Sabato 24 Luglio 2021 - Anno XIX
Roma, un Bernini mai visto

Roma, un Bernini mai visto

A palazzo Barberini un corpus di 34 opere, tra cui 16 dipinti autografi, svela il volto meno noto dello scultore e architetto barocco. Sottovalutato, finora, dagli storici dell’arte

Gian Lorenzo Bernini, autoritratto
Gian Lorenzo Bernini, autoritratto

Ha plasmato le piazze, le chiese e le fontane della Roma moderna con le sue sculture e  ambiziose architetture. Ma Gian Lorenzo Bernini, il demiurgo dell’arte barocca al servizio di papi e re, è stato capace di usare con maestria non solo scalpello e filo a piombo, anche tavolozza e pennello. Oggi, il maestro seicentesco svela il suo volto apparentemente minore e meno noto, quello di pittore, presentandosi al grande pubblico nella sua Roma all’interno del restaurato Palazzo Barberini da lui stesso progettato nel 1629 e che ora rilancia la sua immagine di museo statale di arte antica.
La rassegna intitolata “Bernini pittore”, visitabile dal 19 ottobre fino al 20 gennaio 2008, è a cura di Tomaso Montanari, professore di Storia dell’arte moderna all’Università romana “Tor Vergata”, che ha condotto una ricerca filologica lunga 5 anni ricostruendo l’attività e la produzione pittorica del Bernini per restituirne coerenza scientifica.
L’esposizione può essere definita una piccola mostra: nelle tre sale del secondo piano di Palazzo Barberini sarà infatti presentata una selezione di 34 opere comprendenti 21 dipinti (16 dei quali attribuiti al maestro), 10 disegni, un cartone monumentale, un busto in marmo di Costanza Bonarelli del Museo del Bargello e altre tele.

Bernini, Santi Andrea e Tommaso apostoli
Bernini, Santi Andrea e Tommaso apostoli

“Si potrà dire: ‘Ancora una mostra su Bernini!’, ma la rassegna – ci tiene a sottolineare Montanari – è del tutto nuova e intende segnare una discontinuità netta con quelle precedenti. Vuole offrire al giudizio della comunità scientifica e del pubblico i quadri ‘sicuri’, certi, attribuiti davvero al Bernini pittore”. Lo scultore è stato infatti a capo per 12 anni, dal 1630 al 1642, dell’Accademia di pittura di Roma con al seguito un gran numero di discepoli che disegnavano seguendo la maniera berniniana. L’esposizione romana mira quindi a ricostruire l’integrità della sua arte “stabilendo ciò che è Bernini, distinguendolo da quello che è soltanto berniniano” e  riunendo per la prima volta tutti i suoi dipinti autografi, sedici secondo gli studi del curatore sui cinquanta che fino ad ora gli sono stati attribuiti.
Per il curatore inoltre, allestire una mostra su Bernini pittore ha avuto anche una “ragione etica”, non solo scientifica. Si è trattato, ha precisato, di “una sorta di risarcimento nei confronti dell’artista e del pubblico per sfatare un mito. Bernini – ha aggiunto Montanari – era perfettamente integrato nel tessuto artistico della Roma del ‘600 come scultore e architetto di papi e gesuiti. I suoi quadri, come gli autoritratti, invece erano realizzati senza che ci fosse un committente. Li dipingeva per se stesso, per i familiari e gli amici. Tra gli storici dell’arte ha finito così per prendere piede una convinzione, quella di un Bernini che dipinge “con la mano sinistra” e che nei dipinti può anche essere considerato ‘brutto’”. E questa convinzione si è consolidata a tal punto da generare spesso attribuzioni improprie di opere qualitativamente inferiori al genio artistico dello scultore barocco.

Bernini, Testa di vecchio
Bernini, Testa di vecchio

Così, nella scelta dei dipinti autografi di Bernini tra quelli a lui falsamente attribuiti, è stato fondamentale per Montanari il giudizio di qualità, costruito naturalmente su valutazioni di carattere storico e filologico. Giudizio di qualità che può scaturire anche nel visitatore più inesperto mentre osserva queste opere. “Nei suoi quadri – ha continuato il curatore – Bernini, che lavora senza committente, è libero ed è grazie a questa suprema libertà che poté comprendere, unico fra gli italiani, il linguaggio profondo e misterioso del più grande pittore della sua epoca, Diego Velázquez”. Come lui, Bernini scelse di non raccontare delle ‘storie’, “ma di bloccare per sempre nel colore un momento preciso, con incredibili verità e vivezza e con un indefinibile sottofondo di malinconia”.
Tra le opere in mostra emerge l’olio su tela “I santi Andrea e Tomaso Apostoli” del 1626-1627. Il dipinto, dopo essere stato acquistato nel 1967 dalla National Gallery di Londra, torna dopo 400 anni “in visita” a casa sua, nelle sale di Palazzo Barberini.
La mostra, promossa dalla Soprintendenza speciale per il Polo museale romano, si articola in un percorso che nelle intenzioni degli organizzatori vuole essere chiaro e comprensibile soprattutto ai non specialisti. Le opere sono divise sulla base di tre tematiche principali (autoritratti, ritratti, soggetti sacri) e in nuclei che evidenziano la natura della ritrattistica pittorica dell’artista, i rapporti e l’indipendenza dalla committenza, l’interpretazione del tema sacro e le consuetudini della bottega berniniana.

“Bernini pittore”
Roma – Palazzo Barberini
Dal 19 ottobre al  20 gennaio 2008
Info: Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini
Tel. 06/32810
E-mail: tour@gebart.it

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