Venerdì 2 Dicembre 2022 - Anno XX
Gastro-(dis)avventure estive

Gastro-(dis)avventure estive

“L’uomo è ciò che mangia”, sentenziò Ludwig Feuerbach (mi scuso per la citazione di questo usato aforisma – più inflazionato delle sentenze di Casini in tivù – ma sembra che faccia ancora colpo, l’aforisma, non il verbo dell’onorevole). E visto che di mangiare si parla, rieccomi a dire la mia (con riferimento ai posti in cui si mangia)

“Lo Stregone”, Magritte, 1953

Nel precedente scritto avevo scagliato un J’accuse a certi ristoranti lamentando l’eccessiva furbizia (scrissi furteggio salvo poi derubricare) dei loro padroni. Mediante la narrazione che segue intendo invece sottopormi a un (intrigante non meno che curioso e impossibile) “giudizio gastrico” del citato filosofo tedesco, vate della sinistra hegeliana, relativamente a quanto capitatomi di mangiare in alcuni ristoranti durante una buontempona gita agostana. E datosi che a mio giudizio una recensione è più valida e seria se corredata dal costo di quanto descritto (due uova al burro o un paio di scarpe o un quadro: il lettore interessato all’acquisto sa almeno quanto deve scucire) ho pensato bene di precisare gli importi pagati per le leccornie degustate (detto tra noi, mica tante).

La gita continua nel reggiano

Senza allontanarsi più di tanto dal Po, la gita prosegue a oriente, verso l’amato Adriatico, non senza essersi dovuto procedere a un’amletica scelta. Andare a far rifornimento ‘a nord’ (del fiume caro non solo al Bossi), nel senso di preferire il deciso e inchiostrato Lambrusco mantovano? Oppure scendere south of the border (del Po) per il meno scuro Lambrusco doc (per spiegarci, il Salamino di Bomporto – un tempo nota per i mitici fratelli Sentimenti, 6 su 6 dediti al football -)? Entrambe terre, ahiloro, devastate da quel balosso, in zone tanto piatte e terrose, del terremoto (ricevano un garn bel basìn, con la certezza che a breve ‘torneranno come prima’ perché oltre che amata son gente dura). Forse ‘opinionati’ dal Lambrusco dei “Cattivelli” si va a fare il pieno da Rinaldini, nel reggiano.

Sognando pesci arrosto e fritti misti

Un bel piatto di anguilla
Un bel piatto di anguilla

Ma ecco il mare! Diventeranno finalmente realtà sogni infantili (di abbondantemente Over 65) lardellati di selvaggioni Paesaggi Marini, sapide Anguille comacchiesi, visite a Musei e Monumenti della cultura di Romagna, Pesci arrosto e Fritti Misti con trionfo di croccanti calamaretti. La realtà. Paesaggi Marini col cacchio: alla fine del delta, Porto Barricato, yachts da sciur, consumistiche casette turistiche e quanto alla Pesca del Tonno (se becco chi scrive su Internet …) l’ultima preda l’han vista a fine anni ’60. Sapide Anguille: ciao Pepp, bello il centro documentazione di Comacchio (davanti il magnifico Porticato dei Cappuccini), ma dal Mar dei Sargassi arrivi ormai zero, o quasi. Musei romagnoli: a Sant’Alberto la casa di Stecchetti/Guerrini chiusa (è Ferragosto, ferie, ‘quindi appunto turisti’ in giro). Pesci arrosto e Fritti Misti: vigendo il Fermo Pesca, mentre mangi (ha proprio ragione l’Andreotti sul pensar male) ti viene in mente la reclàm di Findus.

C’è del buono … in casa propria

Cozze al Gratin
Cozze al Gratin

Ciò premesso, da ‘Primòn’ a Goro (Fe): Spiedini Scampi e Seppie, Cozze e Vongole, Fritto Misto, vino bianchino del rubinetto (35 € a cranio, mah); e a Crespino (Ro) un “antipastino” (mazzancolle forse surgelate chissà se pescate intorno alle Falkland/Malvine) e Anguilla (anche qui, stranamente, 35 €, ma che combinazione). Ma “c’è del buono” diceva il Carducci eppertanto cito quanto più esaltò le Avventure Palatali del misogino (ma solo nei confronti delle loro metà) quanto maldestro Commando. Buoni cappelletti al ragù (in tremenda quantità) alla “Tenuta Augusta” alle Madriole (Ra), i gloriosi cappellacci ferraresi + salama con purè alla Sagra della Miseria (Ro Ferrarese). Ma, massime, la maionese (olio d’oliva – cos’è ‘sta balla dell’olio di semi? – e aglio, quasi un aiolì) del Nicola e le Cozze al Gratin, loro sì croccanti, ammannite dal Paolo.
Morale: cara gent, mangiate in casa.

Quattro amici in trattoria tra tortelli, lumache e Lambrusco

Polipo cotto con i tappi di sughero per ammorbidire la polpa

Polipo cotto con i tappi di sughero per ammorbidire la polpa

Parto da Milano per una zingarata unisex composta da quattro amici vittime di una tragica involuzione culturale maturata nel tempo (il malevolo lettore ha pertanto facoltà di pensare che si sta praticando una sorta di “turismo da castrazione”). Perché un tempo – questa la mutazione genetica – eravamo noi maschietti a decidere, comandare. Oggidì, invece (capriccio degli astri? rincoglionimento? quieto vivere suggerito da meno robusti appetiti sessuali? solo mera sfiga nella scelta del partner? va a sapere …) i modi e i tempi li impongono ahinoi le mogliere. Ma siamo al dejà vu (così fan tutti, o quasi).

Può invece maggiormente intrigare lo sbarco del disperato Commando Gastronomico a Isola Serafini (Monticelli d’Ongina, Pc) con immediata occupazione di un tavolo alla Antica Trattoria “da Cattivelli”. Un locale recentemente citato – per doverosa cronaca, mica per la solita ‘marchetta’ – da Paolo Rumiz (“La Repubblica”) nel suo racconto a puntate sul Po (pensiero riverente al Giuanin Brera, feci bingo mangiando con Lui un paio di volte al – ai tempi mitico – “Riccione” di via Taramelli, Milano). E da come il padrùn/trattore ricorda Rumiz con simpatia c’è da subodorare che il sullodato giornalista abbia pure pagato il conto de lu magnare. Per i posteri, si è mangiato: antipasto coppa e salame (11 €), anguilla affumicata (12 €), tortelli piacentini ricotta e spinaci (10 €), lumache in umido (14 €), (per dessert) cappelletti in brodo (10 €), Lambrusco di Rinaldini (10 €) e per ‘sgroppino’ (offerto, grazie) l’indigeno Brugnolino (o Prugnolino amaro, che poi, aggiunto un pò di anice, diviene gemello dell’amato Pacharàn navarro brindante a San Fermìn).

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