un’etichetta che indicava “fumetto per adulti”, peraltro subito rimossa per evitare l’identificazione di Diabolik con una testata porno. Una risposta tiepida da parte del pubblico e l’uscita in sordina, dovuta anche a un prezzo alto rispetto a quello degli altri concorrenti (150 lire contro una media di 100) non fecero presagire nulla di buono.
Eppure, nel giro di pochi anni si assistette a un proliferare di fumetti “neri”. Era esploso il fenomeno degli eroi cattivi, in antitesi al perbenismo borghese dei protagonisti disneyani. Capostipite della corrente dei cloni neri, Kriminal, che debutta in edicola nel Luglio del 1964. Pochi mesi dopo sarà la volta di Satanik, seguito a ruota dai meno fortunati Sadik, Spettrus e Demoniak. Alla base di questo calderone di supereroi in calzamaglia c’era una violenza ai limiti del sadismo che ben strideva con i connotati sfumati delle caste avventure di Topolino, Nembo Kid o della Pimpa.

L’eroe di carta fa discutere

Diabolik L'antieroe dei fumetti fa discutere

L’antieroe dei fumetti fa discutere

Articoli, interviste, interpellanze, spezzarono l’Italia in due. Da una parte i lettori che difendevano le proprie scelte, dall’altra genitori e custodi della pubblica morale, accomunati da una visione miope del fenomeno. “Super partes” si stagliavano invece gli intellettuali, pronti a smorzare i toni di una “querelle” fine a sé stessa. Tra di loro c’era anche un grande fruitore del fumetto: Dino Buzzati che, per siglare la sua affezione all’eroe delle sorelle Giussani, chiamò il suo cane come il protagonista della serie. Passarono gli anni, durante i quali una lenta e progressiva selezione naturale portò all’eliminazione di un considerevole numero di testate nere. Sopravvissuto al diluvio cartaceo, Diabolik schivò la grande purga, rinforzando la sua popolarità. Le uscite da mensili divennero quindicinali, nonostante i corrosivi anatemi dei moralisti che lo identificavano come un manifesto di istigazione a delinquere. Tutto merito della graffiante grinta delle sue creatrici.

Calderone in giallo

Diabolik uccide solo con il pugnale

Diabolik uccide solo con il pugnale

Ciò che ha permesso all’eroe delle Ferrovie Nord di mantenere inalterato il fascino, nonostante il trascorrere del tempo, è stata la sua personalità.
Personaggio imperniato su un ribelle individualismo, Diabolik si ostina a combattere la proprietà privata senza dimostrare, per quanto lo riguarda, un attaccamento eccessivo nei confronti delle ricchezze. Più che un ladro gentiluomo, dal momento che non ruba ai ricchi per dare ai poveri, è un ladro “morale”: ogni furto vanta un preciso perché e nessuno di questi viene fatto su commissione. Giusta via di mezzo tra Arsenio Lupin e Simon Templar, attinge dal primo il “savoir faire” e il buon gusto in fatto di donne, mentre il codice etico che lo contraddistingue lo avvicina al secondo. Eroe “glamour”, Diabolik uccide solo con il pugnale, ritenendo la classica rivoltella poco “chic”.

La Famosa Jaguar

La Jaguar nera, alleata di ogni fuga. foto Nicola Gemini

La Jaguar nera, alleata di ogni fuga. foto Nicola Gemini

Naturalmente Diabolik non poteva risultare immune al fascino cinematografico dell’agente 007, dal quale assorbe spiccate influenze. Le maschere, foriere di differenti identità, appartengono a questo periodo: realizzate in plastica permettono a chi le indossa di mutare completamente aspetto, rendendo la coppia di protagonisti – peraltro dotati di grandi capacità interpretative – praticamente imprendibili. A degno corollario delle avventure, mezzi di locomozione potentissimi, sebbene l’emblema resti uno solo: la Jaguar, super accessoriata e alleata di ogni fuga, rigorosamente nera. Mediata dal film “007, Missione Goldfinger”, la Jaguar di Diabolik è una “E Type Coupé” del 1961. Inverosimilmente avveniristica per i canoni dell’epoca. Adatta a un pilota eccezionale e per questo indispensabile requisito del nostro eroe nero.

Il mondo dell’uomo in nero

Eva Kant inseparabile compagna

Eva Kant inseparabile compagna

Tutti lo temono. Ma chi è veramente Diabolik?
Ginko lo insegue da sempre e catturarlo è per lui ragione di vita, anche per ovviare a un’esistenza piatta di sterile ispettore di provincia, destinato a consumare i suoi giorni nei corridoi di un anonimo commissariato. A vestire gli indispensabili panni di icona femminile, ecco Eva Kant, bionda eterea nonché vedova di Lord Antony Kant, anziano nobile da lei prematuramente sepolto, dopo averne causato la morte. Presente nelle storie dall’episodio numero tre, Eva nasce come una figura di supporto, sottomessa al ruolo di un partner dal carisma prepotente e, fin dal suo esordio, si mostra come la compagna (e la compagnia) ideale per un uomo del genere.
Da un furto ai danni di Eva, nasce l’amore destinato a protrarsi, tra alti e bassi, per quarant’anni. Punto a favore e tratto tipicamente femminile, la monogamia dell’eroe giussaniano coltivata nel corso del tempo. Naturalmente anche Ginko ha una compagna. Si tratta di Altea, nobildonna altolocata e quindi perfetto corrispettivo di Eva.

Chi sei, Diabolik?

Il volto di Diabolik

Il volto di Diabolik

Se dunque i tratti dei co-protagonisti risultano chiari sin dai primi episodi, lo stesso non si può dire per chi ha dato il nome alla serie. I lettori hanno dovuto pazientare sette anni per conoscere l’identità di Diabolik, sapientemente occultata fino all’episodio numero centosette. Novello Noè, l’antieroe fu raccolto come unico sopravvissuto da una barca alla deriva. Adottato da un’associazione criminale con la propria base su un’isola lontana da qualsiasi rotta, si affrancherà, raggiunta la maggiore età, uccidendo il capo, prendendone il posto con la maschera plasmata a sua immagine e abbandonando l’organizzazione dopo aver recuperato il bottino.
Da allora tutte le sue avventure si svolgeranno tra Clerville, luogo semi-immaginario che sintetizza le caratteristiche delle province francesi, Ghenf, città portuale cornice di loschi traffici e Vernon, una sorta di Montecarlo, apprezzata dall’alta società come meta balneare.

Una meravigliosa avventura

Paperinik, rivisitazione disneyana

Paperinik, rivisitazione disneyana

Una delle ossessioni delle sorelle Giussani era quella di sopravvivere al loro eroe. La storia renderà loro giustizia. Diabolik supererà così momenti di grande sconforto, come nell’anno 1987 quando viene a mancare Angela, la prima mamma del fumetto, lasciando nello sconforto la sorella Luciana, in preda a una violenta crisi umana e creativa.
Eppure “la meravigliosa avventura”, per attingere al vocabolario della scrittrice, continuò, agevolata e supportata da un valido staff di collaboratori. Imitato e parodiato, Diabolik ebbe il vanto di stimolare uno smodato numero di “rivisitazioni”.
Tra quelle più riuscite Dorellik, incarnato da Johnny Dorelli, che prestava corpo e voce a una serie di demenziali scenette comiche. A ruota Diaboldik, interpretato da Massimo Boldi alle prese con un curioso ispettore Rinko, al secolo Teo Teocoli. Sempre in chiave comica vanno segnalate alcune versioni cartacee di successo. A cominciare da Paperinik, supereroe disneyano made in Italy, griffato Elisa Penna, e lo sfortunato Cattivik di Silver, alle prese con colpi maldestri su bersagli mai centrati. Cloni vincenti, sebbene nessuno di questi sia mai riuscito a scalfire minimamente lo smalto dell’originale.
Intanto Diabolik sorride, strizza l’occhio ai suoi fan, salta a bordo della Jaguar e si eclissa nel dedalo di vie di Clerville. Lasciandosi alle spalle il rifugio più importante. Quello nei pressi di Piazzale Cadorna sul cui citofono riluce una scritta serigrafata: “Astorina”, il covo in cui il sogno di due sorelle divenne realtà.

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