Sabato 16 Ottobre 2021 - Anno XIX
Zambia, Luangwa River vista dall'alto

Zambia, Luangwa River vista dall'alto

Safari a piedi nei Parchi nazionali dello Zambia

Quando si dice safari si pensa al cacciatore armato di fucile e nel migliore dei casi di macchina fotografica. Mondointasca vi racconta l’esperienza e l’emozione di un safari a piedi. Un’avventura diversa per incontrare gli animali e scoprire la natura. Conoscere l’uso medicinale di certe piante, ammirare i rituali amorosi degli uccelli e degli insetti.

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Ippopotami in un baagno collettivo (ph. Jen Pics)

È iniziato tutto leggendo un articolo in un libro che raccontava di trek indimenticabili e in particolare di safari a piedi e di quanto fosse stato emozionante. Infatti invece di essere solo spettatore che osserva gli animali in tutta sicurezza e distanza a bordo di una jeep, diventi veramente partecipe del safari, mettendoti allo stesso livello della fauna che ti circonda.

Era da un po’ che volevo fare un safari e l’idea di farlo a piedi mi intrigava. Con un minimo di ricerca su internet, ho scoperto che il paese ideale era lo Zambia. In particolare i parchi nazionali del Nord e Sud Luangwa. Sono parchi ricchi di tutte le specie di animali che uno desidera trovare e soprattutto hanno le migliore guide; le uniche in tutto il continente africano che seguono una formazione specifica per i safari pedestri. Sempre su internet ho trovato anche un’agenzia specializzata (agenzia inglese, perché fino ad adesso questo tipo di safari sembra avere soprattutto successo con gli anglo-sassoni) e prenotato un safari di otto giorni.

Safari a piedi: massaggio africano

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Nicolas Ancot con la guida Steven, lo scout Dave e il portatore di tè Kennedy

Due guide di Remote Africa mi aspettano all’aeroporto di Mfuwe. Dopo 10 minuti su una strada asfaltata, il 4×4 gira a destra e segue una pista piena di buchi che ti fanno saltare di continuo sul sedile. “Lo chiamiamo il massaggio africano” mi dicono, con un grande sorriso. Molto presto fa buio, ma continuiamo il massaggio per 2 ore per arrivare poi al campo, dove tutto lo staff mi sta aspettando per darmi il benvenuto. Jen, la proprietaria, mi porta al mio bungalow e mi invita al bar quando avrò finito di installarmi.

L’organizzazione di Jen e di suo marito Nick conta 5 campi diversi nel Luangwa, ne ho visitati 3. Ogni campo ha le sue specificità, sia come alloggio, sia come ecosistema che lo circonda. E tutti sono a dimensione umana, accogliendo un massimo di 8 o 10 ospiti. Appena ho disfatto la mia borsa e mi sono rinfrescato dopo il lungo viaggio da Milano, Jen mi dice di venire dietro il mio bungalow. Alla luce di una torcia, stanno ammirando un pitone di quasi 2metri e mezzo di lunghezza. “Sei fortunato”, dice, “non ne vediamo quasi mai. Benvenuto nel bush africano.” L’idea di un pitone dietro il muro di paglia dove avrei dormito due ore dopo mi preoccupa. Ho preso coraggio vedendo che si muove nella direzione opposta e che sembra molto tranquillo.

Safari a piedi nel parco nazionale

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Uccelli in volo (ph. Jen Pics)

Poi, per otto giorni, ho visitato il parco nazionale a piedi con il mio team di tre accompagnatori. Lo scout cammina davanti. Si tratta di un dipendente del parco nazionale, è armato di un fucile ed è responsabile della sicurezza. Segue la guida, che decide dove andare – in funzione di cosa abbiamo concordato prima – e ti spiega tutto della fauna e della flora del bush. Conosce il nome e le particolarità di ogni uccello o pianta e ti fa notare dei dettagli che non avresti mai visto circolando su una jeep.

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Sosta per il tè (Remote Africa © Scott-Ramsay LoveWildAfrica)

Seguo la guida. A chiudere la fila indiana c’è  il “portatore del tè”. La giornata tipi è una camminata di 4 ore la mattina e una di 2 ore nel tardo pomeriggio. Si riposa in campo durante le ore calde da mezzogiorno alle 16. Durante la passeggiata della mattina si fa una pausa in mezzo al bush e il ragazzo del tè accende un fuoco, fa bollire l’acqua e serve il tè con un pezzo di torta. Le distanze che si coprono a piedi non sono paragonabili con una 4×4. Il numero di animali che ho visto in questi otto giorni è notevole: centinaia di impala, di ippopotami, di babbuini; decine di zebre, giraffe, bufali, antilopi, elefanti, coccodrilli e tante altre specie. I predatori sono i più difficili da vedere, però ho comunque avvicinato un leopardo e una iena.

Safari a piedi a caccia del leone

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L’impronta trovata dalla guida (Remote Africa © Scott-Ramsay LoveWildAfrica)

Vi racconto due dei tanti momenti più emozionanti che certamente non avrei potuto vivere in un safari su jeep. Il secondo giorno, dopo un quarto d’ora, la guida trova un impronta freschissima di un leone. Il felino era passato meno di un’ora prima e decidiamo ovviamente di seguire la traccia. Non c’era vento. Muovendoci in silenzio, la possibilità di poterci avvicinare senza che il leone ci sentisse era buona. In questo momento si mescolano dentro di te l’adrenalina per l’eccitazione e l’ansia di ritrovarsi faccia a faccia con un degli animali più pericolosi del bush.

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Sulle tracce del leone (ph. Jen Pics)

Tutti i tuoi sensi si attivano: provi a sentirlo per capire quanto è lontano, provi a vederlo in caso fosse nascosto sotto uno dei tanti arbusti, provi pure a sentire il suo odore perché anche se è ben nascosto, non può controllare l’odore che emette. Per due ore siamo andati avanti, controllando ogni arbusto e cercando in continuazione nuove impronte che confermassero che il leone fosse ancora davanti a noi. Poi la guida vede un’impronta nuova, un po’ diversa dalle precedenti. “Ci ha sentiti”, dice, “guarda, si vede qua che ha accelerato il passo. Non ce la faremo a raggiungerlo”. Anche se da un lato, questa è la storia di un fallimento, credo che mi abbia regalato molte più emozioni che se avesse avvistato un leone dalla jeep.

Safari a piedi: l’incontro con l’elefante

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Giraffe mangiano indisturbate (ph. Jen Pics)

Qualche giorno dopo, stiamo camminando in una parte del bush molto aperta, quindi siamo piuttosto rilassati e meno attenti del solito perché si può vedere da lontano se si avvicina un animale pericoloso. Stiamo per passare accanto ad un arbusto alto 3 metri e lo stesso di larghezza quando lo scout ci fa segno di fermarci subito e di fare silenzio. Sempre con segni della mano, ci fa andare in dietro di dieci metri e poi riprende la marcia, passando a 30 metri a destra dell’arbusto. Dietro c’era un elefante maschio che stava raccogliendo e mangiando con calma la frutta dell’arbusto con la sua proboscide. Siamo rimasti lì incantati per dieci minuti a guardarlo in tutta tranquillità, ma senza l’attenzione dello scout potevamo finire in una situazione difficile e potenzialmente pericolosa.

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Elefanti a passeggio (ph. Jen Pics)

Ne potrei raccontare decine di queste storie, con le giraffe che ci osservano incuriosite, la lucertola gigante che, scappando da noi, cade quasi nel fiume o i resti di un impala che abbiamo trovato, era stato ucciso e mangiato da un leopardo e poi le ossa divorate dalle iene in solo qualche ora. Ma anche la bellezza dei “love bird” verdi e il ballo nuziale del “lilac breasted roller” azzurri. E poi la gentilezza degli africani e in particolare della guida che ti spiega l’uso medicinale o pratico di certe piante e i rituali amorosi degli uccelli e degli insetti. Sono tornato in Italia con la sensazione di avere vissuto un safari veramente emozionante.

Informazioni utili:

  • Voli via Lusaka (capitale della Zambia) e poi voli interni verso Mfuwe.
  • Agenzia specializzata: Expert Africa (www.expertafrica.com).
  • Bush camp di Remote Africa. Campi visitati di Tafika, Takwela e Chikoko Tree (www.remoteafrica.com).
  • Periodo migliore: luglio e agosto.
  • Equipaggiamento: buone scarpe, cannocchiali, cappello e un cuore aperto.
  • Per contattare Nicolas Ancot: ancotnic@yahoo.it

ZAMBIA PHOTOGALLERY SAFARI A PIEDI

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