Mercoledì 17 Ottobre 2018 - Anno XVI
Agrigento, Valle dei Templi (ph: R. Crea © Mondointasca.it)

Agrigento, Valle dei Templi (ph: R. Crea © Mondointasca.it)

Tour fra le bellezze agrigentine: dalla Valle dei Templi alla Scala dei Turchi

Ad Agrigento per la Festa del Mandorlo in fiore. Il nostro viaggio è proseguito in un percorso ricco di storia e tradizione. Dalla straordinaria Valle dei Templi alla suggestiva Scala dei Turchi, attraversando Grotte e Favara.

Templi Tempio-della-Concordia (ph: R. Crea © Mondointasca.it)

Visitatori al Tempio della Concordia (ph: R. Crea © Mondointasca.it)

Raggiungerla non è esattamente una passeggiata, ma andarci rappresenta un obbligo morale. Perché la Valle dei Templi è un gioiello di caratura mondiale incastonato al centro della costa meridionale siciliana, di quelli da ammirare almeno una volta nella vita.
Si noleggia l’auto all’aeroporto di Palermo o Catania (se privi di mezzo), anche se il trasporto ferroviario fornisce una valida alternativa (migliore di quello pubblico su gomma) nonostante le considerevoli distanze che intercorrono nella regione più grande d’Italia per superficie territoriale. Circa quattro ore da Messina o Catania e la metà da Palermo, infatti, costituiscono un lasso di tempo tutto sommato sopportabile da trascorrere in un convoglio diretto verso un vero e proprio appuntamento con la storia. Ebbene, la Valle dei Templi si affaccia sul mar Mediterraneo da un lato e verso la città di Agrigento dall’altro, con quest’ultima che veglia sull’eternità di una ricchezza così vasta. Il parco archeologico è infatti fra i più estesi al mondo con i suoi 1300 ettari, riconosciuto Patrimonio Mondiale dell’Umanità Unesco nel 1997. La sua ampiezza meraviglia, così come la cura generale e lo stato di conservazione dei beni al suo interno, in un territorio che talvolta fatica a tutelare al meglio le sue grazie.

Festival del Mandorlo in Fiore tra i Templi

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Artisti russi al Mandorlo in-Fiore (ph: R. Crea © Mondointasca.it)

Ma la Valle no. Si presenta in tutta la sua magnificenza anche sul piano naturalistico, tanto che Pirandello la definisce “il bosco di mandorli e ulivi” (in letteratura e mitologia simboli di pace, vittoria o gloria). Il mandorlo in fiore tra febbraio e marzo è uno spettacolo a sé, ma in mezzo alle architetture della vallata assume un fascino ancora più marcato. E’ diventato un Festival Internazionale del Folklore giunto ormai alla 73sima edizione, con un programma ricco e variegato stilato in diversi giorni ad inizio marzo.

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Colonne del Tempio di Giunone (ph: R. Crea © Mondointasca.it)

I Templi. Un mix di emozioni pervade l’animo di chi li osserva: la sensazione di sentirsi minuscoli dinanzi a millenni di storia è forte; meravigliarsi di evidenti testimonianze di civiltà e di una tecnica costruttiva a dir poco sbalorditiva, naturale. Si comincia con il Tempio di Giunone, edificio dorico datato 440-450 a.C. in cui la superficie arrossata di alcuni blocchi rappresenta probabilmente il segno di un incendio riconducibile alla distruzione di Akragas (l’odierna Agrigento) compiuta nel 406 a.C. ad opera dei Cartaginesi. Si trova a pochi passi da uno dei due ingressi della Valle, posto su un piccolo promontorio. Davanti ad esso si trovano i resti dell’altare sacrificale.

Valle dei templi: il colosso del Tempio della Concordia

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Icaro ai piedi del Tempio della Concordia (ph: R. Crea © Mondointasca.it)

Proseguendo lungo la Via Sacra, a sinistra si trova un costone roccioso che in età greca aveva la funzione di un naturale muro difensivo e non solo: al suo interno sono visibili i resti di alcune sepolture – gli arcosoli – disposte a più altezze.
Queste rappresentano una stranezza in relazione al solito collocamento extraurbano riservato ai defunti nel resto delle città greche, ad ogni modo si susseguono per un centinaio di metri sfumando poi a favore della perla di questa Valle dei Templi.

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Suggestiva veduta del Tempio della Concordia (ph: R. Crea © Mondointasca.it)

La sensazione di completo distacco dal mondo dei giorni nostri è evidente in ogni ciottolo e ad ogni angolo e, proseguendo nella via più trafficata dell’intero parco, il colosso del Tempio della Concordia diventa passo dopo passo sempre più imponente e vicino. La struttura dorica, eretta fra il 440 e il 430 a.C. si presenta maestosa e praticamente intatta. Uno dei rari esempi mondiali di perfetta conservazione il cui nome, come ricorda Giuseppe Di Giovanni nel libro-guida “Agrigento – La Valle dei Templi – Il Museo Regionale”, è dovuto allo storico Fazello (1490-1570) che ritrovò un’iscrizione latina nelle vicinanze del Tempio, che però non aveva alcun tipo di legame con la struttura. L’edificio giganteggia su ogni cosa, compresa la bellissima statua bronzea di Icaro posta a pochi metri.

Il Tempio di Zeus e i colossali Telamoni

Templi Telamone (ph: R. Crea © Mondointasca.it)

Telamone le statue a guardia del Tempio di Zeus (ph: R. Crea © Mondointasca.it)

Il Tempio di Zeus è invece considerato il più grande dell’antico Occidente greco. Misura infatti 113 metri x 56 ed è stato costruito dopo la vittoria ottenuta sui Cartaginesi a Himera nel 480 a.C. Tuttavia oggi si presenta semplicemente come un grande rettangolo – lo stilobate – circondato dalle macerie dello stesso edificio. Per intenderci, se fosse ancora integro ridurrebbe la maestosità del Tempio della Concordia – che misura ‘appena’ 20 metri x 42- a ben poca cosa. Ne sono conferma i Telamoni, termine che secondo Vitruvio per i romani indicava statue maschili impiegate nelle architetture come sostegni. Gli antichi greci li chiamavano Atlantes, evocando il mito delle fatiche di Atlantide. Quelli che supportavano l’architrave del Tempio di Zeus erano colossali, misuravano 7,65 m di altezza ed erano addirittura sei. Oggi è possibile osservare una copia in cemento (l’originale è esposta al Museo Archeologico Regionale di Agrigento) ricostruita proprio nell’area del Tempio.

Il Giardino della Kolymbethra

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Colonne del Tempio di Ercole (ph: R. Crea © Mondointasca.it)

L’incanto della Valle prosegue con il Tempio di Ercole, quello dei Dioscuri, la tomba di Terone, il complesso monumentale del santuario di Zeus, il santuario delle Divinità Ctonie e la Necropoli Paleocristiana. Nel mezzo anche il Giardino della Kolymbethra, le cui origini risalgono addirittura all’epoca della colonizzazione della Sicilia da parte dei greci (500 a.C.), e che rappresentò un sistema idrico col quale venne dimostrato come l’arida terra siciliana potesse trasformarsi in un giardino rigoglioso di piante mediterranee. In realtà il sistema di irrigazione, che si concludeva in un grande bacino chiamato Colimbetra, forniva ulteriore protezione alla città di Akragas fungendo da baluardo naturale assieme alle mura. Visitarlo oggi significa tuffarsi in un mondo di colori e sapori tipici di questa terra, fra alberi di limoni e aranci, fra pompelmi, cedri o mandarini. Non mancano ulivi e graziosi mandorli, con piccoli sentieri che collegano i numerosi frutteti. Il risultato è uno spettacolo naturalistico: un paradiso terrestre in miniatura, scelto fra l’altro dai vertici del colosso Google per ospitare il Google Camp nell’ultimo triennio. Anche i giganti dell’era digitale si inchinano al fascino della Valle dei Templi.

Granita e gelato prima della Scala dei Turchi

Scala dei Turchi (ph: R. Crea © Mondointasca.it)

Scala dei Turchi (ph: R. Crea © Mondointasca.it)

Conclusa la visita il momento del break è all’insegna di granita e gelato artigianali. Agrigento è a due passi e le delizie del bar Le Cuspidi soddisfano anche i palati più esigenti. Consiglio: la tipica brioche non può mancare sia col gelato che con la granita. E sui gusti al pistacchio si sceglie sempre il meglio. Ma le bellezze dell’agrigentino chiamano e sono ancora molte, anche se non c’è fretta di dirigersi verso la Scala dei Turchi. Godersi i colori del tragitto fra il bianco dei mandorli, l’azzurro del cielo e il sole caldo della Sicilia è un privilegio che va assaporato.
La Scala si presenta come un capolavoro. Il candore del suo bianco è pari a quello della neve fresca, la perfezione nella definizione dei suoi lunghi scalini fa di Madre Natura un genio d’artista. Si tratta di una parete rocciosa che si erge sul mare lungo la costa di Realmonte, anche se vista da lontano può apparire come una duna di sabbia. Il panorama che offre è straordinario e il blu marino si mescola col bianco accecante della pietra calcarea (la marna) di cui è costituita la Scala. Ma perché dei Turchi? In realtà la denominazione è convenzionale ed è dovuta ai pirati o invasori saraceni che, secondo la leggenda, ormeggiavano proprio nelle acque costeggianti la Scala per poi depredare la popolazione costiera.

La Vigata di Montalbano

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Porto Empedocle, statua bronzea commissario del Montalbano (ph: R. Crea © Mondointasca.it)

La fama della Scala è accresciuta anche in virtù del successo delle opere di Andrea Camilleri, nativo di Porto Empedocle, che ambienta in questi luoghi le vicende del commissario Montalbano. Proprio nella città che ha adottato come secondo nome quello di Vigata (il paesino immaginario in cui opera il poliziotto più famoso d’Italia) è possibile osservare la statua in bronzo del commissario, inaugurata nel 2009 in via Roma alla presenza dello stesso Camilleri. Nella stessa via è presente anche quella di Luigi Pirandello, mentre a Racalmuto figura, come ricorda il Direttore dell’Accademia delle Belle Arti di Carrara, Carlo Boldoni, “quasi un’istantanea tridimensionale, che come tale, ha tutta la freschezza di un gesto spontaneo, colto nella naturalezza e occasionalità del momento”. E’ la statua di Leonardo Sciascia, inaugurata nel 1997.

A spasso per l’agrigentino: Favara e la Magna Via Francigena

Lumacone-al-Farm-Cultural-Park-di-Favara (ph: R. Crea © Mondointasca.it)

Lumacone sulla parete al Farm Cultural Park (ph: R. Crea © Mondointasca.it)

Oltre alle già citate Porto Empedocle e Racalmuto, l’entroterra della provincia agrigentina offre altri piccoli gioielli e alcune sorprese. E’ il caso di Favara, comune con poco più di 30.000 abitanti che nel cuore del suo abitato conservatore presenta il Farm Cultural Park, un quartiere innovativo di 1750 mq stravagante e adibito con opere di arte moderna. Rappresenta in qualche modo il riscatto sociale di una terra capace di creare, inventare e insegnare attraverso una scuola di architettura per bambini. Una ‘rigenerazione urbana’ a cielo aperto che affascina e incanta. E che richiama sempre più turisti, artisti e curiosi (90.000 nel 2016). Ci si può imbattere in un grosso lumacone fucsia intento a scalare la parete di un’abitazione, ammirare il grande disegno di un elefante sul lato di una casa, oppure osservare la facciata di uno stabile che sembra una gigantesca piccionaia: piccola anteprima delle curiosità e dell’arte moderna di Sette Cortili.
Le bellezze del territorio agrigentino si possono ammirare anche attraverso un antico tracciato da percorrere a piedi. Si chiama Magna Via Francigena ed è un pellegrinaggio naturalistico e culturale lungo 160 km che collega Palermo ad Agrigento: un coast to coast ‘ufficializzato’ dal documento rilasciato dall’Associazione Amici dei Cammini Francigeni di Sicilia che ne attesta il compimento.

Da Grotte a Torre del Palo

Grotte panorama (ph: R. Crea © Mondointasca.it)

Panorama di Grotte (ph: R. Crea © Mondointasca.it)

Fra i comuni attraversati dal tracciato troviamo quello di Grotte, paesino di circa 5.000 abitanti che anzitutto non teme confronti in ambito dolciario. Quelli tipici sono creati con le mandorle e fra i migliori laboratori di pasticceria c’è Brunaccini, che offre una squisita varietà di paste e mignon; dagli amaretti ai croccantini, passando dalla ricotta fresca ‘di ciarduna’ – esclusivi di Agrigento –  e gli immancabili cannoli. E poi il gelato e la granita, prodotti di qualità come da vera tradizione siciliana.
Grotte però non è solo prelibatezze dolciarie. L’Associazione Culturale “La Biddina” (termine che potrebbe derivare dall’arabo e indicare un grosso serpente d’acqua) colora e fa rivivere alcune viuzze del centro storico attraverso disegni e installazioni d’arte moderna che strizzano l’occhio al Farm Cultural Park-style di Favara.

Feste e riti religiosi: la Passione di Cristo

Grotte Chiesa-MadreNel periodo di Pasqua il paesino – che gode di un centro storico in cui la Chiesa Madre fa sfoggio della sua bellezza – si accende attraverso riti tradizionali come quello della rappresentazione della passione di Cristo, con personaggi del tempo interpretati dalla gente del luogo. La domenica delle Palme è inscenato l’ingresso di Gesù in sella all’asino nella città di Gerusalemme, mentre la popolazione di Grotte festeggia l’evento con ramoscelli di ulivo e palme benedette. La rappresentazione contempla anche l’ultima cena del giovedì santo in piazza Marconi che, dopo l’arresto di Gesù e l’impiccagione di Giuda, prevede la lunga veglia delle donne del paese fino alle prime luci dell’alba. La domenica di Pasqua non può mancare la festa in onore di Cristo risorto, con le campane che risuonano in tutto il paese, lo sparo di mortaretti e lo spettacolo dei fuochi pirotecnici.
Grotte si candida per una vacanza pasquale con una full-immersion tradizionale davvero molto toccante e caratteristica. E’ consigliato un salto anche alla Torre del Palo, edificata nel 1400 per controllare la vallata e restaurata nel 2013. Salendo la scala a chioccia si arriva all’ultimo piano dove è possibile godere di una vista panoramica suggestiva: è il saluto più bello da rivolgere ad una terra forse ancora troppo poco conosciuta ma accogliente, ricca di bellezze naturali e architettoniche, di storia e bontà culinarie. Che vale la pena di visitare.

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