Mercoledì 5 Ottobre 2022 - Anno XX
Mongolia, figli di un Lupo Azzurro

Mongolia, figli di un Lupo Azzurro

Con Gengis Khan i mongoli hanno dominato mezzo mondo e la temuta capitale di allora, Karakorum, oggi è poco più che un villaggio. Tra i pastori nomadi che costituiscono ancora la maggior parte della popolazione, la vita è rimasta come nel Medio Evo

Falconiere mongolo
Falconiere mongolo

Prendete un lupo azzurro, improbabile come i sogni e le favole. Lasciatelo libero sui monti Khangai, a mezza via tra Cina e Siberia. Poi fatelo accoppiare in una valle verde, dove l’acqua scorre limpida come il cristallo e il vento soffia come natura vuole, senza che muri o recinti ne frenino l’irruenza. Infine, mesi dopo, guardate nella sua tana: non vi troverete cuccioli, ma un popolo di uomini liberi come il vento, cristallini come l’acqua e fieri come il loro padre dal pelo azzurro. Leggenda vuole che i mongoli siano nati così, all’alba della storia.

Con Gengis Khan, da Karkhorin verso il mondo

Al pascolo
Al pascolo

Nessuno sa dire quanto tempo è passato da allora: tanto, comunque. Ma in Mongolia giurano che il lupo-capostipite è tuttora vivo: non si fa vedere, però di tanto in tanto si reincarna in forma umana e prende la guida del suo popolo. L’ultima volta accadde più di otto secoli fa con un pastore di nome Temujin, passato alla storia come Gengis Khan. Sotto la sua guida i mongoli invasero la Cina, dilagarono in tutta l’Asia Centrale e in mezza Europa. Era la prima volta che dei nomadi conquistavano un impero (e fu pure l’ultima).
Oggi la valle del lupo azzurro si chiama Orkhon. Ampia, erbosa, cinta da fitti lariceti, si dipana a sud-ovest di Karkhorin, l’ex capitale mongola che Gengis Khan volle sontuosa e che oggi è ridotta a un paesone da Far West: saloon in centro, mandrie fuori porta e un intenso via-vai di uomini a cavallo che fanno i pendolari tra i pascoli del bestiame e i locali da ritrovo. Guardatela bene dalle colline intorno: oggi Karkhorin fa tenerezza, ma nel tardo Medio Evo, quando tutti la chiamavano Karakorum, incuteva soggezione a metà del mondo.

Una capitale degna dei regni conquistati

In Mongolia, oggi
In Mongolia, oggi

Non era solo una questione di forza militare: Temujin e i suoi eredi portarono in Mongolia i migliori architetti e artisti che avevano trovato in Occidente, perché la loro capitale non doveva invidiare nulla a quelle altrui. E, già che erano in ballo, portarono anche teologi di varie fedi, perché ai mongoli non doveva mancare alcun dio: “Ci sono dodici templi di idolatri di varie nazioni, due moschee dove viene predicata la legge di Maometto, e una chiesa cristiana” scrisse stupefatto Guglielmo di Rubruck, un monaco che arrivò qui nel lontano 1254.
Dov’è finito quell’ecumenico Vaticano d’Oriente? Dove sono le mura dell’ex-capitale? Dov’è il Tumen Angalan (leggi Palazzo della Pace Terrena) la reggia da cui i khan dirigevano il mondo, seduti su un trono di pelle di pantera? Dove la fontana d’argento a forma di albero, che secondo il racconto di alcuni viaggiatori celebrava l’opulenza dei khan, buttando dai rubinetti vino di mirtilli e latte di cavalla? Dove si sono rintanate, infine, certe tartarughe di pietra, simboli di immortalità, che facevano la guardia alle porte della capitale?

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