Giovedì 20 Febbraio 2020 - Anno XVIII
I giardini del re

I giardini del re

Non è Fidel Castro, il re, ma quello di Spagna Ferdinando II. I ‘giardini’ altro non sono che isole lussureggianti di verde e di vita, immerse in un mare da sballo

Giardini del Re Cuba-Cayo-Media-Luna

Immagine satellitare della Nasa di Cuba

Cuba e i Giardini del re. Juan Carlos mi ha salvato la vita. Per carità, non avevo intenzioni suicide, semplicemente mi ero allontanata un po’ troppo dalla costa, incantata a guardare i fondali sottomarini che circondano Cayo Media Luna, e la corrente mi spingeva sempre più al largo. A riva si sbracciavano per farmi ritornare ma io pensavo solo che volessero salutare la “navigatrice solitaria”. Sulla piccola isola montava il panico, perché gli amici si rendevano conto che anziché avvicinarmi mi allontanavo sempre più; si sentivano impotenti anche perché non c’erano barche nei paraggi. Non mi rendevo conto del rischio e me la godevo da matti in quelle acque trasparenti, con i pesci colorati che giocavano sotto di me e lo scheletro di un relitto che mi ispirava leggende. Dopo vari segnali da riva andati a vuoto è arrivato lui, con la velocità di un delfino; ha afferrato la tavola e mi ha trascinata a riva. Solo allora ho capito di essermi cacciata in un bel guaio: “Juan Carlos, per ringraziarti, inizierò l’articolo parlando di te”, gli ho promesso. Per esorcizzare altri guai e per rimanere in sintonia con le solari abitudini cubane, appena giunti all’attracco siamo andati tutti a bere.

Verso l’arcipelago 

Giardini del Re Il-gallo-simbolo-della-cittadina-di-Moron

La statua del gallo simbolo della cittadina di Moron

I festeggiamenti per il lieto fine della mia avventura marina sono a colpi di ron e di aragosta nel ristorante-barettino di Playa Pilar, una delle spiagge più belle di Cuba, dalla sabbia finissima e con il colpo d’occhio del mare azzurro e verde. Ai Giardini del Re, succede questo e altro. Ci siamo arrivati dall’Avana, con una comodissima auto di Cubacar, ma avremmo potuto sbarcare anche all’aeroporto di Ciego de Avila e farci portare dai pulmini che attraversano la cittadina di Moron per perdersi nel mare, sul “pedraplan” che unisce i cayos alla terraferma quasi a voler ancorare con una lunga striscia le “isole nella corrente” amate e citate da Hemingway nei suoi libri. Ma avremmo anche potuto atterrare nel nuovissimo aeroporto di Cayo Coco. Abbiamo preferito l’auto, per assaporare sino in fondo i paesaggi di Cuba e per conoscere quelli che fanno autostop (che qui si chiama “hacer botella”). Siamo arrivati al tramonto dopo un giro tortuosissimo che ci ha fatto prima visitare aree meno conosciute, come l’antica cittadina coloniale di Remedios e Caibarién, da cui partirà lo sviluppo dell’Arcipelago di Sabana, una delle future zone turistiche dell’isola. Eravamo un po’ stanchi, ma la vista di questa lunga striscia d’asfalto che sembra perdersi nel mare sino all’infinito ci ha aperto il cuore.

Andare avanti senza guardarsi indietro, dice Fidel

Giardini del Re La strada a Villa Clara

La strada a Villa Clara

E’ un cartello posto all’inizio del pedraplan con la frase dettata dal Lider Maximo quando sono iniziati i lavori. Con i cespugli d’erba a lato della strada e il mare tutto attorno, si viene proiettati in una dimensione magica, soprattutto se si ha la fortuna di arrivare quando il sole va a dormire tra le mangrovie, con i flamingo rosa che si uniscono a grappoli e sembrano discutere tra loro su come progettare la serata. Ripartiamo e ci troviamo immersi in un trionfo i giardini del re di verde; sembra di essere sulla terraferma e non su un’isoletta, con le mucche che brucano l’erba tranquillamente e il bosco che nasconde il mare. Siamo giunti finalmente ai cayos, per la precisione a Cayo Coco.

Giardini del re, una natura sorprendente 

Giardini del Re La natura nei cayos

La natura nei cayos

Avevo visto queste perle della natura tanti anni fa, e già allora ero rimasta senza fiato per la loro bellezza selvaggia e avevo incrociato le dita per il timore che quella meraviglia, un giorno, sarebbe potuta essere distrutta dagli insediamenti turistici. E’ andata bene, per fortuna, perché le strutture turistiche non hanno rovinato l’ambiente. Per gli amanti della natura, nei cayos c’è parecchio da scoprire: gli appassionati possono passare ore tra i boschi alla ricerca di uccelli e di animaletti sconosciuti, ma si possono anche percorrere i canali con le lance, oppure dedicarsi alle immersioni. Il mare da queste parti è un invito costante. Ma quando si ha troppo, si vuole di più, e così il mare era diventato insufficiente a soddisfare le nostre curiosità; sentivamo il bisogno di una rassicurante aria di campagna. Chi cerca trova, si sa, e così siamo finiti alla Guïra. E’ una bellissima fattoria in mezzo al bosco, attrezzata anche per un turismo un po’ spartano in abitazioni che ricordano le antiche costruzioni contadine. Ci sono galline, pavoni, anatre, mucche, ma anche saloni per le feste. Al centro, un grande spazio rotondo sormontato da un tetto di palme intrecciate. E’ il teatro, dove si tengono esibizioni, spettacoli, ma anche dove gli animali ammaestrati mostrano i loro virtuosismi. Andiamo al ristorante per mangiucchiare qualcosa e scopriamo che si può anche dormire nelle capanne; di sera si è rallegrati dalla compagnia di chi vive qui e dalle feste campagnole che ogni tanto si tengono. E ancora una volta Cuba riesce a stupirmi: vado in cerca del mare e in aggiunta trovo la campagna. Cosa chiedere di più?

Cosa sono “Los Jardines del Rey” 

giardini Fenicotteri rosa

Fenicotteri rosa

Per arrivarci bisogna percorrere un terrapieno che sfida le onde del mare. Ogni tanto si aprono dei ponti sotto la strada per evitare che le acque rompano la lunga striscia di asfalto che unisce Moron a Cayo Coco e Cayo Guillermo. Meglio conosciuto come “I Giardini del Re”, l’arcipelago si allunga sulla costa settentrionale di Cuba, puntellato di cayos e isolette più piccole, con una natura rigogliosa e ben conservata, acque cristalline nei cui fondali si trovano le bellezze nascoste dell’isola: coralli, spugne, pesciolini curiosi e colorati, ma anche esemplari più ingombranti che giocano e vivono in questo paradiso sottomarino. Il nome venne dato dal navigatore Diego Velasquez che, alla vista di questi gioielli naturali, decise di dedicarli al re spagnolo Ferdinando II quale omaggio alla loro “regale” magnificenza. Sempre nella provincia di Ciego de Avila, ma nel mare dei Caraibi (qui siamo nell Atlantico) c’è un altro bellissimo parco naturale chiamato, sempre da Velasquez, Giardini della Regina. Il turismo ha scoperto i cayos all’inizio degli anni Novanta, ma i Giardini del Re erano già lì da tempo, come rifugio per pirati e bucanieri, poi fonte di ispirazione per Ernest Hemingway che da loro trasse l’idea del romanzo “Isole nella corrente”. Logico, d’altronde, che diventassero un luogo visitato e amato dai turisti: spiagge bianche, quelle tipiche da cartolina, lunghe chilometri e chilometri e, all’interno, boschi, pini, piante da cocco, uva caleta, mangrovie, vegetazione tropicale, animali rari: fenicotteri rosa, uccelli ZunZun (tipici di Cuba e simili ai colibrì) e sotto il mare, un paradiso acquatico alla portata di tutti.

Giardini del re, turismo eco-compatibile 

Giardini Laguna-Redonda

Laguna Redonda

In questo paradiso terrestre e subacqueo non mancano le attrezzature turistiche e gli investimenti per migliorare sempre più la permanenza di chi lo frequenta. Oltre a un aeroporto, a Cayo Coco, i collegamenti sono garantiti da un lungo terrapieno che collega le isole all’Isla Grande (così è detta Cuba) e permette gli accessi anche su quattro ruote. Cayo Coco, con i suoi 370 chilometri quadrati è una delle isole più grandi dell’arcipelago, con boschi che coprono oltre il 70 per cento del territorio e spiagge che corrono lungo 22 chilometri di costa. Le aree più belle sono quelle di Las Coloradas, Playa Larga, Jaula e Los Flamencos.Chi è stanco di arrostirsi al sole o di scoprire fondali può avventurarsi in passeggiate in mezzo al verde o può visitare la Grotta del Cinghiale: una caverna in mezzo al bosco creata dalle acque del mare milioni di anni fa. A Cayo Guillermo, oltre alle spiagge, c’è la duna più alta di tutti i Caraibi e a Moron c’è la Trocha (la muraglia difensiva cubana) in fase di restauro. Si può infine pensare a un bel viaggetto su un treno d’epoca: una locomotiva del 1866 che parte da Cayo Coco e compie un itinerario attraverso paesaggi naturali e zone archeologiche; così come si possono ammirare la “laguna de leche (latte”, per via del caratteristico colore dato dalla mescolanza di acque dolci e marine, e la Redonda, un lago circondato da boschi tropicali e ricco di trote. Perché anche qui, oltre al mare, c’è qualcosa in più.

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