Domenica 14 Agosto 2022 - Anno XX
Monreale, in gita col Normanno

Monreale, in gita col Normanno

Un incredibile capolavoro dell’architettura siciliana, visitato minuziosamente e rivissuto storicamente in compagnia dell’ultimo dei Normanni

Il duomo di Monreale

Il duomo di Monreale

Il duomo di Monreale l’ho visto con il sole, in compagnia di un ragazzo bello come il sole. Si chiamava Cristoforo ed era la mia guida. Che c’è di meglio che vedere un capolavoro di arte normanna con uno che ha l’aspetto di un giovane re normanno tornato dopo secoli in Sicilia?

Troverete mille pagine su questa cattedrale, sui mosaici bizantini, sul chiostro lavorato al cesello. Passano le ore solo per interpretare una minima parte della lavorazione dei capitelli e per capire qualcosa delle storie narrate sulle pareti. Qui, ogni piccola pietruzza splendente è diversa dall’altra, così come ogni centimetro di pietra levigata. Decine di migliaia di sottili minuzie che unite danno un magnificente risultato finale, forse oltre le aspettative dello stesso suo padre, Guglielmo II.

Personaggi della Storia

Guglielmo II d'Altavilla
Guglielmo II d’Altavilla

Guglielmo II d’Altavilla detto il Buono diede inizio ai lavori di costruzione di questo tempio nel 1174, quando aveva 21 anni, proprio quanti ne ha ora Cristoforo.
Guglielmo Il Buono era figlio di Guglielmo il Malo e, a differenza del padre, il quale, come si evince dal soprannome, era tipo assai brutto e gramo, invece era simpatico e pure bello.
Era anche di idee molto aperte, giacché, sul letto della sua prematura morte, decise di lasciare in eredità il regno alla zia, e che zia.
Trattavasi infatti di Costanza d’Altavilla, madre di Federico II di Svevia, che, rimasto orfano, venne a ereditare la Sicilia dal cugino prematuramente scomparso.

Il sogno e il pegno di Guglielmo

Gli splendidi interni del duomo

Gli splendidi interni del duomo

Guglielmo diede l’avvio alla costruzione del duomo a seguito di un sogno in cui la Madonna gli diceva di scavare lì dove si era sdraiato a fare un pisolino (la leggenda vuole che fosse sotto un carrubo) di dissotterrare ciò che c’era e di costruire un tempio in suo onore. Il re scavò, trovò un mucchio d’oro e costruì la cattedrale, alla quale lavorarono maestri arabi e bizantini, siciliani e tedeschi. Ogni parte di questa chiesa è costituita dalla perizia di tanti popoli, uniti sotto l’egida di un re bello e bravo, che stamattina sembra essere tornato tra noi nelle vesti di Cristoforo, che mi porta al bar di fianco alla chiesa ad assaggiare degli arancini strepitosi, i quali danno ancora più gusto a questa luminosa mattina di fine maggio. Azzurra come gli occhi di Cristoforo, mandato dal passato per onorare i suoi antenati.

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